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Archivio Gennaio 2012

Comunicato stampa

SLC CGIL – FISTEL CISL – FIALS CISAL-
SNATER  – FLS CSS – USB
La comunicazione inviata dal Presidente della Fondazione ieri in tarda serata (vedi link) alle scriventi rappresenta un’apertura significativa rispetto alla vertenza del Teatro Lirico.
Inoltre le delicate tematiche riguardanti la fideiussione della Regione Sardegna necessaria per accendere il mutuo, e il finanziamento in discussione con la finanziaria regionale proprio in questi giorni, impongono un momento di riflessione.
Pertanto le agitazioni programmate, compreso lo sciopero previsto per la giornata del 28 gennaio, sono state, nell’interesse generale della Fondazione, momentaneamente sospese.
Rimaniamo in attesa di una convocazione della commissione che dovrà affrontare tutte le problematiche che compongono la spinosa vertenza dei lavoratori del Teatro Lirico e auspichiamo che tale convocazione giunga entro la prossima settimana.
Ci auguriamo che questa fase di “congelamento” delle conflittualità possa portare definitivamente a conclusione tutti gli argomenti in discussione entro il mese di Febbraio.

Cagliari 28 gennaio 2012

Sindaco e sindacati

“Carissimi,
pur con il dovuto riguardo alla protesta in essere che vede domani 28 gennaio la terza giornata di astensione dal lavoro, tengo a sottolineare come io stesso, i Consiglieri di Amministrazione e le Istituzioni siamo impegnati in un concreto percorso risolutivo dei problemi della Fondazione, come da accordi presi con Voi.
Il contributo regionale è in discussione in questi giorni, la posizione del Sovrintendente è in via di soluzione, la commissione tecnica affronterà il problema del blocco degli acconti, del piano industriale e del mutuo che sicuramente potranno contribuire alla stabilizzazione aziendale.
Penso che in questo momento un segnale di distensione rappresenterebbe un consistente contributo a questo percorso.”
Cordiali saluti
Massimo Zedda


UILCOM-UIL LIBERSIND-CONFSAL

Le scriventi OO.SS. ritengono la comunicazione a loro pervenuta dal presidente della Fondazione Massimo Zedda:

- non risolutiva, aggiungendo nulla di più a quanto emerso dall’ultima riunione del 25 gennaio intercorsa tra Presidente della Fondazione, CDA, e OO.SS. (risultata essere, con grande rammarico e sconcerto, solo interlocutoria);
- intempestiva, essendo pervenuta con estremo ritardo solo alle 16,30 del giorno 27 gennaio.

Per quanto sopra, in osservanza alle motivazioni espresse nella dichiarazione di sciopero del 30.12.2011 e nel rispetto del mandato assembleare, le scriventi comunicano che l’astensione dal lavoro prevista per sabato 28 gennaio c.a. è stata confermata.

Le OO.SS. scriventi auspicano nell’interesse generale che le mere dichiarazioni d’intenti espresse dal Presidente si tramutino definitivamente in atti concreti, decretando quel cambio di passo gestionale imprescindibile per garantire un futuro sereno a tutti i lavoratori del Teatro.

Le sigle SLC-CGIL FISTel-CISL FIALS-CISAL SNATER USB CSS hanno invece sospeso lo sciopero  .
Si è voluto infatti mandare un segnale di distensione alla Giunta Regionale che martedì voterà il finanziamento e la fideiussione del mutuo. Siamo a conoscenza che la settimana prossima verrà convocata la commissione che discuterà dell’anticipo sui futuri miglioramenti.
Si vuole appurare se con la serenità si risolve la vertenza.

Senatore Vincenzo Vita

Il senatore Vincenzo Vita,   informato  sulla   circolare Nastasi dai professionisti del teatro di Trieste, ha fatto un splendida interrogazione

Qualcuno ancora pensa a noi…

A risposta scritta
Al Ministro per i beni e le attività culturali
Premesso che:
al comma 1 dell’articolo 3 della L. 100/2010 “Disposizioni in materia di personale dipendente dalle fondazioni lirico-sinfoniche ” prevede che “Il personale dipendente delle fondazioni lirico-sinfoniche, previa autorizzazione del sovrintendente, può svolgere attività di lavoro autonomo per prestazioni di alto valore artistico e professionale, nei limiti, definiti anche in termini di impegno orario percentuale in relazione a quello dovuto per il rapporto di lavoro con la fondazione di appartenenza, e con le modalità previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro…”;
in data 19 gennaio 2012 con lettera indirizzata ai Presidenti dei Collegi dei revisori dei conti c/o Fondazioni Lirico Sinfoniche il direttore generale Nastasi prevede l’applicazione coercitiva del comma 1 del suddetto articolo;
la norma – secondo l’interpretazione fornita dal direttore Nastasi – “riafferma il rapporto di esclusività della prescrizione lavorativa fondamentale ed esclude pertanto anche le prestazioni gratuitamente rese anche al di fuori del servizio” .
Si chiede di conoscere dal Ministro competente quali i motivi per cui sia stata inviata una lettera alle Fondazioni che si basa su un’interpretazione assai forzata (e discutibile)di una norma.
Si chiede di sapere quali i motivi per cui è fatto divieto ad un lavoratore dello spettacolo, ad un’artista di poter svolgere un’attività a livello personale e di beneficenza, a danno della libertà umana e professionale.
VITA, RUSCONI, CERUTI, Vittoria FRANCO, Maria Pia GARAVAGLIA, MARCUCCI, PROCACCI, SOLIANI

Lirico: ancora tensioni

Ornaghi e i teatri

“Enti Lirici. Cambierà qualcosa anche lì? Si ironizza spesso su „indennità spade‟ e su antiche
stratificazioni…”, ha chiesto Paolo Conti in una articolata intervista al nuovo ministro per i Beni e le attività culturali del governo Monti, Lorenzo Ornaghi, pubblicata dal Corriere della Sera in data 23 gennaio.
“Ho ottenuto uno spostamento della legge delega a fine dicembre 2012. Ma è chiaro che in un contesto come l‟attuale, qualcosa dovrà cambiare in un settore di appena cinquemila addetti e 14 fondazioni liriche, che assorbe 200 milioni annui di fondi statali e che raddoppiano aggiungendo
quelli locali”.
Banale, innanzitutto, la domanda di Paolo Conti, giornalista altrove molto informato e preparato. L‟indennità spade – esilarante, come alcune altre – ci vuole molto poco per cancellarla dai contratti integrativi delle fondazioni liriche, se già non l‟hanno fatto senza avvertirlo. Come anche le „antiche stratificazioni‟. Quali sarebbero queste antiche stratificazioni? Stratificazioni di personale, a seconda delle varie sovrintendenze? Sono soprusi e illeciti dei quali alla politica occorre chiedere conto, non alla musica.

La politica anche i teatri ha usato per piazzare, premiandoli, i propri servi; vi sono esempi numerosissimi in tutti gli schieramenti politici, indifferentemente, senza vergogna.
Le cose, diciamo a Conti, sono cambiate molto negli ultimi anni. Ci sono teatri che chiudono da
qualche anno i bilanci in pareggio quando non addirittura in attivo, e altri che continuano a fare passivi – tanto c‟è „Pantalone‟ che alla fine paga. Ma chi ha inventato „Pantalone‟, caro ministro, se non la politica che sana i bilanci in rosso degli amici (politici) e mette alla gogna, senza risanarli, quelli in rosso dei nemici, sempre politici? Dunque cominci col dire cose un pò più sagge di quelle che ha detto a Conti. Cosa vuol dire che 14 fondazioni liriche e „appena‟ cinquemila addetti assorbono 200 milioni di fondi pubblici che raddoppiano a causa dei fondi aggiuntivi degli enti locali? Messa così, signor ministro, le rivolgiamo noi analoga domanda, e non cavalcando l‟antipolitica. Cosa ce ne facciamo di deputati e senatori che costano allo Stato dieci e venti volte più delle fondazioni liriche, ogni anno, senza che i cittadini notino evidenti segni della loro
presenza? Le 14 fondazioni liriche e i circa cinquemila addetti rappresentano una delle eccellenze del nostro paese, fonte di reddito – possiamo dire altrettanto dei nostri rappresentanti? – motivo di richiamo per i milioni di turisti che visitano l‟Italia. Un esempio per chiarirLe come stanno le cose.
Recentemente il sovrintendente del Teatro La Fenice, Cristiano Chiarot, ha rivelato che dei 140mila
spettatori che ogni anno assistono agli spettacoli (opere, balletti, concerti) dello storico teatro
veneziano, ben 110mila circa sono stranieri. Capito signor ministro? E i 15 milioni circa che lo
Stato dà a quel teatro, cui vanno ad aggiungersi i contributi locali per un totale di circa 22 milioni di
Euro, producono intanto 7 milioni circa di entrate fra botteghino, sponsorizzazioni e biglietti per le
visite (quasi 150mila persone ogni anno pagano un euro per poter entrare a visitare La Fenice),
senza contare tutto il resto: alberghi, ristoranti, aerei, negozi coinvolti in tale flusso di turismo
culturale che investe il nostro paese. Il Ministro dovrebbe sapere che un euro investito nel settore
della cultura ne produce quattro, parte dei quali torna allo Stato in forma di tributi di vario genere,
ripagandolo ampiamente dei contributi erogati. Ci vuol dire quanti dei 5 miliardi circa che costa la
politica tornano allo Stato sotto qualsivoglia forma, oltre quello del bel vivere degli eletti dai
capipartito? Il Ministro cominci col dire, invece, che i finanziamenti saranno triennali e certi, che
chi non chiude i bilanci in pareggio va mandato a casa ed è responsabile in solido del disavanzo,
che chi destina soldi alle istituzioni culturali può interamente detrarseli dalle tasse; che non ci sarà
più „Pantalone‟ che risana i bilanci in rosso degli amici, perché „Pantalone è morto‟, che le direzioni
artistiche devono essere controllate da esperti veri e sopra le parti, perché innanzitutto
salvaguardino il patrimonio del nostro repertorio operistico, quello che immancabilmente riempie i
teatri. Che i prezzi per andare a teatro devono essere calmierati, fino a quando lo Stato contribuisce,
con il suo finanziamento, in maniera considerevole ai loro bilanci, e che si deve riempirli ogni sera,
i teatri. Già ogni sera, altra anomalia italiana. A Roma, tanto per fare un esempio, l‟Opera fa 80
recite in tutto, all‟anno. Si può definire l‟Opera una istituzione produttiva?
Se si seguissero alcune elementari ma chiarissime regole, e la vigilanza badasse alla sostanza e non
alle quisquilie, come sembra aver fatto (e Paese Sera ha denunciato) con una recente circolare il
direttore generale dello spettacolo Nastasi, con la quale impedisce di fatto ai migliori strumentisti -
nella circolare si dice: a tutti, senza riguardo per i migliori, gli unici di fatto colpiti – di svolgere, nei
tempi e modi consentiti, attività artistica autonoma. Perfino se gratuita, anche quella non è
consentita.
Poi, invece, si trova il modo per sanare una cantonata, subito dopo averla presa. Si concede
l‟autonomia di gestione ad alcune istituzioni (Scala, Opera di Roma, e ora, sembra, anche Santa
Cecilia) e queste, in nome di tale autonomia, possono autorizzare i propri dipendenti a esercitare
anche attività autonoma.
Se poi il Ministro Ornaghi vuole avere notizia della buona amministrazione nelle fondazioni liriche,
non ha che da rivolgersi a quattro-cinque indirizzi che volentieri gli forniamo. Si rivolga al Teatro
Massimo di Palermo, al sovrintendente prof. Cognata, che ha dichiarato che da sei anni i bilanci del
suo teatro sono in pareggio e che i dipendenti non hanno mai dovuto attendere un giorno di più per
ricevere lo stipendio – mentre per anni quel teatro è stato il simbolo dello spreco incontrollato; alla
Scala , parli a Lissner che ha sempre chiuso i bilanci in pareggio e ha aumentato l‟attività; si faccia
dire anche da Bruno Cagli dell‟Accademia di Santa Cecilia, alla quale pare, in questi giorni, proprio
Lei abbia concesso l‟autonomia di gestione, in nome della sana amministrazione; senta anche la
sovrintendente di Firenze, Francesca Colombo, che si è assunta l‟impegno di chiudere il prossimo
bilancio in pareggio, dopo quasi dieci con passivi di bilancio. Ascolti anche Cristiano Chiariot,
sovrintendente alla Fenice – ma alcuni dati glieli abbiamo forniti anche noi.
Per carità non vada a bussare alle porte di altri teatri, come Genova, Trieste, Cagliari, dove il
Ministero – il suo Ministero – ha inviato un commissario senza che nulla sia accaduto di positivo ai
bilanci di quei teatri – a differenza di quello che invece è accaduto ai due teatri dove ci è andato di
persona il suo direttore generale, in veste di commissario, Nastasi, che ha fatto miracoli – ma come,
sarebbe utile sapere. Chieda anche al dott. Ernani, più volte premiato per la corretta
amministrazione, mandato via dal sindaco Alemanno perché „cattivo amministratore‟, richiamato
dalla Cancellieri, sua collega di governo, a Catania come consulente per la Sovrintendenza e, dalla
stessa successivamente nominato a Bologna sovrintendente (insomma uno o è buono o è cattivo
amministratore, non può essere buono per taluni e cattivo per altri; i bilanci, a meno che non siano
truccati per scopi poco chiari, sono fatti di numeri e con i numeri non si può imbrogliare).
Dopo che si è opportunamente informato, signor Ministro, gradiremmo che ci spiegasse come mai
si è lasciato fare un buco di alcune decine di milioni di Euro al sovrintendente Meli, quand‟era al
Teatro di Cagliari – notizia vecchia, ma ribadita pochi giorni fa dall’Espresso – che, oggi, si trova
per quel buco (25 milioni di Euro) nei guai seri; e perché e chi lo ha poi promosso alla Scala, dove è
durato poco, sostituito, prima che fosse troppo tardi, dall‟ottimo Lissner, e di lì a Parma, dove pare
che faccia navigare la barca del Teatro Regio in cattive acque economiche. Ci spieghi anche perché
Gioacchino Lanza Tomasi, sovrintendente a Napoli, viene commissariato – perché nel teatro c‟è un
buco di bilancio più grande del Vesuvio – ma poco dopo viene nominato a Catania, al Teatro
Bellini, consulente „per i grandi eventi‟ e, non bastasse, il Ministro Bondi lo chiama in una
commissione del suo Ministero – dove tuttora siede – quella che dà pareri sulle richieste di
finanziamenti e il loro ammontare da parte delle istituzioni musicali. E, colmo dei colmi, Nastasi in
una recente intervista, ha lodato come „ottimo amministratore‟. Ma allora perché il suo teatro,
quello di Napoli, è stato commissariato, per l‟enorme deficit sotto la gestione Lanza Tomasi?
Si informi prima, ci spieghi poi questi arcani e poi proceda ad emettere i decreti previsti dalla legge
delega del suo predecessore, Bondi. Vedrà che non dirà più che qualcosa si deve fare con quegli
„appena cinquemila addetti e 14 fondazioni liriche‟ che si ciucciano „200 milioni dello Stato‟. A
presto, signor Ministro.
di Pietro Acquafredda

Emendamento alla legge 100

Emendamento alla legge 100 sugli integrativi aziendali!Leggete tutti perchè è importante!

 

Questo è il paragrafo sugli integrativi aziendali

Si ringrazia Silvia Russo

 

Circolare Nastasi: permessi

20 Gennaio 2012 18 commenti

Di Benedetto resta…

Lirico Di Benedetto resta al teatro, i tagli degli stipendi pure

Restano i tagli agli stipendi e, per il momento, anche il soprintendente Gennaro Di Benedetto. Via libera invece al tavolo tecnico composto da delegati e cda chiesto dai sindacati: avrà l’obiettivo di capire se e quando potranno essere annullate le riduzioni. Si è concluso con un nulla di fatto il consiglio d’amministrazione della Fondazione del teatro Lirico convocato per ieri. Alla fine della riunione gli unici a parlare sono Di Benedetto e Felicetto Contu, vice presidente del cda.

L’unico che ammette lo stallo nella trattativa per la risoluzione «consensuale da entrambe le parti» del contratto dell’attuale soprintendente. Che alla fine del vertice durato oltre due ore e mezzo, dichiara: «Resterò al mio posto fintanto che non mi comunicheranno il contrario». Per i tagli delle mensilità, precisa: «Il cda non ha rivisto la decisione che aveva preso né tantomeno poteva farlo», rimandando di fatto la palla alla commissione tecnica appena nata. Prima della riunione del consiglio d’amministrazione Zedda aveva avuto un incontro con le sigle sindacali: tra le richieste anche il congelamento della delibera che limava gli stipendi.

Il primo cittadino ha confermato il finanziamento del Comune di 2 milioni e 400 mila euro anche per il 2012 e ha annunciato un vertice con Cappellacci per verificare il piano industriale presentato dalle organizzazioni sindacali. Arriva anche l’appello verso la Regione: «Deve fare la sua parte per affrontare l’esposizione finanziaria che oggi mette in difficoltà il teatro, facendosi garante del mutuo da 15 milioni», ha dichiarato il primo cittadino. Alessandro Pisu, portavoce delle otto sigle più Rsu, risponde: «Il teatro ha bisogno di ripartire con una marcia nuova. In attesa di fatti nuovi lo sciopero del 28 è confermato». Francesca Ortalli

Sardegna Quotidiano

Il risanamento

Cda e sindacati sul piano industriale CAGLIARI.

Archiviata la pratica Di Benedetto, e la sua gestione, il sindaco Zedda ha ha incontrato ieri mattina di sidnacati della Fondazione del Teatro Lirico, che hanno chiesto il ritiro della delibera taglia-stipendi. Lo sciopero fissato per il 28 gennaio è stato confermato. La novità emersa dalla riunione è la costituzione di un tavolo tecnico al quale parteciperanno insieme ai sindacati anche i delegati del Cda del Lirico per studiare carte e leggi al fine di evitare la riduzione delle retribuzioni. Del tavolo, la cui costituzione è stata deliberata nel cda del Lirico riunitosi in tarda mattinata
fanno parte sindacati, revisori dei conti, direzione amministrativa e lo stesso sindaco. Ma il tavolo tecnico si occuperà anche di definire le linee del nuovo piano industriale. «A marzo – ha spiegato all’uscita dall’incontro Alessandro Pisu a nome di tutte le sigle sindacali e delle Rsu – abbiamo subito un taglio del 12 per cento e ora ne arriva un’altro analogo. Per noi si tratta di scelte sbagliate e non accettabili». «Il sindaco – ha detto – si sta muovendo bene. Ma noi aspettiamo un protocollo d’intesa che risolva definitivamente la questione». Soddisfatto Zedda dell’esito dell’incontro, rimane il problema del Soprintendente e del futuro del teatro: «Per quanto riguarda Di Benedetto – ha ribadito il sindaco poco prima di partecipare alla riunione del Cda del Lirico – stiamo percorrendo la strada dell’accordo consensuale». Ma il futuro del teatro deve camminare su gambe solide, non appesantite dai debiti. «È fondamentale l’intervento della Regione: «Si faccia garante – ha incalzato Zedda – per eliminare questo peso: se la Fondazione partisse oggi sarebbe sana e produrrebbe anche degli utili. Il problema è solo il passato e il debito accumulato negli ultimi 10-15 anni. Ho parlato con l’assessore regionale alla Cultura Sergio Milia in vista di un imminente incontro che dovrebbe definire le tappe utili a un intervento risolutivo delle banche per evitare il crac». Nel frattempo Zedda ha assicurato che per il Teatro è confermato il finanziamento di 2,4 milioni da parte del Comune

La Nuova Sardegna

Tagli alla cultura

Ieri centinaia di operatori hanno manifestato davanti all’assessorato regionale
Tagli ai fondi, cultura al tracollo «Siamo disperati». Milia sul Lirico: «Basta soldi al buio»
«Quando ti tagliano i fondi mese dopo mese, anno dopo anno, non ti impediscono solo di esercitare la tua arte, ti tolgono il senso del tuo lavoro, della tua esistenza, ti svuotano dentro, ti tolgono la speranza».
C’è rabbia, frustrazione, angoscia nelle parole di Ornella D’Agostino, danzatrice e regista con esperienze internazionali. La sua attività rischia di bloccarsi soprattutto per ragioni economiche. Per lei e i dieci soci dell’associazione Carovana, di cui è direttrice artistica, già è stato difficile sopravvivere sino ad oggi ma con i tagli operati dal governo anche quest’anno e quelli previsti nella bozza della Finanziaria regionale in discussione – dagli 11,6 milioni dello scorso anno ai 4,3 di quest’anno – sarà impossibile: con un meno 60 per cento si chiude. «Siamo al tracollo».
LE RAGIONI DELLA PROTESTA Ornella D’Agostino ieri mattina ha manifestato assieme a centinaia di colleghi davanti alla sede dell’assessorato alla Cultura, a Cagliari. Per chiedere alla Regione di ripristinare i fondi per il settore e denunciare la perdita di parte dei fondi comunitari, la mancata approvazione (nonostante l’impegno assunto dopo l’approvazione di un ordine del giorno da parte del Consiglio regionale) di un disegno di legge che modifichi la legge vigente sullo spettacolo, i gravi e insostenibili ritardi nelle istruttorie e nelle verifiche per l’accesso e l’utilizzo dei contributi. Non solo. Secondo gli operatori dello spettacolo c’è un eccessiva burocratizzazione e discrezionalità nella applicazione delle regole da parte dell’apparato politico e amministrativo dell’assessorato. E forse per mantenere questa discrezionalità – malignano i più – non sono mai stati resi noti i dati dell’osservatorio regionale sullo spettacolo, quello che avrebbe dovuto censire compagnie e attività e stabilire criteri oggettivi sulla base dei quali erogare i fondi.
L’anno scorso ad avere diritto ai finanziamenti sono state 128 compagnie che, se non cambiano i criteri, si dovranno dividere un terzo della torta. Significa chiusura, licenziamenti, ulteriore impoverimento culturale.
Quella di ieri non è stata una protesta come altre, una delle tante difese delle contribuzioni a pioggia erogate a mani basse negli ultimi cinquant’anni, ma una manifestazione da ultima spiaggia. E non sarà l’ultima perché il 24 gennaio i rappresentanti dei tremila operatori del settore saranno sotto il Consiglio regionale, in occasione di un’audizione in commissione bilancio.
L’INCONTRO CON MILIA Ieri un gruppo di operatori, tra i quali un folto gruppo di dipendenti del teatro lirico di Cagliari, è stato ricevuto dall’assessore alla Cultura Sergio Milia e dai più alti dirigenti dell’assessorato, cui hanno manifestato problemi ed errori. Uno su tutti: si va verso l’approvazione di una nuova legge senza avere dati certi. Una follia.
«DUE MILIONI IN PIÙ» Milia ha detto di aver chiesto ai capigruppo dei partiti in consiglio regionale di presentare un emendamento alla Finanziaria per recuperare «almeno due milioni di euro» e, quanto alla legge, ha ricordato di aver rispettato gli impegni approvandola in Giunta. «Ora spetta al Consiglio discuterla in commissione e portarla in Aula». L’assessore è stato particolarmente duro sul teatro Lirico: «Mesi fa abbiamo chiesto un piano industriale che ci consentisse di sapere per che cosa stiamo spendendo soldi e non ci è stato consegnato; abbiamo stanziato quasi 5 milioni per un progetto in sinergia tra Cagliari e Sassari ma nemmeno su questo ci è stato presentato un progetto. Non siamo più disposti a spendere soldi al buio. Al teatro abbiamo dato oltre 90 milioni in dieci anni e il debito è sempre elevato. Anche il sindaco di Cagliari e presidente della Fondazione deve agire».
BARRACCIU E MURGIA I manifestanti hanno ricevuto la solidarietà di Francesca Barracciu (Pd), da tempo concretamente in prima linea contro il taglio ai fondi e presente alla manifestazione, e del deputato del Pdl Bruno Murgia: «Ho stima di Sergio Milia e Giorgio La Spisa e rivolgo loro un appello perché i tagli siano ridotti o cancellati, anche con il concorso delle sensibilità del Consiglio regionale».
Antioco Usala, portavoce di Cosass, il coordinamento degli organismi dello spettacolo, e presidente di Cada die, 30 anni di attività, 17 dipendenti, 700 mila euro di fatturato nel 2010, racconta una storia di passione: «I fondi ce li riducono da anni. Ma sinora non abbiamo tagliato la nostra produzione ma i nostri stipendi, ci accontentiamo di pochi euro». Ecco spiegato uno degli slogan impressi su uno dei tanti cartelloni esposti dai manifestanti: «Io chiudo domani, non mangio da ieri». Unione Sarda
Fabio Manca

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Manifestazione alla Regione

Teatri in Regione

Domani 17 gennaio 2012, a partire dalle ore 9,30 i lavoratori e gli operatori dello spettacolo sardo sono convocati in un presidio che si svolgerà presso l’Assessorato regionale alla Pubblica Istruzione, Beni culturali, Informazione, Spettacolo e Sport in viale Trieste a Cagliari.
Il presidio si tiene per sollecitare risposte da parte dell’Assessore Sergio Milia e per denunciare l’assenza di una politica per la cultura e lo spettacolo in Sardegna e per contrastare gli annunciati drammatici tagli previsti dalla Finanziaria presentata dalla Giunta regionale e attualmente in discussione nel Consiglio regionale.
Nel corso del presidio saranno presentate alla stampa le iniziative decise dal COSASS, Coordinamento degli Organismi dello Spettacolo e delle Arti Sceniche della Sardegna, e che si terranno nelle prossime settimane per sensibilizzare le forze politiche, sindacali, l’opinione pubblica sulla necessità di scongiurare tali tagli.

Coordinamento degli Organismi dello Spettacolo e delle Arti Sceniche della Sardegna

Quale fabbrica della creatività nel nuovo anno?
No ai tagli alla cultura e allo spettacolo!
Mobilitazione dello spettacolo e della cultura sarda contro le scelte di questa Giunta regionale per impedire che nel 2012 si compia l'atto finale di desertificazione della produzione artistica e culturale nella nostra Isola.
Il 2011, iniziato malissimo all'insegna dei pesanti tagli decisi dal Bilancio regionale e recuperati in primavera nel collegato alla Finanziaria, è proseguito pure peggio!

Accesso negato e perdita di buona parte dei fondi POR per il settore
Disegno di legge di modifica alla Legge 18 sullo spettacolo (in vigore dal 2006 e tutt'ora non applicata) presentato dalla Giunta senza rispetto delle indicazioni date dagli operatori

Gravi e insostenibili ritardi nelle istruttorie e nelle verifiche per l'accesso e l'utilizzo dei contributi

Burocratizzazione e discrezionalità nella applicazione delle regole da parte dell'apparato politico e amministrativo dell'Assessorato

Accesso negato ai dati elaborati dall'Osservatorio regionale sullo spettacolo.

E tutto ciò nonostante il 4 maggio 2011, il Consiglio regionale all'unanimità avesse votato un ordine del giorno (vedi nota) che impegnava la Giunta regionale ad atti ed azioni concrete di sostegno e indirizzo.
Annus horribilis quindi il 2011! Peraltro chiuso da un lato all'insegna dello spreco (vedi i fondi del Presidente che ‘offre' ai cittadini cagliaritani a Natale, 4 repliche di uno spettacolo per la modica cifra di 150.000 euro) e dall'altro con la proposta di Finanziaria attualmente in discussione che prevede per il 2012 tagli di oltre il 60% alla Cultura e allo Spettacolo (-40% alle Scuole civiche di musica, -50% al Teatro Lirico di Cagliari, -62% allo Spettacolo dal vivo, -60% alla Produzione cinematografica e decurtazioni anche ai fondi di Biblioteche, Archivi e Musei, ecc.).

Chiamiamo a una rivolta verso questa politica che continua a pensare che l'investimento per la cultura sia una spesa e che, con la scusa della crisi, opera tagli così pesanti, indiscriminati e inutili anche dal puro punto di vista economico. Ricordiamo infatti che le risorse complessive che la Regione mette a disposizione per il comparto sono pari appena allo 0,16% del bilancio totale. Undici milioni di euro per un settore che occupa oltre 3000 addetti.

La crisi che altri hanno determinato rifiutiamo di pagarla sulla nostra pelle: non siamo stati noi a scegliere di degradare la cultura disattivando la sua funzione e il suo significato profondo con investimenti o tagli che premiano star system e modelli televisivi, orientando la programmazione artistica a favore di logiche di semplice intrattenimento, mortificando il ruolo esercitato da centinaia di teatranti, musicisti, danzatori e artisti nel contribuire alla formazione e alla crescita civile e democratica.
Altri e non noi hanno scelto di incrementare il pubblico dei consumatori passivi, assuefatti, piuttosto che stimolare e incentivare lo sviluppo del pensiero critico, di autonomia creativa, di innovazione delle estetiche di comunicazione che riconducono alla centralità della dignità della persona, mobilitandosi per il miglioramento della qualità della vita, verso la sfida della conoscenza e lo sviluppo della consapevolezza.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: una società sarda marcata da gravi fenomeni di degrado, sottosviluppo, criminalità e microcriminalità crescente, dispersione scolastica e disoccupazione giovanile e femminile oltre ogni limite sostenibile. Una società che soffre di gravi disagi che possono essere ignorati solo per disonestà o per colpevole incompetenza.
Quindi no ai tagli alla cultura! Ma serve anche, e subito, una nuova politica per la cultura. O forse sarebbe meglio dire che serve finalmente una politica per la cultura, per lo spettacolo e per l'arte in Sardegna. Una politica che riconosca alla cultura, al teatro, alla musica, alla danza il ruolo e il valore di bene comune.

E’ responsabilità politica lo stato di sbando e baratro in cui versa il settore dello spettacolo che sprofonda per la mancata visione e realizzazione di un programma istituzionale che abbia investito organicamente sulla creazione di modelli sostenibili che tenessero conto delle specificità culturali, sociali ed economiche dell’isola. Siamo stati testimoni e vittime del succedersi di giunte, assessori e assessorati, commissioni, leggi attese e mai attuate, delibere e controdelibere che hanno disatteso e minato alle fondamenta qualunque processo virtuoso generativo di qualità artistica, etica della trasparenza, capacità di condivisione e inclusione partecipativa.
La mancata tutela del diritto e dignità del lavoro e dello status d’artista, privato recentemente anche dell'unico ammortizzatore sociale di cui disponeva, gli incerti sistemi di professionalizzazione del settore dello spettacolo, l'assenza di regole certe e condivise hanno consolidato pratiche ‘nazionali' e modelli importati, scambiando per ‘eccellenze' vere e proprie cattedrali nel deserto, mortificando e sottovalutando una straordinaria ricchezza di professionalità e potenzialità che il territorio esprime nel campo artistico e della creatività nelle arti sceniche e performative.
Ora basta!! Basta ai tagli alla cultura! Ciò che c’è da tagliare sono i privilegi, gli sperperi, le spese clientelari ed il superfluo! Basta ad una politica che continua ad usare l’arte e gli artisti come strumento di propaganda! Basta a chi non conosce né riconosce il nostro ruolo e operato! Basta a chi non capisce che siamo un pezzo fondamentale della crescita e del benessere dei nostri paesi, quartieri e città! Basta a Istituzioni che non hanno competenza in materia artistica e decidono senza confronto con il settore! Basta a chi non ascolta la protesta né le proposte! Basta agli sprechi e ai ‘grandi eventi'! Ora basta!!

In attesa della svolta

TEATRO. Quasi certamente si terrà domani l’incontro con il presidente della Fondazione Lirico, i dipendenti aspettano Zedda
«Abbiamo messo in agenda l’incontro con i lavoratori del Teatro Lirico», affermano dallo staff del sindaco, «ma la data è ancora da fissare con certezza». Quasi certamente si terrà domani, unico giorno utile prima della nuova riunione del consiglio d’amministrazione, fissato per martedì alle 17. Dopo il sit-in dei dipendenti e il cda di venerdì, che ha decretato la fine dell’era del sovrintendente Gennaro Di Benedetto, tra i lavoratori di via Sant’Alenixedda e Massimo Zedda, presidente della fondazione che guida l’ente, i rapporti rimangono tesi. «Ci aspettiamo che ascolti anche le reagioni dei lavoratori», affermano coristi, musicisti, tecnici e amministrativi del Lirico. Per questo hanno scritto e inviato una lettera con cui chiedono una riunione formale e urgente al primo cittadino.
LA RICHIESTA «Non possiamo basarci su dichiarazioni informali, comunicate per strada, com’è successo l’altro giorno. Per giunta se si tratta dei nostri stipendi», affermano i lavoratori. La voce della busta paga oggetto del contendere è “Anticipi sui miglioramenti futuri”, in pratica una forma di adeguamento al costo della vita che è stato erogato a partire dal 2008, in attesa che venisse stipulato il contratto collettivo nazionale di lavoro, ancora di là da venire. Secondo il nuovo collegio dei revisori dei conti si tratta di un compenso illegittimo. Dunque Zedda su questo punto è parso irremovibile: «È la legge che dice così, non posso farci niente», ha detto venerdì ai lavoratori.
«Negli ultimi tre anni tutti i cda hanno approvato questa voce. Siamo l’unica azienda che chiude l’anno con un attivo di 2,6 milioni di euro ma ci tagliano gli stipendi di oltre 200 euro». Il professore d’orchestra Maurizio Minoli contesta le tesi del sindaco, quasi gridando. Gli animi venerdì erano concitati e la sede di discussione, di fronte al cancello d’ingresso del Teatro, poco opportuna. Così i dipendenti hanno chiesto un incontro ufficiale, per discutere della situazione generale del Lirico.
IL NODO PRESTITO Sono tanti, infatti, gli aspetti che riguardano il risanamento del debito di circa 25 milioni di euro che gravano sulla sorte del Teatro. A cominciare dal mutuo di circa 15 milioni da chiedere al Banco di Sardegna con la fideiussione della Regione. In realtà la quota di debito “grave”, come la definiscono i dipendenti, è di circa 12 milioni. Soldi da impiegare innanzitutto per pagare i fornitori. «Alcuni di loro attendono il saldo delle fatture da circa due anni», spiega Annalisa Pittiu, una dei manifestanti. Zedda venerdì ha detto che si sarebbe fatto sentire nuovamente con viale Trento, ma il nodo rimane da sciogliere.
LA PRODUZIONE Sul tavolo ci sono altre questioni, a partire dalle strategie per rilanciare il Teatro. «Ci aspettiamo di avere risposte anche per la produzione», spiegano i lavoratori, che sono disposti a lavorare per molti più spettacoli senza alcun incremento di stipendio (a parte gli anticipi sui miglioramenti futuri a parte, che ritengono un diritto acquisito). «A Torino e Trieste hanno risolto la crisi nel giro di qualche mese». A Cagliari invece si aggiunge un altro problema: chi nominare nuovo sovrintendente. Unione sarda
Mario Gottardi

LA SOLIDARIETA’

L’attrice ed ex deputato Vladimir Luxuria, in città per lo spettacolo alle Saline “Stasera ve le canto”, ha fatto visita in tarda mattinata al presidio dei lavoratori del Teatro Lirico davanti alla struttura di via Sant’Alenixedda. I dipendenti, oggi in sciopero e in attesa degli esiti della riunione del Consiglio di amministrazione della Fondazione iniziata intorno alle 13.30, hanno esposto bandiere e striscioni. A Luxuria hanno regalato la t-shirt con la scritta “Non zittite l’arte”, ormai il simbolo della protesta dei lavoratori per il rilancio del Lirico, alle prese con debiti per circa 25 milioni.

Interrogazione di Murgia

La decisione del cda Lirico, silurato il sovrintendente Di Benedetto
Si prepara a fare le valigie il sovrintendente del Teatro Lirico Gennaro Di
Benedetto. «Stiamo avviando un percorso che porti a una risoluzione
consensuale del suo contratto», ha detto il sindaco e presidente della
Fondazione, Massimo Zedda, al termine della riunione del consiglio di
amministrazione di ieri. Una delle richieste dei lavoratori dunque è stata
accolta, ma tecnici, coristi e musicisti sono ancora sul piede di guerra perché i
tagli ai loro stipendi sono ancora all’ordine del giorno. Dopo il sit-in terminato
alle 16, in concomitanza con il cda, i dipendenti annunciano «nuove azioni
mediatiche».
IL CDA Al cda di ieri non mancava nessuno. Tutti presenti per discutere le
strategie per risanare il debito di circa 25 milioni di euro e soprattutto la rimozione del sovrintendente. A fine riunione Zedda, a nome del cda, ha avvicinato Di Benedetto e assieme avrebbero concordato «i passi per arrivare alla risoluzione consensuale del contratto».
LO SCIOPERO Ma i lavoratori chiedono anche che non vengano toccati gli stipendi. L’oggetto del contendere è la voce “Anticipi sui miglioramenti futuri”.
Circa 215 euro percepiti dal 2008 come forma di adeguamento al costo della vita: un palliativo in attesa del nuovo contratto collettivo nazionale. «Quella voce è stata approvata da tutti i cda degli ultimi tre anni», sottolineano. Ma per Zedda sono illegittimi. «Ci sono due opzioni – spiega il sindaco – o salvaguardare stipendi e lavoratori», e quindi rinunciare a quella voce, «o
arrivare una soluzione drastica: il rischio della messa in liquidazione della Fondazione». In altre parole la morte del Lirico. I dipendenti, dopo aver ricevuto la solidarietà dell’attrice Vladimir Luxuria, in città per uno spettacolo, annunciano «nuove manifestazioni con il coinvolgimento dei cittadini. Infatti il Lirico è patrimonio di tutta la città, non solo nostro». Già oggi, per il concerto delle 19, leggeranno un comunicato e distribuiranno volantini. Mentre prima di martedì, in vista della prossima riunione del cda, hanno chiesto un incontro a Zedda.
INTERROGAZIONE Intanto il deputato del Pdl Bruno Murgia ha presentato un’interrogazione al ministro della Cultura Lorenzo Ornaghi chiedendo un intervento urgentissimo per riunire al tavolo le parti in causa.
Mario Gottardi

L’Unione Sarda

Lirico: fuori Di Benedetto

Il cda ha deciso: Di Benedetto e il Teatro Lirico verso il divorzio

Il sovrintendente Gennaro Di Benedetto potrebbe lasciare il Teatro Lirico di Cagliari. Il cda della fondazione sembra intenzionato a non rinnovargli la fiducia.

Al termine della riunione che si è svolta questo pomeriggio, una delegazione di consiglieri ha incontrato il manager a cui è stata proposta la risoluzione consensuale del contratto. Per i sindacati si tratta di una vittoria: di recente avevano presentato un pacchetto di richieste con al primo punto l’allontanamento di Di Benedetto. Martedì nuova riunione. Potrebbe essere quella decisiva. Per la successione si fa il nome di Maurizio Roi, attuale presidente della Fondazione Arturo Toscanini di Parma e dell’Ater, l’Associazione dei Teatri dell’Emilia Romagna.

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Muro contro Muro

Oggi il consiglio di amministrazione sul caso Di Benedetto
In cartellone c’è lo sciopero Sit-in dei lavoratori: salta il concerto di Bressan
Oramai è muro contro muro. Dopo lo slittamento del consiglio di amministrazione di mercoledì, i lavoratori del Teatro Lirico confermano lo sciopero di oggi.

Decisione che ha due conseguenze: la cancellazione del concerto dell’orchestra e del coro diretti da Filippo Maria Bressan in programma alle 20,30 e, soprattutto, una forte pressione verso il consiglio di amministrazione, che si riunisce alle 13, dopo il rinvio di mercoledì per la mancanza di due componenti: Antonello Arru (presidente della Fondazione Banco di Sardegna) e il consigliere regionale Felicetto Contu (Udc). «È una vergogna che nonostante si sapesse della mobilitazione dal 30 dicembre il cda abbia deciso di far slittare l’importante riunione di mercoledì, che avrebbe anche salvato lo spettacolo», spiega il corista Massimiliano Cecalotti, al termine dell’assemblea dei lavoratori di ieri, e annuncia per oggi «un sit-in in concomitanza con la riunione del cda».
LE RAGIONI DELLA PROTESTA I lavoratori della struttura di via Sant’Alenixedda avevano indetto cinque giornate di sciopero il 30 dicembre scorso. La prima oggi. Nel documento con cui annunciavano la sospensione dal lavoro chiedevano la rimozione dell’attuale sovrintendente Gennaro Di Benedetto e che venissero mantenuti gli attuali livelli di stipendio per i dipendenti del Teatro. Argomenti all’ordine del giorno nel cda in di mercoledì, rimandato per l’assenza dei due consiglieri, a cui non è arrivata la comunicazione della riunione. «Anche questo la dice lunga», continua Cecalotti, componente per l’Usb delle Rappresentanze Sindacali Unitarie, elette la settimana scorsa. «Si sapeva da fine dicembre di questa riunione e hanno mandato la comunicazione ufficiale solo a un paio di giorni dall’incontro. Ovvio che qualcuno poteva avere già impegni». Visto il rinvio, i circa duecento musicisti, coristi, tecnici e amministrativi che ieri si sono riuniti nella platea di via Sant’Alenixedda, hanno confermato lo sciopero e hanno annunciato un sit-in, «con striscioni e bandiere», fuori dal Teatro. Tutti i sindacati e i lavoratori del Lirico ritengono «che il ritardo nell’attivarsi da parte del cda per produrre risposte ai lavoratori, sia indice di colpevole disinteresse o di incomprensibili strategie nei confronti degli stessi e dell’affezionato pubblico che il Teatro continua ad avere».
IL CASO DI BENEDETTO In ogni caso nel consiglio di amministrazione in programma alle 13 tutti i nodi verranno al pettine e nessuno potrà sfuggire alle proprie responsabilità. In discussione ci sono le strategie per risanare un debito di circa 25 milioni di euro e il piano industriale proposto dal sovrintendente Gennaro Di Benedetto. E sarà proprio su quest’ultimo che la discussione rischia di impantanarsi. Infatti i lavoratori chiedono come conditio sine qua non per evitare manifestazioni e scioperi a raffica, proprio di esautorare Di Benedetto e di mantenere inalterati gli stipendi. «La vertenza dei lavoratori è finalizzata a produrre più spettacoli e non richiedere aumenti di retribuzione», sottolineano i dipendenti. E in ogni caso non si tratta di una questione personale con Di Benedetto: «Giova ricordare – specificano – che i lavoratori denunciano questa difficile condizione da ormai due anni, durante i quali è cambiato il sovrintendente ma non la composizione del cda, se non in minima parte, e che Di Benedetto è espressione quindi della stessa politica che governa, da parecchi anni, il Teatro».
IL CONCERTO Visto la conferma dello sciopero, la direzione del Lirico ha deciso di non far salire sul podio Filippo Maria Bressan (che sostituisce l’indisposto Hubert Soudant), che dirigerà l’orchestra domani alle 19, come da programma. «La Direzione si riserva di sostituire il concerto comunicandolo agli abbonati e agli spettatori muniti di biglietto, con largo preavviso. Qualora non si potesse essere presenti alla nuova serata, si avrà diritto a chiedere il rimborso della quota di di abbonamento o del biglietto».

In cartellone, oggi, rimane solo lo sciopero.

Unione Sarda
Mario Gottardi

Lirico: Comunicato Stampa

Le scriventi OO. SS. registrano, con molta preoccupazione, che il C.d.A. previsto per mercoledì 11 gennaio 2012, annunciato dal Presidente della Fondazione e pubblicizzato dagli organi d’informazione, sia slittato a venerdì 13 gennaio, a causa dell’assenza di due componenti dello stesso.

Considerando che le scriventi OO.SS. hanno proclamato il 30 dicembre 2011, per l’intera giornata del 13 gennaio una delle 5 giornate di sciopero, ritengono che il ritardo nell’attivarsi da parte del C.d.A. per produrre risposte ai lavoratori, sia indice di colpevole disinteresse o di incomprensibili strategie nei confronti degli stessi e dell’affezionato pubblico che il Teatro continua ad avere.

Quest’assenza della politica, per la grave situazione nella quale versa il Teatro, era il 4° punto inserito nel documento del 30 dicembre 2011, col quale si apriva la vertenza e il risultato del mancato C.d.A. di ieri dimostra nei fatti quanto denunciato.

Si ribadisce che il Teatro Lirico di Cagliari è bene della collettività, è vanto e patrimonio culturale della Città e della Regione, è un’azienda altamente professionale al servizio della cultura, della quale i dipendenti sono lo strumento per il raggiungimento dei fini istituzionali.

La vertenza dei lavoratori è finalizzata a produrre più spettacoli e non meramente rivolta a richieste di aumenti di retribuzione. A tal fine hanno contribuito, con una loro proposta, alla stesura di un piano industriale che rilanci il Teatro, che permetta di utilizzare al meglio le proprie risorse umane ed economiche, che sia rivolto al futuro e che difenda un patrimonio professionale e culturale che altre nazioni ci invidiano.

Giova ricordare che i lavoratori denunciano questa difficile condizione da ormai 2 anni, durante i quali è cambiato il sovrintendente ma non la composizione del C.d.A., se non in minima parte, e che l’attuale sovrintendente è espressione quindi della stessa politica che governa, da parecchi anni, il Teatro.

I lavoratori si chiedono se, non dare risposte, sia una risposta o il progetto di chi è demandato a decidere.

SLC CGIL – FISTEL CISL – UILCOM UIL – FIALS CISAL
SNATER – LIBERSIND CONFSAL – FLS CSS – USB
e rispettive R. S .U.

Teatro in sciopero

Domani alle 20.30 salta per sciopero il concerto di Orchestra e Coro del Teatro Lirico, diretti da Filippo Maria Bressan, ( sostituisce il maestro Soudan) che, invece, viene eseguito regolarmente sabato 14 gennaio alle 19 A seguito della proclamazione di una giornata di sciopero per domani, venerdì 13 dicembre 2012, da parte delle OO. SS., il concerto previsto per le 20.30 (turno A) dell’Orchestra e del Coro del Teatro Lirico, diretti da Filippo Maria Bressan, non verrà eseguito. La Direzione si riserva di sostituire il concerto comunicandolo, agli abbonati ed agli spettatori muniti di biglietto, con largo preavviso. Qualora l’abbonato o lo spettatore munito di biglietto non potesse essere presente alla nuova serata con nuovo programma che verrà loro proposto, avrà diritto a chiedere il rimborso del rateo di abbonamento o del costo del biglietto.

Domani CDA decisivo

Riunione del Consiglio di amministrazione forse decisiva per il futuro del Teatro Lirico di Cagliari.

I problemi sono sempre gli stessi: i debiti, circa 25 milioni di euro da ripianare e l’elaborazione di un piano che consenta alla struttura di via Sant’Alenixedda non solo di sopravvivere, ma anche di rilanciarsi. L’appuntamento è fissato per domani alle 15 nella sede del Teatro: insieme al Cda ci sarà, naturalmente, il presidente della Fondazione, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda. Un incontro che dovrà necessariamente tenere conto delle pressioni dei sindacati che a dicembre avevano già proclamato un pacchetto di scioperi di cinque giorni (il prossimo è fissato per il 13 gennaio) e che in un comunicato, appena pochi giorni fa, hanno chiesto l’allontanamento dell’attuale soprintendente Gennaro Di Benedetto.

Unione Sarda

Manifestazione