Flashmob di CPI (Cantori Professionisti d’Italia) a Torino domenica 27 marzo
Un bambino di appena tre anni, con il ciuccio in bocca, ha pronunciato questa semplice parola: “ancora“
Parto da questa breve espressione sintetica, detta da un’anima semplice, per raccontarvi del Flashmob di Torino di domenica sera presso le sale dell’esposizione di gastronomia italiana permanente “Eataly”.
Io insieme a Gabriella Sborgi e Alessandra Palomba siamo partiti in auto da Milano ovest direzione Torino sud, presso il Lingotto.
Viaggio breve ed intrattenuto da tante parole su CPI e sulle nostre vite.
Arriviamo a Torino e subito subito ci perdiamo. Alla fine con buon animo e pazienza troviamo i saloni, parcheggiamo e cerchiamo i nostri colleghi.
Già presenti erano Sabrina Pecchenino, Federica Giansanti, Annamaria Turicchi, Valentina Valente, Federico Sacchi. Oltre a loro il quintetto d’archi del Regio di Torino che non smetteremo mai di ringraziare per l’impatto collaborativo che ne è sortito. Grazie, grazie tante!
Appena arrivati ci rifugiamo in una cucina inutilizzata e ci prepariamo indossando le magliette. Lì stesso facciamo una prova musicale con la piccola orchestra, qualche foto di rito, qualche dritta sulle dinamiche (!) e si parte per il luogo deputato all’esecuzione.
Fra bistecche alla griglia, insalate, formaggi e spigole, brocche di vino e dolci tipici cerchiamo la posizione migliore. Cerchiamo le sedie su cui arrampicarci, angoli visuali per guardarci e provare ad andare insieme.
Il luogo è quello che suol dirsi inadatto alla musica ma chi se ne importa. Siamo qui per raccontare che la musica è cultura, unione, passione, lavoro, gioia e sorpresa.
Si la musica è sorpresa. E per tornare al bambinetto di pochi anni che ha detto “ancora” alla fine del terzetto mozartiano, voglio ringraziarlo per la verità che la sua breve parola ha significato per me, per noi tutti in quell’istante. Abbiamo bissato “soave sia il vento” mentre i fogli delle firme della lettera al Presidente della Repubblica giravano tra i tavoli.
Dunque:
“ancora” vogliamo fare musica.
“ancora” il pubblico vuole ascoltare musica.
“ancora” l’Italia ha bisogno della sua musica per eccellenza.
“ancora” c’è vita in questo paese.
Pietro Spagnoli
Contemporaneamente a Roma in Galleria colonna altro gruppo CPI all’opera!
CPI – Cantori Professionisti d’Italia.
E’ un’ associazione di cantanti lirici professionisti italiani che si prefigge di difendere e diffondere il valore e la vitalità della musica e, più specificamente, del teatro d’opera quale eccellenza e patrimonio della cultura del nostro paese.
Se pensate che la biglietteria sia un luogo dove si staccano solo biglietti per concerti, manifestazioni,cinema ecc. vi siete sbagliati di grosso.
Una biglietteria teatrale, in particolare quella Teatro Lirico di Cagliari,è ben altra cosa. E’ quel lato del teatro che fonde il pubblico con lo spettacolo .
La sua è una veste molto particolare. Dalla disponibilità degli impiegati di questo settore può derivare il successo di unacampagna abbonamenti.
La veste particolare della biglietteria del Lirico si è consolidata negli ultimi 10 anni, nasce trovando la sua struttura ed il suo organico completo ai primi del 2001.
Composta da 6 persone che avevano compiti e mansioni diversificate, si è distinta per il prezioso e capillare lavoro di acquisizione ed ancor di più di fidelizzazione del pubblico abbonato .
Ho preferito però intervistare direttamente due impiegate storiche della biglietteria del teatro lirico (Simona Sarobba e Roberta Manno, precarie, ed ora senza lavoro) e farmi raccontare la loro esperienza diretta.
“In cosa consiste il lavoro di biglietteria finalizzato al pubblico dell’Opera?”
“ Il servizio di Biglietteria che per più di 10 anni è stato il cuore del rapporto col pubblico del Teatro di Cagliari è stato al tempo stesso un riferimento continuo sulle attività del Teatro, un punto d’incontro tra abbonati , un servizio di problem-solving per le esigenze più immediate, come ad esempio , per gli abbonati che dimenticavano il titolo d’ingresso, oppure ( durante l’esecuzione dei lavori del Parco della Musica ) serviva risolvere hic et nunc il problema parcheggi per i disabili, collegando tutte le richieste che venivano presentate allo sportello, con gli uffici interni di pertinenza; è stato il servizio che ha fatto crescere il numero di abbonati alla stagione concertistica e lirica da nemmeno 2000, prima di noi, a numeri che sfiorano i12.000 abbonati , in pochissimi anni. “
E’ un lavoro che richiede impegno, passione, sensibilità, cortesia, professionalità, qualità che vengono loro riconosciute dagli abbonati i quali , anche in occasione del Concerto per i 150 anni dell’ Unità d’ Italia, svoltosi al Bastione di Cagliari, si sono avvicinati numerosi al personale della ex biglietteria presente per chiedere: “ Ma quando tornate?”. Gli stessi abbonati che durante il presidio permanente misero oltre 2000 firme per veder reintegrata questa Biglietteria all’interno e che purtroppo finora sono stati ignorati. Infatti attualmente i sei lavoratori che il pubblico affezionato conosce per nome, Carlo, Emi, Giacomo, Leila Roberta e Simona, sono, assieme ad altri precari del Teatro, senza contratto, a causa dei tagli del Fus, ma anche di una colpevole mancanza di attenzione per un settore così strategico nell’economia aziendale di un Teatro come quello cagliaritano.
Al di là delle deplorevoli vicissitudini che hanno portato due anni fa alla chiusura della società che li aveva assunti a tempo indeterminato, per poi essere inquadrati come dipendenti precari, mediante conciliazione in Tribunale, il lavoro degli impiegati si è sempre rivelato una carta vincente.
Come biglietteria voi staccavate biglietti anche per un pubblico diverso da quello della lirica?
La biglietteria del Teatro Lirico si è sempre occupata dei soli spettacoli inerenti la produzione teatrale o la coproduzione degli stessi, a conferma dell’esclusività della promozione del solo logo “TEATRO LIRICO DI CAGLIARI”, cosa che ha comportato, tra le altre cose, che nessuna prevenditafosse applicata ai titoli d’ingresso.
“ Qual è il target medio del pubblico del Teatro?”
Il nostro pubblico è composto da diverse fasce d’età; mediamente è un pubblico adulto, estremamente competente, esigente, che non si limita al nome di richiamo, ma presta attenzione al prodotto complessivo.
E’ vero che molti abbonati trovavano in voi persone a cui tramandare la storia del teatro?
Abbiamo un favoloso zoccolo duro di abbonati “anziani”, che richiamano le antiche memorie dei teatri di Cagliari, tanto da raccontare in biglietteria aneddoti del Cine-Giardino come se fossero stati a quelle rappresentazioni il giorno prima. Ma non abbiamo mai trascurato il pubblico più giovane, che in parte proviene dalle famiglie d’ abbonati che sono state capaci di trasmettere l’immenso amore per la Musica, avvicinati magari con sinfonie di grande suggestione, o con balletti che generalmente piacciono molto ai giovani .
Se non erro, il vostro lavoro vi ha portato anche ad avere rapporti col settore scolastico.
Noi spesso contattavamo direttamente i presidi delle scuole non solo di Cagliari , ma dell’intera Provincia e regione; abbiamo avuto classi abbonate o che compravano abitualmente biglietti e che provenivano da Villacidro, Muravera, Iglesias, Barisardo, Lanusei, Samugheo, Oristano.
Nell’ ottica del turismo, quale apporto può dare la biglietteria del Teatro?
L’esperienza ci ha insegnato delle cose fondamentali circa lo sviluppo del turismo d’Opera: esiste una nutrita e appassionata schiera d’amanti del Bel Canto che non esita ad abbonarsi pur risiedendo fuori Sardegna. Questo lavoro è stato svolto in passato, tanto che siamo riusciti a far abbonare persino un gruppo di persone provenienti dal Giappone. Ilmarketing e la biglietteria sono strettamente e direi ovviamente legati; tempo addietro, per spettacoli in Teatro ed all’Anfiteatro, è stata la biglietteria ad organizzare trasporti ed alberghi per i turisti che desideravano assistere alle rappresentazioni, costituendo di fatto un pacchetto d’offerta che comprendeva anche il biglietto d’ingresso.
Laddove ci è stato consentito, abbiamo costruito una sinergia di rapporti con i tour operators per promuovere a 360 gradi tutto ciò che il teatro metteva in scena. Abbiamo vissuto la nascita del “Festival di Sant’Efisio”, facendone integralmente la vendita in pochissimi giorni, come una vera e propria macchina da guerra, il che comportava uno sforzo notevole, ma sempre ampiamente ricambiati dalla soddisfazione di vedere il teatro stracolmo di persone.
Cosa può significare per il Teatro Lirico di Cagliari una perdita d’abbonati?
La disaffezione non è un fattore che un Teatro possa permettersi di trascurare. Il Teatro esiste perché esiste un pubblico che lo ama. Di contro l’amore verso il pubblico si manifesta anche attraverso delle scelte che lo rendono il fulcro del nostro lavoro. Sembra banale, ma guardare alla clientela come ad un semplice salvadanaio da cui guadagnare non è mai stato nelle nostre corde. La consapevolezza che il Cliente compra un buon prodotto dell’opera di tradizione, oppure dà fiducia anche a ciò che non conosce per la curiosità di comprendere ciò che è nuovo, ad esempio le opere iniziali che erano delle inedite, ha senz’altro portato noi a incoraggiare l’acquisto, promuovere il cartellone, a volte convincere i più titubanti; è un servizio che abbiamo creduto utileinventarci e compiere capillarmente, sia attraverso le telefonate ad ogni abbonato, sia attraverso l’invio di lettere ed i numeri parlano da soli. Basta vedere i tanti borderò, o scorrere i documenti ufficiali come i resoconti al MIBACche attestano gli straordinari risultati ottenuti in un decennio.
E’ un errore pensare che si perdono abbonati solo per via degli scioperi, può in parte esser vero, ma si perdono anche quando viene a mancare un rapporto confidenziale nel quale si è creduto, quando si trascurano le loro reali esigenze, come quelle di avere un orario d’apertura in Teatro che renda agevole a tutti gli abbonati informarsi di persona, o acquistare. Perdere abbonati significa poi perdere presenze complessive e di seguito perdere ulteriore Fus, che come è noto è legato alle presenze oltre che alla produzione; alla luce del decreto Bondi serve un ricavo del 40% da incassi di botteghino per avere il regolamento sull’autonomia per cui in definitiva perdere abbonati è un colpo mortale per il Teatro. Ci auguriamo che il Teatro con le sue professionalità non venga lasciato morire, così come ci auguriamo di poter di nuovo contribuire personalmente a renderlo il posto che è stato il primo Teatro in Italia per numero d’abbonati in rapporto alla popolazione. Perché , ebbene sì, riteniamo che il criterio del merito debba avere veramente posto nel mondo del lavoro, per il bene di tutti.FONTE
di seguito la video intervista ad un’abbonata storica del teatro
E’ stata presentata ufficialmente la stagione musicale del Festival di Sant’Efisio (vedi sito del Teatro lirico) e già le polemiche stanno emergendo soprattutto attraverso Facebook.
Dipendenti, abbonati,appassionati e giornalisti hanno espresso il disappunto per la partecipazione di Marco Carta quale voce recitante della favola musicale di Prokofiev,Pierino e il Lupo.
Ma analizzando attentamente la programmazione, anche fra noi artisti dipendenti del teatro comincia a girare un certo malcontento soprattutto dopo aver letto che sono previsti concerti di una certa rilevanza timbrica quali Le danze Polovesiane, la Creazione di Haydn e il Requiem di Brahms, tre imponenti brani sinfonico corali che prevedono esecuzioni maestose con grande coro e orchestra . Ciò significa che le masse artistiche dovrebbero essere integrate con un buon numero di dipendenti precari, come è sempre stato, altrimenti le esecuzioni potrebbero risultare povere e di bassa qualità.
Abbiamo eseguito questi brani tante volte e conosciamo le grosse difficoltà che incontrano le voci nell’affrontare queste pagine. Tessiture sempre acute e volumi imponenti che devono superare un’orchestra ricca di ottoni (strumenti a fiato come trombe, tromboni, corni ecc.) Determinante quindi la presenza di un buon numero di voci.
La crisi che sta attraversando il teatro momentaneamente non prevede l’integrazione di “aggiunti” e allora? Come potranno essere eseguiti questi bellissimi brani? Noi crediamo che il pubblico, quello che ci segue da sempre e che in questo momento di crisi ci ha continuato a sostenere, meriti spettacoli di qualità eseguiti come gli autori hanno scritto.Fonte
In questo video una produzione del teatro Lirico (Otello) al completo di elementi aggiunti.
Marco Carta. La voce recitante di Pierino e il lupo , il 14 e il 15 aprile al Lirico di Cagliari, sarà la sua. Dopo Johnny Dorelli, David Riondino, Massimiliano Medda, sarà il cantante cagliaritano vincitore di “Amici” e di un Festival di Sanremo il narratore della favola in musica che Sergej Prokofiev compose nel 1936 e che finora ha visto in scena Eduardo e Dario Fo, Paolo Poli, Roberto Benigni, Lucio Dalla, per citarne alcuni.
Un’opera ardua, per un’operazione a dir poco ardita, che sta scatenando su Internet polemiche pari almeno ai consensi (e una fan ha già prenotato 40 posti in platea). Con buona pace di chi vorrebbe parlare degli altri protagonisti, la notizia rappresenta il piatto forte dell’XI edizione del Festival di Sant’Efisio. Il sovrintendente Gennaro Di Benedetto, nella conferenza di presentazione, ha spiegato che l’operazione nasce dal desiderio di avvicinare al teatro giovani che altrimenti non ci andrebbero.
Il festival dicevamo. Non sarà un’opera ad aprirlo (e a inaugurare la stagione), ma un concerto. Di lirica si parlerà a giugno, col nuovo direttore artistico, non ancora nominato. Il sovrintendente ha annunciato che il cartellone prevederà «più che un omaggio» a Nino Rota, nel centenario della nascita. Un’opera? Sarebbe una bella occasione per il pubblico cagliaritano.
Quattro i concerti- sinfonico corali e due i sinfonici: protagonisti assoluti, l’orchestra e il coro diretto da Fulvio Fogliazza. «Intendiamo valorizzare le masse artistiche per far comprendere a tutti le loro capacità». Tanti i temi: «Luce, buio, vita, morte, interrogativi e riflessioni, tanta buona musica e artisti eccellenti». Si comincia il primo aprile, replica il 2, con Salvatore Percacciolo che torna, dopo il successo delle serate per il 150esimo dell’Unità d’Italia, con un programma dedicato a Mozart e Ciaikovskij. Si prosegue il 7-9 con un altro giovane direttore, Andrea Crastolla. L’8 aprile per la prima volta al Lirico il Gomalan Brass Quintet, ensemble di ottoni eclettico e dinamico, osannato da Zubin Mehta, che proporrà brani dal Rinascimento al melodramma e alla musica contemporanea. Quindi il binomio Prokofiev-Marco Carta, con Alessandro Cadario a dirigere orchestra e coro anche nelle danze polovesiane di Borodin e nella Suite dello Schiaccianoci di Ciaikovskij. Il 5-6 maggio sale sul podio Donato Renzetti. Il 7 un’unica serata per il recital del pianista polacco Piotr Anderszewski che affronterà pagine di Bach e Schumann. Ancora musica di alto livello con La pendola di Haydn e la Pastorale di Beethoven, scelte da Jonathan Webb per il concerto del 13-14 maggio.
Filippo Maria Bressan dirigerà orchestra e coro in quattro concerti: il 22-23 aprile nella Creazione di Haydn, il 28-30 in musiche di Haydn e Brahms. Il 20-21 maggio la sinfonia Funebre di Haydn, l’Eroica di Beethoven e Il canto del destino di Brahms. Il 27-28 maggio il Requiem tedesco.
Temi importanti, su cui meditare in un momento non facile per il teatro, che registra 25 milioni di debito ma accoglie con sollievo la notizia da Roma dell’arrivo di due milioni e 600 mila euro grazie al reintegro del Fus. «Non bastano, ma sono una boccata d’ossigeno», ha detto Di Benedetto, confortato dal neo direttore anmministrativo Pietro Oggianu. «Sto cercando soluzioni. Agli artisti abbiamo chiesto di abbassare i cachet. Cagliari è un teatro di eccellenza e riponiamo massima fiducia nel Parco della Musica». Quanto ai giovani, potranno assistere la mattina alle prove d’orchestra di tutti i concerti (Carta compreso), pagando un euro.Unione Sarda M.P.M.
Il sovrintendente Gennaro Di Benedetto intervistato a radio Sardegna sull’attuale situazione del teatro, sulla programmazione estiva all’aperto negli spazi del nuovo Parco della Musica . Confronto con l’artista del coro Giuliana Carone e il giornalista Vito Biolchini.
Quale sarà la sorte dei precari?
Nel video la prima parte dell’intervista realizzata ieri 25 marzo 2011 Radio RAI Sardegna
È vero, è una bellissima notizia. Il governo ha deciso di reintegrare integralmente il Fondo Unico dello Spettacolo e quindi per quest’anno non assisteremo ad un’ecatombe di teatri e alla morte del Teatro d’Opera Italiano nella sua patria d’elezione, come invece sembrava destino ineluttabile.
Il governo, come pochi giorni fa era accaduto con il nucleare, si è reso conto che tutti i sondaggi lo davano in forte calo di consensi a causa di queste improvvide decisioni e ha provveduto a un “ravvedimento spontaneo”.
Qualcuno sostiene che sia disdicevole che le nostre urla e le nostre manifestazioni non abbiano sortito nessun effetto sui governanti e che invece sia bastata una chiacchierata del Maestro Muti con Tremonti per far cambiare il vento.
Ma secondo me non è così. Se i sondaggi oggi dicono oggi che la maggioranza degli italiani trova scandaloso tagliare i fondi alla cultura dell’Italia, è anche e soprattutto per i nostri sforzi di questi mesi. Siamo andati in piazza, abbiamo prodotto documenti, abbiamo fatto interviste sui giornali, in Radio, interventi e flash mob in TV, nei luoghi di vita quotidiana dei cittadini, abbiamo aperto i nostri teatri, i nostri musei, i nostri laboratori e abbiamo parlato con il nostro pubblico faccia a faccia.
Quindi è un nostro successo, un successo di tutti noi, un successo dei cittadini e, quindi, un successo dell’Italia tutta.
Ma adesso non dobbiamo e non possiamo fermarci.
1 – C’è da lottare ancora e tanto per la nostra Scuola Pubblica, perché riprenda il ruolo di formazione ed educativo per i nostri figli, per il nostro futuro.
C’è da spiegare ancora a molti che la scuola non serve solo come strumento per trovare lavoro, ma che serve per preparare i cittadini del domani, i cittadini che dovranno competere in un mondo nuovo, più interlacciato, internazionalmente connesso.
2 – C’è ancora da lottare per cambiare i criteri di gestione dei nostri Teatri d’Opera, ad esempio. È ormai improcrastinabile la realizzazione di un nuovo sistema produttivo. Bisogna assolutamente introdurre il repertorio in ognuno dei teatri delle Fondazioni lirico-sinfoniche. Bisogna aumentare il numero di alzate di sipario, bisogna aumentare il numero di spettatori, bisogna rinsaldare il contatto dei nostri teatri con il territorio nel quale operano.
A casa mia ho assistito al vanificarsi per il momento di questa opportunità, con il ritorno alle vecchie logiche di comprare e allestire spettacoli che non resteranno nel patrimonio del Teatro. Bellissimi spettacoli che, una volta messi in scena, non resteranno nel patrimonio della mia città. Non si recupereranno le professionalità dei tecnici scenografi, degli attrezzisti, dei truccatori, dei sarti che un tempo ci lavoravano e che oggi stanno a casa. Questo a me dispiace molto perché parlo del teatro della mia città e perché conosco una per una le persone di cui parlo.
Ma il mio dispiacere è soprattutto per il fatto che ancora si procrastina la rinascita indispensabile dei teatri d’opera nazionali. L’Opera lirica italiana che è in tutto il mondo ambasciatrice della nostra cultura.
Mi dispiace tanto quello che è accaduto al Teatro Lirico di casa mia e non vorrei che il reintegro del FUS fosse una scusa per mantenere lo status quo, anziché avviare uno sviluppo virtuoso di tutto il comparto.
Abbiamo dimostrato di meritarcelo, dopotutto. Una battaglia l’abbiamo vinta, non rimane che vincere la guerra.
Dietrofront del governo sui tagli al Fus, reintegrati i fondi per lo spettacolo
Gianni Letta: “Reintegrato il Fus per l’anno in corso e garantito il tax credit che ora diventa stabile e permanente”.
Roma – (Adnkronos) – Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto per il reintegro dei fondi destinati alla Cultura. Questa la decisione che arriva oggi dal Cdm, dopo l’ondata di proteste e le manifestazioni contrarei al taglio dei fondfi per lo spettacolo e la cultura.
”Pensavo che fosse scontato ciò che il Consiglio dei ministri di oggi ha approvato. Anche perché, il ministro Bondi e io avevamo preso un impegno e siamo abituati a rispettarli. Quindi, non ho mai avuto dubbi sul rispetto di questo impegno”.
Gianni Letta annuncia in una conferenza stampa a palazzo Chigi che “oggi il Consiglio dei ministri ha reintegrato il Fus per l’anno in corso e garantito il tax credit che ora diventa stabile e permanente”. ‘
‘Ci eravamo impegnati dicendo che avremmo provveduto a reintegrare il Fus e tax credit, non tutti ci hanno creduto -dice Letta- ne sono nate polemiche poco simpatiche e qualche manifestazione, ma tutto bene quello che finisce bene”.
“Siamo nelle vostre mani, aspetto una risposta in questi giorni: l’Italia ha inventato le note, il teatro, la grande musica, non vorrei che i nostri predecessori ci maledicessero…”. Riccardo Muti, dopo aver diretto il ‘Nabucco’ di Verdi con l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma nell’aula di Montecitorio, posa la bacchetta, impugna il microfono per un intervento appassionato, ironico ma anche duro, di fatto una vera e propria ‘lectio’ con la quale torna a chiedere alle istituzioni di fermare i tagli e ricominciare con “una nuova primavera” della cultura in Italia. “Il presidente Fini ha detto alcune parole che avrei detto anche io”, esordisce Muti riferendosi a quanto detto poco prima dal presidente della Camera sulla ‘disattenzione’ delle istituzioni verso la cultura. “Non vorrei apparire stucchevole e ripetere sempre le stesse cose – dice – e mi pare anche poco fine e volgare approfittare di una occasione come questa per fare delle lamentele. Ma io sono spesso in giro per il mondo e so che la nostra Italia e’ un paese amato per quello che ha rappresentato, per quello che rappresenta e che puo’ rappresentare nel futuro. Ma questo e’ possibile solo se noi manteniamo la nostra identita’ e la nostra identita’ e la nsotra identita’ e’ la nostra cultura”. Muti cita Puccini e Tiziano, Antonello da Messina e Verdi, ricorda con orgoglio che “siamo il paese che ha inventato le note, il teatro, la musica cameristica e tanto altro. Pensate a Stradivari o ad Amati e ricordatevi che Paisiello era l’unico che poteva stare a tavola con Napoleone. Non so se questo fosse un bene o un male ma figuratevi l’onore…”. Insomma, aggiunge, “abbiamo una responsabilita’, anche nei confronti dei nostri predecessori e non vorrei che ci maledicessero in eterno”. “Oggi e’ il 21 marzo, il mondo e’ in fiamme – conclude – ma e’ l’inizio della primavera. Alla politica rivolgo una domanda: puo’ essere questo primo giorno di primavera il primo giorno di una nuova primavera della cultura in Italia? Non vorrei che apparissimo come questuanti davanti ad una Chiesa – conclude Muti il cui discorso e’ stato applaudito varie volte – ma mi aspetto una risposta”. La scena finale e’ Gianfranco Fini che scende dal suo banco nell’emiciclo per stringere la mano a Muti. Ma con il Maestro la conversazione prosegue, nella sala dei ministri a Montecitorio, per le congratulazioni insieme agli altri ospiti della giornata e, tra questi, Gianni Letta.
Massimo Zedda: rilancio del Teatro
Lirico nel progetto della città
Inserire il rilancio del Teatro Lirico di Cagliari in un progetto complessivo della città, gestione della struttura nella prospettiva di nuove opportunità per lavoratori, artisti e anche per i turisti. Sono i punti che il candidato del centrosinistra alle elezioni di Cagliari, Massimo Zedda, ha condiviso con i rappresentanti dei lavoratori nel corso di un incontro nel quale ha sottolineato la necessità di sottrarre il Lirico dai “giochi politici”.
“L’esempio lampante”, ha detto Zedda durante l’incontro, “è quello della Manifattura: all’idea della Fabbrica della Creatività si contrappone quella del casinò. La differenza tra come il centrosinistra e il centrodestra intendano il rilancio della città sta tutta qui. Io credo nelle opportunità della cultura come motore di sviluppo. Penso alle professionalità che si trovano qui dentro, dalla sartoria ai tecnici, dal coro all’orchestra”.
“Occorre mettere in moto, tanto negli spazi del Teatro quanto in quelli del nuovo Parco della Musica”, propone Zedda, “attività in grado di offrire alle produzioni che arriveranno da fuori una sorta di ‘pacchetto’ completo: cioè le professionalità che qui ci sono e sono sottoutilizzate, perfino mortificate. Vale per i progetti della Comunità europea che possono essere recepiti in città, vale per l’attività’ nelle scuole, vale per la creazione di un circuito regionale in cui il Lirico deve svolgere un ruolo fondamentale. Vale per le opere teatrali quanto per il mondo del cinema, e penso alla Film Commission che oggi il centrodestra vorrebbe riproporre dopo aver bocciato l’idea che era stata presentata da noi solo perché era stata un’idea dell’opposizione”.
Il tempo ci ha concesso una breve tregua, ma siamo riusciti ugualmente a cantare e suonare qualche brano per tutte le persone che, sfidando la pioggia, sono venute a sentire le nostre voci e dimostrare il loro sostegno e affetto. Tutto questo si è avvertito a pelle come una sensazione forte. Nel giorno della festa dell’Unità d’Italia al Bastione di Saint-Remy, il verde, il bianco e il rosso dominavano sul grigiore del cielo.
Ci ho messo un po di tempo a reperire le immagini migliori che potevano trasmettere il clima di quella mattina e devo dire che sono contenta del risultato
Ringrazio gli amici che mi hanno consentito di inserire le loro foto in questo video:
Alessandro Frabotta, Andrea Mudu, Dietrich Steinmetz, Francesca Capra e Marco Corda.
Sotto accusa i sovrintendenti “piegati” alle esigenze delle società di spettacolo
In tanti ora cercano un lavoro alternativo anche all’estero.
Erano coristi, sarti, tecnici luci, musicisti e addetti alla scena. Hanno lavorato per anni, in alcuni casi decenni, per il Teatro lirico sino a quando la crisi dell’ente, e i tagli ministeriali al Fondo unico dello spettacolo, li hanno spazzati via. Professionisti dello spettacolo, che per anni hanno reso possibile la messa in scena di balletti, opere e rappresentazioni e che ora si trovano con un pugno di mosche in mano e tanta amarezza. Imputano lo stallo dell’istituzione culturale ai tagli di Governo e Regione e alla cattiva gestione di questi anni: agli sperperi e, soprattutto, all’utilizzo ricorrente ad agenzie private invece della valorizzazione delle professionalità e degli allestimenti che già si avevano a disposizione. AGENZIE «Lo spettacolo italiano è malato da una malattia che si chiama agenzia». È questa la denuncia di Gianluca Lo Cicero, siciliano, corista dal 2004 al 2010 del Lirico di Cagliari. Ora è tornato nella sua terra per cercare un lavoro «anche non attinente con il canto». Sulla crisi delle fondazioni liriche Lo Cicero ha le idee chiare: «Negli anni le agenzie di spettacolo hanno formato una sorta di “cupola mafiosa” all’interno dei teatri. Hanno dettato leggi, trasformando i direttori artistici in meri impiegati. Hanno imposto nomi, registi, costumisti, sceneggiatori e scenografi». Tutto con il beneplacito dei sovrintendenti: «Abbiamo avuto figure dirigenziali che si sono prestate a questa sorta di ricatto». A CAGLIARI «Per sei anni», prosegue il corista siciliano, «al Lirico di Cagliari abbiamo sempre chiesto al sovrintendente di usarci e di utilizzare gli allestimenti che sono costati un occhio della testa». Invece? «Scenografie e costumi giacciono in magazzino. A volte c’è proprio un’imposizione delle agenzie ad utilizzare altre scenografie, altri direttori, altre professionalità». Per il cui impiego le esigue casse del Teatro si sono progressivamente prosciugate. IL PASSO LUNGO «Per la Chérubin di Massenet, solo un pezzo della scenografia è costata 20.000 euro», spiega Lucia Dessanti, 37 anni sassarese. Anche lei nel 2004 è stata chiamata nel coro e, come il suo collega, ha eseguito il suo ultimo canto il 23 dicembre scorso. «Si è fatto il passo più lungo della gamba», afferma Dessanti, «senza pensare che si andava incontro a tempi duri». La corista sta cercando di reagire, «ma in questo periodo ho avuto una depressione». Ha cercato altri lavori, come quello che svolge ora, «nel commercio, vendita diretta», e nel frattempo prepara la valigia. «Nei prossimi giorni spedisco all’estero il mio curriculum». I RIMEDI Sulle azioni da intraprendere per rilanciare il Teatro, i precari hanno due ricette. Per Dessanti, bisogna «evitare di chiamare nomi altisonanti che prendonocachet fuori luogo per puntare sui giovani, anche se non conosciuti». Mentre per Lo Cicero «il successo di un’opera si vede dagli spettatori paganti. Che vogliono titoli di repertorio, classici: la Traviata, il Rigoletto, Turandot. Non rappresentazioni russe, come il Teatro ha proposto di recente». ANFITEATRO Il Lirico ha in gestione anche gli impianti dell’Anfiteatro romano. In questi giorni sta montando l’ennesima polemica sull’utilità della coperture lignee. Un falso problema per Lo Cicero. «C’è ignavia di progettazione. La Sardegna come la Sicilia, ha vocazione turistica, per cui bisogna coniugare bellezze naturalistiche, archeologia, cultura e spettacoli». Quindi? «Prendere d’esempio l’Arena di Verona, che utilizza apparati mobili». Ma per il rilancio il corista siciliano ha anche un’altra formula. «Si potrebbe fare come il teatro greco di Siracusa, che ospita spettacoli di lirica, prosa e drammi antichi». Ma le produzioni dovrebbero uscire dall’ambito cittadino, «per girare tutta l’Isola e intercettare il pubblico che non può venire a Cagliari». SOVRINTENDENTE Sarà in grado il nuovo sovrintendente Gennaro di Benedetto di risollevare la sorte del Teatro? I precari sono dubbiosi. «Al Carlo Felice di Genova ha tagliato molto», accusa Dessanti, «e ora il teatro ligure ha un buco di milioni di euro». La stessa situazione in cui versa quello di Cagliari. Chissà se Di Benedetto ha in tasca la ricetta giusta. MARIO GOTTARDI
Prosegue la carrellata di testimonianze dirette sul concerto-manifestazione del Teatro Lirico di Cagliari svoltosi ieri al Bastione Saint-Remy per i 150 anni dell’unità d’Italia.
E’ ora la volta di un amico che ci segue da quando è iniziata la nostra battaglia: Andrea Schinardi. Persona dall’animo ricco e sensibile ha saputo cogliere nel tempo con i suoi video e le sue foto i momenti salienti delle nostre manifestazioni di lotta.
Qui non si smentisce, con un video in cui coglie i momenti più emozionanti del concerto.
Purtroppo non abbiamopotuto rispettare l’ordine del programma previsto, la pioggia ci ha dato solo pochi momenti di tregua, ma la cosa fondamentale è l’esserci stati!!!
Stamattina è stato bellissimo vedere tanta gente “per noi”…incredibile!! Un’emozione impagabile, un’incentivo ad andare avanti, a non farci sottomettere da questi politici burocrati che non hanno il dono della “contemplazione della bellezza”. Noi siamo una fucina d’arte, l’ultimo baluardo di una società consumistica che si allontana sempre di più dalle emozioni “vere”, per stare piuttosto a versare una lacrimuccia davanti ad un talk show. Ed è stato bellissimo vedere gli ombrelli aperti quando è iniziato a piovere..la gente non voleva andare via! Fedeli amici che si sono stretti a noi riparandoci dalla pioggia; sconosciuti che avevano lo sguardo pieno di ammirazione per questi “gladiatori della musica” e mentre gli orchestrali mettevano gli strumenti nelle custodie per l’improvvisa pioggia, un tetto di ombrelli colorati su di noi…affascinanti empatie dettate dalla fame di cultura. Sono quelle persone, le persone qualsiasi, questi sconosciuti che hanno riempito la terrazza del Bastione di Cagliari, che mi fanno sperare in un’Italia migliore. Grazie a tutti!! Grazie ai ragazzi che ci hanno aiutato portando leggii e sedie, grazie a Cristian che ci ha portato la musica, grazie ai fonici, grazie a Max Ceccalotti che ha condiviso con me questo delirio, grazie al sovrintendente Di Benedetto che ci ha appoggiato…insomma, grazie a tutti. Io, Donatella Carta violinista, pittrice, scrittrice..artista per DNA, scelta dall’arte e onorata di essere stata scelta per portare alto lo stendardo degli ultimi idealisti. Io respiro arte…non toglietemi l’aria!!!
NON POTREI ESSERE DIRETTORE ARTISTICO CON DI BENEDETTO
Da più parti vedo e leggo che sarei uno dei candidati alla direzione artistica del Lirico di Cagliari. Desidero smentire questa possibilità. I motivi per i quali non potrei mai accettare di lavorare per la Fondazione del sovrintendente Di Benedetto sono fondamentalmente due.
Il primo motivo è di carattere squisitamente personale: da quando è stato nominato, il dottor Di Benedetto ha preso spunto dalla mia ipotesi di stagione di rilancio del tatro lirico di Cagliari (pubblicata da novembre scorso) e, senza comunicarmi nulla, ha “motu proprio” contattato due dei registi che avevano accettato di collaborare con me (Alfonso Antoniozzi e Davide Livermore) proponendo di scritturarli con altre loro produzioni già pronte. Certamente il Dottor Di Benedetto ha la facoltà di fare quello che ha fatto, ma sicuramente la ritengo una mossa non corretta nei miei confronti, oltreché imbarazzante nei confronti dei due artisti in oggetto.
Io non posso avere certo la presunzione di pensare che tutti debbano avere lo stesso mio concetto di “correttezza”, ma senza dubbio io non potrei mai collaborare con chi ha una concezione della correttezza diversa dalla mia.
Il secondo motivo per il quale non potrei mai collaborare con il dottor Di Benedetto è che non condivido assolutamente la sua idea di intervento per risollevare il teatro dai mesi difficili che ha passato. Il Dottor Di Benedetto ha infatti deciso di inaugurare la stagione del teatro lirico di Cagliari prendendo una Traviata del teatro Comunale di Bologna. Un bellissimo allestimento per la regia di Alfonso Antoniozzi il quale (da sensibile artista quale è) ha intercesso presso il sovrintendente di Bologna Ernani per ottenere il noleggio da Bologna a “costo zero”.
Oltre al fatto che questo “costo zero” costerà al Lirico di Cagliari comunque qualche decina di migliaia di euro (spedizioni, aggiustature scenografiche e di costumi, calzature, parrucche, ecc. ecc.), c’è da considerare il fatto che acquisire noleggi di produzioni da altri teatri non permetterà al Lirico di Cagliari di dotarsi (come prevedeva il mio piano) di sue proprie produzioni da utilizzare anche negli anni futuri riducendo di anno in anno le spese di produzione aumentanto parallelamente il numero delle recite.
Il Lirico di Cagliari ha laboratorio di produzione di scenografie, di attrezzeria, di costumi e avrebbe potuto rilanciarsi proprio utilizzando questa sua enorme possibilità, dimostrata ampiamente negli anni scorsi. Il mio piano permetteva con spese minime (50mila euro per Turandot ad esempio) di allestire nel primo anno quattro nuove produzioni originali di proprietà del Lirico di Cagliari: Turandot, Rigoletto, Traviata e Butterfly che avrebbero potuto entrare a far parte del primo repertorio autentico del teatro della mia città e avrebbero potuto rappresentare un valido inizio di offerta sul mercato delle stesse.
Il Dottor Di Benedetto invece preferisce la vecchia e logora logica di acquistare all’esterno produzioni già fatte, di non creare un vero patrimonio produttivo per il Teatro, di non far lavorare le maestranze professionali presenti sul territorio e di non permettere, quindi, che il Lirico di Cagliari proclami con forza il suo essere fabbrica di cultura a pieno titolo. Da quello che si evince dalle prime mosse del dottor Di Benedetto, il teatro di Cagliari non si differenzierà poi tanto da un teatro stagionale di tradizione come tanti ce n’è in Italia. Da Savona a Salerno, da Chieti a Sassari, da Cosenza a Rovigo. Cagliari quindi non sarà più un teatro che produce ma solamente un teatro che “mette in scena”.
Questo fatto, unitamente al suo comportamento nei miei confronti, mi rende veramente poco interessante e nei fatti impossibile anche solo il dover pensare di accettare una qualsiasi carica di tipo artistico dal dottor Di Benedetto.
I teatri lirici italiani sono in difficoltà e per sopravvivere hanno bisogno di nuove idee manageriali e produttive. Non certo delle solite vecchie logiche.
E forse ci sarebbe anche bisogno di una nuova etica della correttezza. Ma la correttezza è come il coraggio di Don Abbondio.
Roma – «Ho dato la mia parola». Quale sia la possibile soluzione per ovviare ai tagli al Fondo Unico per lo spettacolo, non si sa ancora: ma ieri una mezza ammissione è trapelata dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nell’incontro organizzato dal sindaco di Roma Gianni Alemanno al teatro dell’Opera assieme al maestro Riccardo Muti. «Per quanto di mia competenza – ha detto Tremonti – mi hanno fatto dare la parola: veni, vidi e capii». Nell’assenza sostanziale del «di fatto dimissionario» ministro della Cultura Sandro Bondi, Riccardo Muti aveva pubblicamente espresso in termini vigorosi la sua ira per i tagli. Clamorosamente sabato sera alla prima del “Nabucco” di Giuseppe Verdi all’Opera di Roma. Ora c’è la parola del ministro, che arriva alla vigilia della serata speciale ad inviti per i 150 anni dell’Unità, ancora con il “Nabucco” diretto dal maestro alla presenza del premier , Silvio Berlusconi, e del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Al termine dell’incotro del ministro con Muti e Alemanno il sottosegretario, Francesco Giro, ha sostenuto che il Fus deve essere reintegrato a 415 milioni, il livello del 2010, invece dei 230 attuali.
Ma notizie di un possibile rifinanziamento arrivano anche per il comparto sicurezza. Alle Forze dell’ordine, Forze Armate e vigili del fuoco andranno circa 115 milioni in più agli 80 milioni per il 2011 e altrettanti per il 2012 già previsti. Ieri Roberto Maroni, ha spiegato che saranno stanziati con un provvedimento d’urgenza 79 milioni per riconoscere un assegno una tantum e alcune indennità che erano state congelate con la manovra estiva. A questi si aggiungeranno ulteriori 35 milioni per incrementare il fondo di 80 per l’anno in corso. L’operazione Fus e sicurezza potrebbe esser risolta con un decreto.http://www.ilsole24ore.com
Riporto di seguito la nota scritta l’altro ieri su FB dal basso Enrico Giuseppe Iori, in tournee in Giappone con il Maggio Musicale Fiorentino.
da Tokyo: Cari amici di solito uso poco facebook ma in queto caso ne approfitto per un mio pensiero personale su quello che sta succedendo qui in Giappone dove mi trovo in Tournee con il Maggio Musicale Fiorentino, innanzitutto ho evitato di mettere commenti immediati e impulsivi nei giorni precedenti perchè non volevo personalmente seminare panico gratuito soprattutto alle persone a me care che si trovano in Italia, ho passato momenti davvero brutti quando c’e’ stata la grande scossa anche perchè non ero preparato a niente del genere e soprattutto perchè quando è successo mi trovavo da solo in un edificio al terzo piano e intorno a me avevo solo persone che parlavano solo Giapponese, quel giorno è stata dura davvero ma in parte sono riuscito a vincere l’ansia perchè nella zona dove mi trovavo avevo trovato una connessione internet e da li potevo accedere a varie informazioni e soprattutto ho potuto chiedere aiuto ad amici Italiani che mi mandavano costantemente informazioni ansa via internet e sms, in Giappone non potevo assolutamente comunicare, stranamente potevo mandare sms in italia per un po di tempo ma non in Giappone, infatti per un bel po di ore circa 7 ero dato per disperso, avendo toccato con mano la gravità di quello che era accaduto la mia grande paura era l’arrivo di un probabile tsunami perchè mi trovavo in una zona abbastanza vicino al mare e poi il mio pensiero era rivolto ai miei colleghi che non sapevo dove si trovavano e che esperienza avevano provato, ho provato un centinaio di volte a mandare sms o telefonate ai numeri dei miei amici-colleghi ma senza esito. ho passato circa 7 ore facendo spola dalla stazione metro JR e questa postazione wifi internet, perchè in quel momento era l’unico mio appoggio morale, ho osservato molto i Giapponesi intorno a me (grande popolo e grande lezione di comportamento civile!!!! non me lo scordero’ mai) per capire la gravità della situazione e poi con qualcuno sono riuscito anche a trasmettere qualche pensiero sull’accaduto, dopo sette ore vedendo che la metro non sarebbe ripartita ho deciso di tracciarmi una mappa elettronica con il mio cellulare e con il gps in due ore circa ho raggiunto a piedi il mio albergo 10 km circa, arrivato ero distrutto ma ho trovato tanti abbracci e tante persone che mi hanno dimostrato il loro affetto e in quei momenti tutto questo vale davvero oro.
Il giorno dopo, dopo aver dormito profondamente tutta la notte, visto lo stress fisico ed emotivo, ho cominciato ad essere più razionale e pur sentendo in continuazione scosse di assestamento più o meno forti, di fondo mi sentivo tranquillo perchè, è vero che è stata una catastrofe immensa, ma è anche vero che a Tokyo in tutta la zona che ho attraversato a piedi non ho visto un palazzo distrutto e neppure un vetro rotto, quindi tutto questo mi ha dato molta più forza interiore, anche adesso che vi scrivo dalla stanza del mio albergo al 12 piano, sento muovere lo stabile, ma so che sono in uno stabile antiscismico e questo mi fa affrontare la cosa con più serenità e soprattutto lucidità nelle azioni da svolgere in caso di pericolo serio.
Esiste pero’ un pericolo ben più serio del Terremoto è l’emergenza centrali nucleari, come tutti ormai saprete ci sono problemi seri alle centrali che distano circa 250 km da Tokyo, ecco dalla prima notizia fino a oggi in questo momento si è creato un grande caos e mentre per il terremoto la sitauzione poteva essere sotto controllo con il nucleare la cosa si è capovolta parecchio, nel grande gruppo del Teatro di Firenze ci sono persone che stanno davvero vivendo malissimo questa situzione e non riscono ad usare la razionalità, hanno paura e basta e questo credetemi è davvero comprensibile, immagino una mamma qui che ha i figli a casa e quello che possono provare i nostri famigliari a sapere quanti pericolli possiamo correre, pero’ le informazioni ufficiali e costantemente monitorate all’unisono dicono che non c’e’ pericolo imminente di radiazioni nella zona dove ci troviamo in questo momento e che nel caso si superasse una certa soglia di allarme userebbero tutte le procedure possibili immaginabili per farci evacuare molto velocemente, questa mattina sentivo parlare addirittura di elicotteri. Il problema è che pero’ ogni persona qui e siamo centinaia si è fatta un proprio film a seconda anche dei propri nervi o delle informazioni che personalmente riceve, io stesso ho ricevuto delle informazioni molto riservate ma che ho preferito gestirle in modo molto razionale per non creare nessun tipo di caos, l’errore qui è che non c’e’ assolutamente fiducia nelle istituzioni, ma io credo che siamo obbligati a dare la nostra fiducia solo a loro, non possiamo sentire 5000 campane diverse perchè si arriverebbe ad un certo punto a non capire più dove stà la verità.
Personalmente ho paura come tutti, ma ho deciso di dare fiducia alle istituzioni italiane (Farnesina, Ministro Letta, servizi segreti e sindaco Firenze, che sono in contatto costante con la soprintendenza giunta un giorno fa da Firenze, se tutta questa fiducia cade allora che senso avrebbe essere qui a rappresentare l’italia nei festeggiamenti del 150 dell’unità d’Italia?
Mi dispiace poi dire che ho pochissima fiducia nei mass-media che spesso ingrossano le informazioni o creano allarmismi che non esistono, tutto per vendere di più il loro giornale o tenere incollate le persone alla televisione.
Comunque la situazione è questa: L’Italia non ci puo’ organizzare un rientro perchè non è scattato nessun segnale di pericolo concreto per noi che siamo qui in città.
Lasciando il Giappone, il teatro di Firenze pagherebbe penali insostenibili in questo momento davvero difficile per tutti i nostri Teatri ITaliani.
Nessuno impedisce di lasciare il Giappone e comunque si è supportati per metterti nelle condizioni migliori di lasciare il paese.
Alcuni colleghi sono partiti perchè hanno davvero grande paura e non la riescono a gestire e a me va tutta la mia comprensione e appoggio al 100%
IO al giorno d’oggi rimango qui fra un ora circa un pulmino mi porterà in Teatro e alle 16.00 faremo la prima recita, ci sono svariati motivi per cui rimango, uno importante per me è un contratto firmato un altro motivo è quello che significhiamo noi qui come Italiani, sto mettendo la mia vita nelle mani delle istituzioni Italiane, non è una cosa da poco!!! Comunque non voglio fare la parte del santo e del martire se personalmente mi accorgo di un vero pericolo con le fonti attendibili che possiedo io, saro’ il primo a lasciare questo paese, senza il parere di nessuno.
Un abbraccio a tutti e grazie davvero a chi mi è stato vicino con email ed sms.
Notizie di qualche ora fa reperite su FB:
“Il Sindaco di Firenze Renzi, ha dichiarato di aver disposto con Alitalia un volo charter che dovrebbe riportare i lavoratori a casa entro 48 ore e alcune prenotazioni su voli di linea, perché il charter non li contiene tutti.
Inoltre ha contattato altre compagnie aeree asiatiche per vedere se possono mettere a disposizione altri voli che partano prima da Tokyo, anche via Seul o Shanghai.”
Il professore di archeologia, nominato presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali dal ministro Bondi nel 2009 ha motivato la propria decisione data “l’impossibilità del ministero di svolgere quell’opera di tutela e sviluppo del patrimonio culturale”. Il Pd: “Berlusconi dovrebbe chiedere scusa alla cultura italiana”
ROMA – Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, si è dimesso. Lo si è appreso dal ministero dei Beni culturali. Le dimissioni irrevocabili sono state rassegnate “nella constatazione dell’impossibilità del ministero di svolgere quell’opera di tutela e sviluppo del patrimonio culturale stante la progressiva e massiccia diminuzione degli stanziamenti di bilancio”.
Il Consiglio superiore, spiega il ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC) in una nota, che ha preso atto dell’irrevocabilità delle dimissioni, “condividendo le considerazioni del presidente Carandini, ha sospeso la seduta in attesa che il ministro Bondi compia un atto politico responsabile che garantisca il positivo interessamento del Parlamento e del governo riguardo la drammatica situazione i cui versano i Beni culturali”.
Carandini era stato nominato presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali dal ministro Bondi il 25 febbraio 2009 al posto del dimissionario Salvatore Settis che aveva lasciato l’incarico per dissenso sulla gestione e sulla tutela della politica culturale del governo. Carandini è professore ordinario dal 1980 e dal 1992 insegna archeologia presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’ ed è uno dei più illustri e autorevoli archeologi a livello internazionale.
Le reazioni. “Berlusconi dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa alla cultura italiana per le dimissioni di Andrea Carandini, grande archeologo e persona perbene che oggi si è ribellato all’assassinio della cultura italiana”. È quanto dichiara il vicepresidente dei senatori del Partito democratico Luigi Zanda. “Di fronte all’agonia del cinema, della musica e del teatro italiani, di fronte al taglio delle risorse per la conservazione e per la tutela del patrimonio artistico, di fronte alla crisi del sistema museale, dopo le proteste di Riccardo Muti, Bruno Cagli, Daniel Barenboim e Sergio Escobar, adesso per la seconda volta nel giro di due anni il Consiglio superiore dei Beni culturali vede il suo presidente dimettersi per protesta nei confronti delle scelte del governo Berlusconi”, sottolinea Zanda. Di una scelta di grande dignità fatta da Carandini parla Francesco Rutelli, leader di Alleanza per l’Italia: “Spero – ha aggiunto – che il governo ascolti la voce di Andrea Carandini perché la tutela del patrimonio non perda l’apporto del meglio della cultura nazionale. Qualcun altro, Bondi, avrebbe dovuto dimettersi – ha concluso – per evitare che si dimettesse Carandini”. “Le dimissioni dal Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici del MIBAC del professor Andrea Carandini, personalità di straordinario prestigio scientifico e non ideologicamente fazioso, dicono che la crisi del Ministero dei Beni Culturali è un dato drammatico e reale e che va affrontato al di fuori degli schieramenti di parte e con spirito di servizio per il bene del Paese”, ha commentato il presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione. Uno spiraglio a un possibile ritorno di Carandini lo apre il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro, che in una nota scrive: “Ho letto la lettera con la quale il professor Andrea Carandini ha oggi annunciato le proprie dimissioni al cospetto del Consiglio superiore dei beni culturali…Se da un lato -spiega Giro- la lettera del professor Carandini esprime un netto dissenso rispetto alla riduzione dei finanziamenti destinati alla cultura, dall’altro lato rivela una disponibilità a proseguire il proprio impegno alla guida del Consiglio superiore purché si assumano a breve termine scelte concrete a sostegno del patrimonio culturale nazionale”.
Cari amici, molti di voi si apprestano a godere il meritato riposo, o stanno rientrando dalle tournèe all'estero.Questo periodo ovviamente non consente al sindacato di poter consultare democraticamente la propria base allo scopo di presentare alla controparte la piattaforma per il rinnovo contrattuale.Quindi, come è opportuno e ovvio, si rimanda a Sette […]
Cari commentatori anonimi e non,sono abbastanza sconcertata dal livore (e quindi dalla passione) di certi commenti... è evidente che questa controversa istituzione che è il nostro teatro provoca sentimenti...forti.Chi vi parla ci vive e lavora da oltre un decennio, e ha assistito alla "parziale" transizione dai tempi delle vacche grasse e del malaf […]
Cari colleghi abbiamo pubblicato il documento unitario di Ottobre perchè già contiene secondo noi le risposte che dovremo dare all'Anfols nel prossimo incontro (che non ci dovrebbe neanche essere) sul rinnovo del CCNL....Magari gliele scriviamo in un documento simmetrico al loro, che non sarebbe male...Procediamo con ordine: A un certo punto del mese di […]
Roma 6 Ottobre ’06ORDINE DEL GIORNO Il Coordinamento Nazionale Unitario dei lavoratori delle Fondazioni lirico Sinfoniche nell’incontro del 6 ottobre c.a. ha esaminato la situazione del settore alla luce delle novità intervenute sia in materia di Legge di Bilancio che contrattuale.A fronte delle prime notizie relative alla Legge Finanziaria 2007 il Coordinam […]
Con tempestività ed efficienza il nuovo governo ha partorito in pochi giorni il reintegro di una quota del Fus di ben 5o milioni complessivi coi quali potremo comprare gli arretrati delle scorte di carta igienica, sapone liquido e altri materiali d'uso di primaria importanza....ma siccome tali materiali attengono alla voce "costi fissi di gestione […]