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Archivio Agosto 2011

L’INPS cancella il sussidio

31 Agosto 2011 1 commento

L’INPS cancella il sussidio di disoccupazione agli artisti dello spettacolo.

A seguito di una sentenza della Suprema Corte di Cassazione del 20 maggio 2010 n. 12355, l’INPS ha emanato la Circolare numero 105 del 05-08-2011 con la quale – in sostanza – chiarisce che un nutrito gruppo di lavoratori dello Spettacolo “deve ritenersi escluso dall’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria, sia con riferimento all’indennità di disoccupazione a requisiti normali che con riferimento all’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti“.

Alla circolare INPS è allegato un elenco – predisposto dall’ENPALS – delle categorie di lavoratori esclusi dall’assicurazione e dalla prestazione; tale esclusione opera sia per i requisiti normali che per i requisiti ridotti.

L’esclusione di tali lavoratori dall’assicurazione obbligatoria contro la dispoccupazione involontaria è stabilita in base a norme piuttosto datate ma tuttora in vigore (nella circolare si trovano tutti i riferimenti alle fonti normative); in tali norme viene individuato come escluso dall’obbligo “il personale artistico, teatrale e cinematografico” con la successiva precisazione che da tale gruppo sono esclusi i lavoratori “che al teatro o al cinematografo prestano
opera la quale non richieda una preparazione tecnica, culturale o artistica”.

Ne consegue che il personale artistico, teatrale e cinematografico che presta opera che richieda una preparazione tecnica, culturale o artistica è quindi escluso dall’obbligo assicurativo.

Naturalmente l’esclusione dall’assicurazione obbligatoria comporta anche il mancato diritto alla prestazione. Quindi i molti lavoratori di questo settore che beneficiavano annualmente dell’indennità di disoccupazione si troveranno d’ora in poi privati di questo assegno.

La sentenza della Corte di Cassazione inoltre precisa che l’erroneo versamento (in quanto non dovuto) del contributo contro la disoccupazione non è presupposto per costituire il diritto all’indennità. Come a dire: “se anche è stato versato il contributo che non era dovuto, non si avrà diritto in ogni caso all’indennità”; viene però da chiedersi come mai tale affermazione non sia stata fatta al momento del versamento del contributo, ma venga fatta nel momento in cui si tratta di erogare le indennità…..

Conseguentemente, questo personale, nelle denunce UNIEMENS dovrà essere inquadrato nell’elemento con il valore “10” che identifica i “Lavoratori non soggetti al contributo per l’assicurazione contro la Disoccupazione(DS)”.

Di seguito i links per accedere ai documenti: Vai alla Home Page

Circolare INPS numero 105 del 05-08-2011

Circolare INPS numero 105 del 05-08-2011 Allegato numero 1

fonte: il sottoscala

Ranieri incontra Berlusconi?

andrea ranieriAndrea Ranieri delegato Anci alle politiche culturali ha rilasciato una lunga intervista al “Giornale dello Spettacolo”, dove ha toccato vari temi, dalla lirica, al cinema, dall’incontro chiesto a Berlusconi alla poca attenzione che la politica dedica alla cultura

Un incontro chiesto al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per discutere sui temi della cultura, un’azione comune con Federculture e Agis per approfondire le prospettive nel campo culturale, una riflessione sulla poca attenzione che la politica dedica alla cultura, e poi i capitoli spinosi relativi a cinema e lirica. Andrea Ranieri, delegato Anci alle politiche culturali, tocca molteplici aspetti nell’intervista rilasciata al “Giornale dello Spettacolo”.

Ranieri cosa si aspetta dall’incontro che come Anci avete chiesto al Presidente del Consiglio, Berlusconi, sui temi della cultura?

“Intanto, ad oggi non abbiamo avuto alcuna risposta, e, dunque, rimane tutto in piedi il grosso tema di come mettere in discussione alcune norme contenute nella manovra finanziaria dell’anno scorso, gravemente lesive dell’autonomia degli enti locali e della loro possibilità di fare politica culturale. Gli effetti di questa situazione sono molto contraddittori e brutti anche per lo spettacolo: per esempio, mentre sto discutendo al ministero della Cultura sul nuovo regolamento delle fondazioni liriche, il ministero dell’Economia continua a pensare che i componenti del consiglio di amministrazione delle stesse fondazioni non debbano essere superiori a cinque, di fatto vanificando e contraddicendo l’apertura ai capitali privati che il governo ha annunciato come un suo obiettivo fondamentale nella riforma Bondi. Ciò rivela scarsissima collegialità da parte del governo e la pericolosa contraddittorietà nell’interpretazione di alcune norme da parte degli stessi ministeri rischia di esporre il mondo della cultura e dello spettacolo ad un contenzioso infinito, che è la cosa peggiore che possa succedere in un momento in cui servono scelte coraggiose per dare reali prospettive di riforma a tutto il settore”.

A proposito di prospettive, lei punta a continuare un’azione comune, anche insieme a Federculture, Agis e altre realtà?

“Si. Noi abbiamo a settembre un importante appuntamento a Roma, un forum che coinvolgerà tutti gli assessori alla cultura dei comuni d’Italia. Stiamo lavorando perché questo appuntamento si estenda alle Regioni, all’Agis, a Federculture, all’insieme del mondo dello spettacolo e della cultura, così, lo stesso schieramento che ha affrontato l’emergenza tagli, ottenendo il reintegro del Fus, potrà trasformarsi in un fronte di proposta, capace di impegnare il governo, qualunque esso sarà, in un discorso di prospettiva. Il Comune di Roma, che si è offerto di organizzare l’evento, è molto impegnato affinché questo appuntamento si svolga nel modo più adeguato, a partire dall’individuazione di una sede prestigiosa. Se con il ritiro dei tagli al Fus abbiamo tirato una boccata d’aria, ottenuta con una mobilitazione senza precedenti della cultura e di tutte le città italiane, di qualunque colore politico, ora dobbiamo dimostrare che quello stesso fronte è capace di diventare portatore di un progetto strutturale pieno di contenuti, che faccia fare passi avanti al paese in termini di economia, di coesione sociale, degli stessi diritti di cittadinanza”.

Ma nell’ultima campagna elettorale per le amministrative, la cultura non sembra essere emersa. Lo si deve alla radicalizzazione della lotta politica o alla sottovalutazione del tema?

“Secondo me, la causa è la sottovalutazione. Naturalmente la situazione è diversa da una città all’altra, ma la questione è antica. La politica italiana continua a fare fatica a comprendere quali riflessi la cultura e tutte le politiche del sapere, della conoscenza, hanno oggi nell’economia, nella società in generale. Personalmente, sono rimasto molto legato all’epoca di Jacques Delors, presidente della Commissione europea, e della prima Conferenza di Lisbona (1992 n.d.r.), quando si sosteneva che la conoscenza è l’unico modo di tenere insieme l’Europa del futuro. E’ un discorso rimasto per molti aspetti sostanzialmente debole. Eppure, scommettere sul sapere significa davvero privilegiare gli interessi del futuro, invece dei conflitti del presente. Ma sembra che spesso la politica non sia capace di capirlo”.

Veniamo all’attività dei comuni: come possono impiegare meglio i fondi destinati alla cultura?

“Penso che all’assessore alla Cultura competa di aprire delle opportunità e offrire un contesto politico propizio in cui gli operatori della cultura, imprenditori o meno, trovino il terreno giusto per investire soldi e idee. Ciò significa anche seguire una politica economica molto oculata: aprire alle opportunità significa anche costruire le condizioni perché le opportunità non finiscano in sprechi o comunque a soggetti che non sono in grado di utilizzare al meglio le risorse pubbliche. In una situazione di puro mercato la produttività è un optional: chi non la segue, fallisce. Invece, in una situazione di ‘quasi mercato’, come è quella della cultura e dello spettacolo, che ha comunque bisogno di un sostegno pubblico in tutto il mondo, la produttività diventa un dovere assoluto, che si traduce nell’obbligo di impiegare al meglio le risorse pubbliche. Questo è il salto culturale che dobbiamo fare. Molto spesso, la parola produttività è stata semplicemente collegata a privatizzazione, mentre io credo che debba diventare un valore soprattutto quando i soldi sono pubblici”.

Sul dettaglio dello spettacolo, il cinema chiede da tempo che i comuni si impegnino a salvaguardare le sale di città, che sono in crisi. Lei che ne pensa?

“Vivo questo problema nella mia città, a Genova, che ha una grande tradizione da questo punto di vista e noi siamo impegnati a salvaguardare i cinema del centro storico. Questa però è una questione che è anche collegata al federalismo fiscale: io credo che bisogna studiare per questi soggetti una politica di incentivi, anche fiscali. Ciò richiede certamente un impegno degli enti locali ma anche un quadro normativo nuovo. Io non posso per esempio esentare da tasse se non c’è una legge che me lo permette, eppure trovo superato che i cinema paghino la Tarsu. Insomma, è giusto spingere le città ad agire ma bisogna predisporre gli strumenti normativi che ci consentano di intervenire”.

Parliamo di lirica: cosa non le piace della riforma Bondi?

“Innanzitutto non mi piace che viviamo sempre di riforme incomplete, con la conseguenza che le fondazioni liriche continuano ad essere un ibrido difficilmente sostenibile. Ma anche adesso, nella discussione sulla riforma dei regolamenti che, come Anci, ci sta impegnando al MiBAC, non possiamo affrontare una discussione di fondo perché alcune questioni non sono risolvibili per via puramente regolamentare. Poi, non mi piace che la figura del sovrintendete sia costruita con pochissimo riferimento alla sua capacità gestionale e manageriale. Non mi piace che ci sia una scarsissima cultura dell’organizzazione del lavoro all’interno di gran parte delle fondazioni liriche. Non mi piace la proliferazione di contratti integrativi o addirittura di cose che non sono nemmeno contrattualizzabili ma che sono diventate convenzioni e che rendono molto difficile una gestione ragionevole delle risorse umane e della programmazione. Non mi piace che ci sia poca cultura del repertorio, della replica, del magazzino intelligente, per cui rischiamo di avere tutte “prime”, almeno per quel che riguarda i costi. Così, l’aumento dell’attività diventa un aumento di costi senza i risparmi che la maggiore produzione dovrebbe consentire. Sono problemi grossi, sui quali, sia chiaro, abbiamo responsabilità anche noi Comuni, perché ci sono questioni che vanno affrontate dal governo per via regolamentare e legislativa, ma ci sono altre questioni che riguardano il funzionamento concreto delle fondazioni e che vanno affrontate dagli enti locali, assieme all’associazione dei sovrintendenti e ai sindacati”.

A Genova cosa state facendo in proposito?

“Stiamo affrontando proprio questi problemi, partendo da una situazione particolarmente difficile quale è quella del Teatro Carlo Felice, che sembrava messo peggio di tutti. In realtà, avendo con molto coraggio applicato per primi i contratti di solidarietà, gli ammortizzatori sociali, e costruito una strategia di risanamento forte, siamo stati capaci di attrarre nuovi fondi privati e oggi siamo tra quelli che ce la possono fare, sia pure non perdendo di vista tutte le difficoltà del caso”.

Parliamo di prospettive più generali. Cosa c’è ora da fare?

“Dobbiamo lavorare ad un sistema di welfare e ammortizzatori sociali tarato sullo spettacolo. E’ evidente, infatti, che se prendiamo, per esempio, i contratti di solidarietà così come sono normati per l’industria e li applichiamo al teatro lirico, qualche problema ce lo abbiamo. L’organizzazione del lavoro nello spettacolo è diversa da quella dell’industria metalmeccanica. Ma sono convinto che i fondi su cui basare un welfare dello spettacolo ci sono, e sono nel grande attivo dell’Enpals, che ha in cassa circa un miliardo e mezzo e ha un bilancio di previsione con un attivo di 311 milioni, che non possono restare inutilizzati. Anche perché quell’attivo è frutto di un’ambiguità, visto che il 60% di chi paga quei contributi, la pensione non la prenderà mai perché non raggiungerà i requisiti. Allora, ci vuole un welfare dello spettacolo che permetta di avere ammortizzatori sociali che tengano conto della specificità del settore; che consenta politiche di sostegno al lavoro precario; che aiuti soprattutto i giovani lavoratori nel periodo in cui il lavoro non ce l’hanno; che favorisca la possibilità di fare formazione e qualificazione. Insomma, qualcosa di non molto diverso dagli strumenti che ci sono già nel commercio o nell’edilizia, dove per esempio funziona la cassa edile, cioè quello strumento, creato insieme dalle organizzazioni degli imprenditori e dei lavoratori, che utilizza parte dei contributi proprio per fare politiche attive del lavoro. Non vedo perché non si possa fare una sorta di cassa edile nello spettacolo, che versa ogni anno una massa di contributi, molto superiore alle pensioni che vengono pagate. Non so se è chiaro”. (am)

http://www.giornaledellamusica.it

Il milione fantasma

teatro LiricoLIRICO un milione fantasma buco nel bilancio del teatro

I CONTI:  Dal Comune spedita una lettera che prometteva i soldi, non sono mai arrivati. Eppure risultano tra le entrate

Non tornano i conti del 2010 del Teatro Lirico. Per farli quadrare manca oltre un milione di euro di finanziamenti del Comune. Lo stanziamento, inserito nella voce entrate del bilancio della fondazione dell’anno scorso, non è in realtà mai stato erogato dall’ammini – strazione cittadina. Scomparso, o meglio mai ricevuto. Nelle casse già vuote del teatro cagliaritano non ce n’è alcuna traccia. Ed è probabilmente per questa anomalia, che di fatto raddoppia il passivo del 2010, che i primi giorni di agosto Salvo Nastasi il direttore generale dello spettacolo del Mibac (Ministero dei Beni Culturali) ha minacciato il commissariamento dell’en – te. Per scoprire l’origine del milione fantasma bisogna fare un passo indietro e tornare all’anno scorso. Il Teatro Lirico era in piena difficoltà sotto la guida del sovrintendente Maurizio Pietrantonio. I debiti ereditati dalla gestione Maurizio Meli pesavano così come le minacce dei tagli del governo Berlusconi. Si intravedevano già le proteste dei lavoratori sfociate nella grande occupazione del teatro di via Sant’Alenixedda di fine anno. Il Comune si impegnò, per alleviare le ristrettezze economiche, a versare all’ente lirico oltre un milione di euro. Lo fece con una lettera inviata alla fondazione, che puntualmente inserì a bilancio l’ingente somma. Da allora di quel milione non si è più saputo nulla. Al teatro di sicuro non è mai arrivato. La fondazione vanta quei crediti che però secondo il Comune non sono supportati da alcun atto amministrativo valido. C’è sì la lettera, ma non basta. E quindi la somma, importante in tempi di tagli anche per gli enti locali, non è mai stata erogata. Il bilancio del 2010 del Lirico ha stabilito che il debito patrimoniale accumulato negli ultimi anni ammonta a circa 24 milioni di euro. Il passivo d’esercizio, ossia il debito del 2010, a poco più di un milione e mezzo di euro. Cifre che però non tengono conto di quel milione e oltre che esiste solo sulla carta. E che quindi dipingono una situazione più rosea di quella realmente esistente. La minaccia del ministero dei Beni culturali sul commissariamento è legata con molta probabilità proprio al giallo sul milione mancante che aggrava i conti. Lo scorso 5 agosto, il direttore generale dello spettacolo del Mibac Salvo Nastasi, ha fatto avere una lettera al consiglio d’amministra – zione della fondazione, inviandola in copia anche al Ministero dell’Econo – mia, alla Corte dei Conti e al Collegio dei revisori della fondazione stessa. L’ente Lirico deve indicare entro i primi giorni di settembre come intende ripianare tutti i debiti, ha intimato. Sia quelli pregressi che quelli dell’anno scorso. Se non lo farà il Ministero dei beni culturali scioglierà il consiglio di amministrazione e indicherà un commissario che guidi il teatro fino alla scelta di un nuovo sovrintendente. Nella sua lettera Nastasi fa riferimento al decreto legislativo 367 del 1996 secondo cui il ministero, anche su proposta del dicastero dell’Economia “dispone in ogni caso lo scioglimento del consiglio di amministrazione della fondazione quando i conti economici di due esercizi consecutivi chiudono con una perdita del periodo complessivamente superiore al 30 per cento del patrimonio disponibile, ovvero sono previste perdite del patrimonio di analoga gravità”. La lettera aveva insospettito i sindacati secondo cui non ci sarebbero le condizioni per commissariare l’Ente. Tra dieci giorni il sindaco Massimo Zedda, come presidente della Fondazione dovrà spiegare come ripianare i debiti. Per discutere delle possibile soluzioni la settimana prossima incontrerà il presidente Cappellacci, in questi giorni fuori città. L’ipotesi più gettonata è che sia la Regione a fare da garante con le banche per il mutuo. «Non ci sono altre soluzioni», assicura il sindaco Zedda.

Paola Pilia redazione@ sardegnaquotidiano.

Di Benedetto ancora al Lirico?

23 Agosto 2011 5 commenti

genn-di-bene«Io ancora al Lirico?Non lo so»

23 agosto 2011

Il sovrintendente Di Benedetto: «La domanda non va fatta a me».

Rinviato l’incontro per la ricontrattazione del mutuo

Il sovrintendente dipende dalla politica ma la politica non dipende dal sovrintendente». A settembre sarà ancora il numero uno del Lirico di Cagliari? Gennaro Di Benedetto dice che non lo sa, e che comunque non è a lui che bisogna rivolgere ladomanda.Achi allora? Magari al sindaco, che del Consiglio d’amministrazione della Fondazione Teatro lirico, è il presidente. Con MassimoZedda il sovrintendente ci ha pure parlato. L’ha fatto due giorni fa. «Abbiamo discusso delle decisioni imminenti che dovrannoessere prese a favore del Teatro». Questioni economiche: ieri – come annunciato venerdì dallo stesso Zedda – sindaco e Cda si sarebbero dovuti incontrare per fissare un appuntamento con il presidente Cappellacci. Alla Regione – aveva spiegato Zedda – verrà chiesto di fare da garante per la ricontrattazione del mutuo, ed eventualmente di esporsi finanziariamente. Perché la Fondazione haundebito di ventiquattro milioni di euro, una situazione che rischia di portare il lirico al commissariamento da parte del ministero dei Beni culturali. L’incontro, comunque, è slittato in data da definirsi, probabilmente entro la fine del mese. Incontro che Zedda aveva definito fondamentale. Il resto viene dopo, aveva lasciato intendere. Il resto comprende pure il destino dell’attuale sovrintendente. E Di Benedetto, se anche ne dovesse aver discusso col presidente del Cda, non lo dà a sapere. Intanto programma:«Adicembre andrà in scena la Carmen, con un nuovo allestimento». Non noleggiato come i precedenti durante la sua gestione. No, «in questo caso c’è stato il tempoper organizzarci, per discutere con la regista che dirigerà l’opera e che è già venuta a Cagliari più volte». Sarà la prima opera – in epoca Di Benedetto – ad entrare a far parte del repertorio di matrice del lirico. Perché le altre, la Butterfly, la Napoli Milionaria, la Traviata, sono state prese a nolo. Il sovrintendente difende la sua scelta: «Sono a Cagliari dal 7 marzo 2011». Dei problemi economici, sapeva, «ma non di una programmazione che arrivava fino al primoaprile. In tre giorni abbiamodovuto programmare una stagione concertistica per altri due mesi, settembre e ottobre. Un teatro esiste in virtù della programmazione». Tempi stretti, quindi, a sentire lui. Così la soluzione delle opere “noleggiate” è stata quasi obbligata, anche considerate le ristrettezze economiche. Perché, «un allestimento preparato ex novo costa almeno dieci volte tanto». E il Lirico di Cagliari non ha allestimenti nei magazzini? «Ce li ha, certo, e pure di grande valore, ma gli mancano le opere più importanti e popolari».Come la Traviata, la Tosca, la Turandot, «quelle cioè che tutti vogliono vedere». Quanto alle opere prese a “nolo”, «la Traviata andata in scena sotto la mia gestione ha registrato il 94 per cento di pubblico presente in sala. Anche la critica è stata generosa. Qualcosa vorrà pur dire». La Carmen andrà in scena a dicembre. Viene spontaneo chiedergli se lui ci sarà ancora: «Stiamo programmando per il prossimo triennio, è quello che un sovrintendente dovrebbe fare »

quotidiano Sardegna 24

La biglietteria della discordia

La biglietteria della discordia
Ancora senza lavoro gli ex dipendenti del teatro
Il servizio è stato esternalizzato al “Box Office”

CAGLIARI. La biglietteria del teatro lirico è stata «esternalizzata» dal settembre scorso. Ora i biglietti si fanno al box office di via Regina Margherita. E solo ogni tanto, per due ore, presso il teatro. «Si tratta di una situazione non tollerabile. In molti, tra cui il sindaco Massimo Zedda, hanno affermato che il problema sarà risolto il prima possibile – precisa Annalisa Pittiu, dipendente dell’ente e sindacalista Cisl – ma sino ad ora la situazione è bloccata». Sei persone, prima impiegate nella biglietteria, non hanno più un posto di lavoro. Il timore è che la storia della biglietteria diventi l’esordio di un modo di risolvere il problema-teatro lirico: coi tagli. La situazione debitoria è indubbiamente grave, circa venticinque milioni di euro. Ed entro questo mese vi sarà una riunione del consiglio d’amministrazione. Inusuale visto che siamo in agosto. Segno, quindi, che i problemi sono urgenti visto anche che stanno cominciando ad arrivare le ingiunzioni di pagamento da parte dei cast (solisti, orchestre ecc.) e dei fornitori, non pagati dal 2009. Poi c’è la necessità di ricontrattare il mutuo con gli istituti di credito. Problema che non può essere affrontato dando come garanzia il teatro: è del Comune ed è classificato come bene indisponbile. E il sindaco Zedda si incontrerà coi responsabili della Regione per chiedere che sia il governo dell’isola a farsi garante. Enzo Costa (responsabile regionale della Cgil chiede uno sforzo di fantasia e un allargamento della base della Fondazione a tutta la Sardegna e ai grossi privati che operano nell’isola.
In questo quadro la questione-biglietteria assume un valore simbolico: cominciare a risolvere questa questione «sarebbe un buon segno per tutti – precisa Pittiu – inoltre a conti fatti l’esternalizzazione di questo servizio non è affatto detto che faccia risparmiare, visto che il box office prende il dieci per cento di provvigione per ogni abbonamento e biglietto che stacca». Gli artisti dipendenti dalla fondazione non escludono nuove manifestazioni di pretesta, qualora la situazione continui a precipitare, visto anche il rischio di commissariamento qualora venga verificato che vi sono stati due anni consecutivi con disavanzi di gestione. (r.p) La nuova sardegna

Buone ferie!

13 Agosto 2011 2 commenti

Finalmente in ferie!

Scano,Landolfi, Scotto Di LuzioCon l’ultimo concerto della tourneè che ci ha visto protagonisti con i Carmina Burana di Orff, ieri sera si è concluso a Collinas questo lungo e difficile anno lavorativo col Teatro lirico di Cagliari. La tourneè, che ha toccato varie località della Sardegna, ha registrato sempre il tutto esaurito di un pubblico molto eterogeneo composto da turisti appassionati ed intenditori e da tantissimi giovani. L’ennesima prova che la lirica ha sempre un grande seguito.
Un plauso particolare ai solisti, il soprano Elisabetta Scano, il baritono Francesco Landolfi e il tenore Alessandro Scotto di Luzio, che quasi tuttii giorni hanno dovuto affrontare la difficile partitura in contemporanea alle intemperie del vento di maestrale mettendo a rischio la voce, strumento di lavoro delicatissimo).
Non mi voglio soffermare sulla grande lotta che noi lavoratori del Teatro lirico abbiamo cominciato più di un anno fa e che è ancora attiva. I problemi legati alla gestione ed alle risorse economichei non si sono ancora risolti e confesso che non sto andando in ferie serenamente. Il rischio di ritrovare qualche brutta sorpresa al nostro rientroo purtroppo è da mettere in conto.
Buone vacanze dai lavoratori del teatro Lirico di Cagliari

fonte

Anche a Genova…!

carlofeliceUna lettera del Ministero con la minaccia di commissariamento è arrivata anche al Carlo Felice di Genova. Devono avere moduli prestampati da spedire quando impazza il caldo!
Leggete il contenuto
“Genova, nuova crisi per il teatro Carlo Felice: rischio commissariamento”

Sembrava che il pericolo fosse scampato e invece, dopo circa un anno dalla precedente crisi, ora arriva il rischio commissariamento per il teatro Carlo Felice.
Se il deficit non sarà risanato entro il 5 settembre, infatti, il gioiello genovese rischierà di cambiare gestione. L’ultimatum è arrivato direttamente dal Ministero dei Beni Culturali con una lettera al sindaco Marta Vincenzi e al sovrintendente Giovanni Pacor.”

www.genova24.it

Pagate i debiti!

6 Agosto 2011 2 commenti

Accordo al Teatro dell’Opera

teatro-dell-operaTEATRO DELL’OPERA: FISTEL CISL, RAGGIUNTO L’ACCORDO (AGENPARL) – Roma, 04 ago – “Esprimiamo soddisfazione per l’accordo raggiunto. Dopo mesi di trattative e riunioni si è raggiunta l’intesa tra il Presidente del Teatro dell’Opera, On. Alemanno e i Sindacati. L’accordo è costituito dal livello di qualità artistica riconosciuta al Teatro in modo tangibile con il successo di pubblico ed il riscontro dei media, anche internazionali. Altro punto qualificante dell’attività del Teatro è stato il ruolo istituzionale svolto nel corso dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, nell’ambito del quale è stato protagonista anche nel processo di ripristino del FUS. Inoltre l’azione di governance è proseguita nel corso del 2010 consentendo il raggiungimento di un risultato economico positivo, tanto più qualificante atteso lo stato di crisi nella quale il Teatro ha versato negli ultimi anni. Tali obiettivi sono stati tutti raggiunti con il fondamentale apporto dei lavoratori del Teatro. Tra i punti dell’intesa l’individuazione dei percorsi che vedono il Sindaco Presidente avviare ogni azione positiva, ivi compresa la sensibilizzazione del Governo per le modifiche normative che dovranno superare i limiti imposti dalla vigente normativa di cui alla legge 100 del 2010, per pervenire alla copertura di n. 631 posti di organico a tempo indeterminato entro la fine del 2011. Andranno inoltre attivate le azioni relative all ‘ indizione dei concorsi nell’area artistica , a partire da quelli già approvati dal Ministero. Ugualmente per l’assunzione e le promozioni dei lavoratori tecnici e amministrativi si procederà attraverso la selezione e premiando la professionalità in ogni comparto di lavoro. In tale ambito, sarà approfondita la questione relativa alla istituzionalizzazione dell’autonomia del Teatro (legge 800 del 1967) , anche quale espressione del complessivo nuovo assetto conferito all’Amministrazione Capitolina, di cui il Teatro dell’Opera di Roma non può non beneficiare. Il Sindaco-Presidente On. Alemanno s’impegna ad affrontare il tema dei finanziamenti istituzionali, al fine di caratterizzarli con un impegno almeno triennale, che consenta una coerente e proficua attività di programmazione. E’ auspicabile che a tale azione si accompagni l’impegno del CDA a promuovere ogni azione volta a reperire nuovi sponsor privati”. E’ quanto si legge in una nota di Paolo Terrinoni, Segretario Generale della FISTEL CISL di Roma e Lazio

Attacco a Di Benedetto

LIRICO. Appello a Zedda La Uil attacca Di Benedetto:tatro
«Siamo delusi» «In teatro vige la totale anarchia, siamo davanti al nulla». La Uilcom-Uil attacca ancora una volta duramente la gestione del sovrintendente Gennaro Di Benedetto e rivolge «un appello accorato» al presidente Zedda e al cda «per avviare una riflessione finalizzata alla ripresa del confronto sui vari problemi, da quello occupazionale all’organizzazione del lavoro, dai precari alla biglietteria».
Un confronto che ha bisogno, scrive il segretario regionale Tonino Ortega, «dell’impegno di tutti e soprattutto del sindacato confederale». Una puntualizzazione dettata dalla nuova rottura del fronte sindacale con la Uil, de una parte e gli altri sindacati (tranne il Libersind) dall’altra.
In una lettera spedita al sindaco di Cagliari e presidente della Fondazione Massimo Zedda, ai consiglieri d’amministrazione del Lirico, al sovrintendente Gennaro Di Benedetto e a tutti i lavoratori, il segretario della Uilcom Tonino Ortega ha voluto sottolineare la delicata situazione economica dell’ente: «Un debito prodotto da spericolate gestioni – è scritto nella lettera – e l’incertezza dei finanziamenti legati agli umori della politica tengono in ostaggio le vite dei lavoratori e delle loro famiglie, in particolare di coloro che non sono stati riconfermati con il rinnovo del contratto».
Ortega poi parla di Di Benedetto, responsabile di quella che definisce inadeguatezza gestionale. «Ci si aspettava che l’attuale sovrintendente fosse in grado di rispondere all’esigenza di far riaccendere i motori della macchina “teatro”. Invece, dopo cinque mesi di gestione, le tante aspettative sono rimaste deluse». Secondo il segretario della Uilcom non c’è stato nessun riscontro alle tante domande poste, l’ingranaggio è ormai inceppato: «E speriamo che non sia solo per una questione politica – sottolinea Ortega – il Festival di Sant’Efisio è stato un solenne flop, con scelte artistiche di scarsa presa su un pubblico fortemente deluso e in attesa della stagione lirica».unione sarda