Archivio della categoria “Lirica”

Per rilanciare il ruolo della lirica, per tornare a essere un Paese che attrae le eccellenze e per bloccare l’attuale fuga degli artisti, venerdì 16 giugno 2017 alle ore 12.30 la Sovrintendenza del Teatro Regio di Torino,   verrà occupata simbolicamente, contemporaneamente all’occupazione delle Sovrintendenze di tutte le 14 Fondazioni Lirico-Sinfoniche Italiane.

In quella sede, i Segretari territoriali CGIL, CISL, UIL, FIALS e le RSU del Teatro Regio di Torino consegneranno un documento sindacale unitario nazionale al Sovrintendente Walter Vergnano.

“Le Fondazioni liriche”, spiegano i sindacati, “da tempo sono interessate da una crisi debitoria, principalmente dovuta alla progressiva riduzione delle risorse pubbliche”.

“I provvedimenti legislativi”,  continuano le organizzazioni sindacali, “emanati fino a oggi dal Governo Italiano, hanno indicato quale soluzione a questo problema il taglio del costo del lavoro”.

“Questo intervento“, proseguono, “non ha ridotto i debiti ma ha comportato la perdita di posti di lavoro, la riduzione degli stipendi dei lavoratori e la chiusura dei corpi di ballo, oltre a esternalizzazione dei servizi, interruzioni di attività e aumento della precarietà”.

“Noi chiediamo di discutere una vera riforma delle Fondazioni Liriche, che abbia come base la tutela dei dipendenti, la garanzia di contributi pluriennali basati su un forte coordinamento tra le risorse nazionali e quelle locali, la garanzia di una governance trasparente e un’attenta vigilanza da parte del Ministero”, concludono le organizzazioni sindacli.

FONTE: Torino Oggi

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Teatro Lirico, duro attacco di Orazi nei confronti di Meli

A certificare l’impegno di Meli a fare un passo indietro sulla vicenda Lirico, ci sarebbe addirittura una lettera protocollata, indirizzata dal Direttore artisico direttamente al Consiglio
“Il direttore artistico Mauro Meli promise di risolvere le questioni aperte con la Fondazione, ma non l’ha ancora fatto”. Lo ha dichiarato Claudio Orazi, sovrintendente del Teatro lirico di Cagliari, in un’intervista di Paolo Paolini apparsa sul quotidiano L’Unione Sarda.
A certificare l’impegno di Meli a fare un passo indietro sulla vicenda Lirico, ci sarebbe addirittura una lettera protocollata, indirizzata dal Direttore artisico direttamente al Consiglio.
Nell’intervista inoltre il Sovrintendente nega di aver mai saputo del ricorso di Meli al Tar contro la nomina di Spocci. “Né io, né – credo – il Consiglio, anche perché probabilmente questo sarebbe stato un ostacolo alla firma del contratto”. Il direttore artistico deve poi restituire centomila euro al Teatro, ma Orazi preferisce non parlarne: “Della questione si occupa l’avvocatura dello Stato che difende la Fondazione. I dettagli li definiremo con Meli”.
FONTE  redazione cagliaripad,
redazione@cagliaripad.it

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Gentile Onorevole Malpezzi,

Le scriviamo a nome del Comitato Nazionale delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, un organismo costituito da professori d’Orchestra, artisti del Coro, tecnici, ballerini e impiegati amministrativi delle Fondazioni Lirico Sinfoniche di tutta Italia.

Il fatto che Lei ricopra il ruolo di parlamentare del PD e di componente della Commissione “Cultura, Scienza e Istruzione“, ci spinge a esprimere alcune considerazioni in merito al suo intervento alla trasmissione “l’aria che tira” andata in onda su ‘LA7’ il 28 marzo 2017.

Nel suo intervento dice che il caso delle Fondazioni Lirico Sinfoniche sta a cuore a tutti, che lo Stato finanzia dove possibile, ma a patto che i conti siano in ordine; dice che se le Fondazioni Liriche non riescono a guadagnare e non riescono a mantenersi forse c’è un problema di fruibilità; dice che lo Stato sta facendo la sua parte in maniera decisa, avendo anche applicato la legge sull’art bonus’ che prima non c’era.

Il primo problema è che non è vero che le Fondazioni Liriche stanno a cuore a tutti: forse stanno a cuore alla politica in fase pre-elettorale quale potenziale bacino di elettori; il partito al quale lei appartiene che si è sempre dichiarato difensore della cultura non si è comportato diversamente dagli altri, facendo gestire le Fondazioni Lirico sinfoniche da sovrintendenti nominati politicamente, senza un criterio meritocratico che tenesse conto di competenze specifiche del settore.
Possiamo per tutti farle l’esempio dell’ex sovrintendente dell’Arena di Verona (che oggi possiamo considerare veramente ‘arenata’) che è il perito agrario Francesco Girondini, stipendio da 250 mila euro l’anno, benefit esclusi. Le competenze necessarie per guidare una fondazione, che mediamente conta al suo interno 360 dipendenti, dovrebbero andare dalla più alta specializzazione in economia e management ad una certa cognizione del repertorio operistico e delle professionalità artistiche, come ad esempio sapere che un artista del coro e uno professore d’orchestra non possono cantare e suonare per 8 ore di seguito; o che per eseguire un’Opera secondo il volere del suo compositore gli organici delle masse artistiche non possono andare al di sotto di un dato numerativo; o che per ottenere l’indispensabile alto livello esecutivo le compagini orchestrali e corali devono necessariamente essere stabili per poter lavorare e crescere armonicamente insieme.
Il sovrintendente di una fondazione lirica deve sapere che la forza lavoro di cui si sta occupando non è quella di un’azienda privata che debba perseguire il massimo profitto.

Entriamo un po’ nello specifico restando sul caso Arena di Verona: la situazione patrimoniale della fondazione ha visto un peggioramento di circa 23 milioni di euro e l’esposizione verso il sistema bancario è passato da 3 milioni nel 2011 a 16 milioni nel 2014, mentre i debiti verso i fornitori da 3,3 milioni nel 2011 ai 16 milioni attuali [...] la fondazione ha costituito una società chiamata Arena Extra controllata al 100% dalla Fondazione Arena, con amministratore unico lo stesso Girondini, nella quale confluiscono milioni di euro senza un completo controllo da parte del Cdi e dei revisori dei conti. Insomma un mezzo che permette affari altrimenti negati dallo statuto della fondazione, come la gestione dell’Arena Museo Opera (Amo) che costa 1,1 milioni all’anno¹.

L’Arena nel 2016 ha avviato un piano di risanamento che ha portato al licenziamento dell’intero corpo di ballo, 19 professionisti altamente specializzati la cui dignità professionale è stata umiliata e il cui ruolo nella società non è facilmente riciclabile, come ben potrà immaginare, data la peculiarità delle professioni artistiche. Contemporaneamente il Coro, l’Orchestra, gli impiegati amministrativi e i tecnici sono rimasti a casa due mesi senza stipendio. Le fondazioni liriche non stanno a cuore a tutti. Non sta a cuore la cultura dell’Opera Lirica, di cui le fondazioni sono una delle massime espressioni in Italia e nel mondo, e non sembra stare a cuore neanche la sorte dei lavoratori di queste fondazioni per i quali non sono neanche previsti ammortizzatori sociali.

Lei si sofferma sull’intervento dello Stato in riferimento al Fondo Unico per lo Spettacolo, stanziamento che ha subito una decurtazione del 55% dal 1985 al 2015 passando da un’incidenza sul PIL dello 0,0846 allo 0,0248, cosa che colloca l’Italia al penultimo posto in Europa per fondi alla cultura. Dalla culla dell’arte alla tomba.

Il suo discorso procede in merito alle fondazioni che non riescono a guadagnare: lei forse chiede a un ospedale di guadagnare? E a una scuola? Non pensa che istruzione, sanità e cultura debbano essere garantite da uno Stato la cui pressione fiscale è tra le più alte al mondo?
La cultura è un servizio per i cittadini, è progresso morale e materiale, la sua “erogazione” non può e non deve seguire criteri commerciali.

Se volessimo comunque cercare un ‘guadagno’ ci potremmo soffermare sui 250 miliardi di euro generati dal sistema culturale e creativo in Italia², un vero petrolio che probabilmente smuove maggiormente interessi politici privati e dinamiche clientelari piuttosto che un serio impegno e una reale tutela da parte dello Stato.
Riguardo alla fruibilità di cui lei ancora parla, crediamo che la politica dovrebbe occuparsi di rendere effettivamente più fruibili i nostri teatri, mentre al contrario la maggior parte di questi sono ancora luoghi elitari, destinati ad un pubblico borghese in grado di spendere 70-100 euro per vedere una rappresentazione, mentre nel resto d’Europa, in Austria e Germania in particolare, il teatro è parte integrante del percorso formativo degli studenti.
Desideriamo farle sapere che sono molti i lavoratori che come noi chiedono da anni di rendere più accessibili i teatri alle fasce deboli della popolazione e che questo spesso non interessa i sovrintendenti (tranne qualche rara eccezione come il Sovrintendente di Torino Walter Vergnano, che teniamo a nominare, che in questo senso si sta adoperando da tempo).
L’entrata in vigore della legge sull’art bonus, che lei cita, ha sicuramente sortito un effetto positivo, ma trascurabile se si considera che gli enti lirici sono stati trasformati in fondazioni nel 1996; ci sono 20 anni di disinteresse politico nel voler preservare questa ricchezza tipicamente italiana. Si è lasciato che i debiti dei teatri diventassero voragini a causa della malagestione dei loro sovrintendenti. Ora si cerca di addebitarne la responsabilità ai lavoratori. E senza alcun rispetto per una tradizione che fa parte della nostra storia più nobile, si lascia che i Teatri Lirici possano chiudere o fallire, lasciati in balia di logiche di pareggio di bilancio.

Speriamo che questa riflessione possa aiutarla a vedere il problema da un’angolazione diversa, quella di noi lavoratori ma anche del pubblico che non ha la possibilità di sapere neanche che cos’è una Traviata, perché a teatro non ci è mai venuta. Speriamo che cambi il modo di considerare la nostra categoria, che al momento sembra un ramo secco da tagliare, un settore tutto sommato sacrificabile.

Diventare musicisti, lavorare in teatro come scenografi, attrezzisti, sarte, ballerini, non è un hobby. E’ una professione che richiede anni di studio (in conservatorio tra i 5 e i 10 anni più i corsi di perfezionamento successivi), abnegazione e continuo studio.
Inoltre se il destino delle Fondazioni è quello che sembra avere in mente il Ministro Dario Franceschini, che con il suo articolo 24 della legge 160/2016 intende declassare le fondazioni, precarizzare i lavoratori e ridurre la produzione artistica abbassandone inevitabilmente il livello in caso di mancato pareggio di bilancio a fronte di fondi insufficienti, allora si consideri anche l’eventualità di ridurre il numero dei conservatori, attualmente 82, di ricollocare i 7000 docenti e di indirizzare gli oltre 50 mila studenti di conservatorio che evidentemente stanno investendo in un sicuro futuro di disoccupati.

Speriamo che lei abbia voglia di contattarci per dialogare in merito a questi argomenti, perché tornino a stare a cuore come meritano.

Grazie

IL COMITATO NAZIONALE DEI LAVORATORI DELLE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

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A Firenze i lavoratori delle fondazioni liriche manifestano cantando
„Manifestazione a Firenze degli addetti delle 14 Fondazioni lirico sinfoniche italiane“

Hanno sfilato per le vie del centro di Firenze mostrando la cosa che sanno fare meglio: cantare e suonare. Sono i lavoratori delle 14 Fondazioni liriche italiane che, guidati in testa dai dipendenti del Maggio musicale fiorentino, hanno manifestato oggi nel capoluogo toscano in concomitanza con lo sciopero nazionale contro il riordino che prevede una razionalizzazione del settore e il disegno di legge sullo spettacolo dal vivo.

I lavoratori hanno cantato il “Va pensiero”, “Nessun dorma” e altre famose opere. Molti i cartelli, gli slogan e le arie d’opera “rivisitate” contro il ministro dei beni culturali Dario Franceschini. “I lavoratori delle 14 fondazioni lirico sinfoniche italiane – hanno spiegato i sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal che hanno promosso la manifestazione – manifestano a Firenze per evitare che, a breve, la grande tradizione lirica italiana muoia, a causa della superficialità e disattenzione di chi dovrebbe avere il compito di tutelarla”.

“Si ridurrà drasticamente l’offerta culturale sul territorio - spiegano – mettendo fra l’altro in predicato il futuro di tanti ragazze e ragazze che oggi studiano per diventare dei professionisti del settore. La politica ragionieristica di questi anni, gestita a colpi di decreto, ha operato esclusivamente su licenziamenti, esternalizzazioni e precarizzazione dei rapporti di lavoro, determinando non solo la chiusura di interi settori produttivi, corpi di ballo, laboratori di scenografia ecc., ma anche un’arbitraria rivisitazione di quanto richiesto dalle partiture dei compositori”…..continua a leggere qui

Potrebbe interessarti: http://www.firenzetoday.it/cronaca/manifestazione-fondazioni-liriche-firenze-27-marzo-2017.html

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Roma, 7 marzo 2017

COMUNICATO FLS

Il 27 marzo si terrà a Firenze una manifestazione nazionale di tutti i lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche. La protesta fa parte della serie di iniziative di contrasto all’art 24 della legge 160 decise nel corso del coordinamento nazionale del settore tenutosi a Roma il 22 febbraio u.s. Come abbiamo più volte ribadito in questi mesi, la norma destruttura definitivamente l’assetto dei Teatri Lirici, con drammatiche conseguenze ai danni delle professionalità coinvolte che vedono sfumare possibilità di crescita e impiego nel nostro paese, con la sventurata conseguenza che i talenti migrano all’estero e i giovani abbandonano i conservatori, nonché espropria il ruolo sindacale nell’ambito delle relazioni industriali, lasciando l’utilizzo degli istituti in tema di organizzazione del lavoro esclusivamente nelle mani delle aziende, in modo unilaterale, ruolo assolutamente a nostro avviso non condivisibile.

Le scriventi OO.SS ritengono che sia necessario, approfittando della imminente riforma dello spettacolo, definire un assetto che dia una prospettiva alla lirica italiana, abbandonando la logica della mera selezione contabile delle Fondazioni. Negli ultimi anni infatti, per tentare di risolvere la crisi debitoria si è intervenuti sui salari dei lavoratori e sulla riduzione del personale con una contrazione degli organici che ha incredibilmente inciso, in modo del tutto arbitrario, anche sulle partiture dei compositori! La natura complessa di queste imprese culturali, non può essere valutata solo col metro del pareggio di bilancio, senza considerare l’indotto economico rappresentato dal prestigio e dal capitale intellettuale di cui la Lirica italiana è portatrice.

Il sindacato e i lavoratori non sono disponibili a subire oltre una tale superficialità e metteranno in campo un “crescendo” di iniziative di cui la manifestazione nazionale del 27 marzo è solo l’inizio.

Le Segreterie Nazionali Slc Cgil Fistel Cisl Uilcom Uil Fials Cisal

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Esternalizzazione dei servizi, precarizzazione del lavoro. Quante volte abbiamo visto questa ricetta spacciarsi per soluzione ai problemi delle finanze pubbliche. . Una falsa soluzione che non comporta risparmi, arricchisce i privati, crea nuovi caporali travestiti da manager e si legittima con i comportamenti scorretti dei dipendenti “fannulloni” che verrebbero finalmente puniti. Così però l’arbitrio e il dispotismo dei dirigenti cresce; e crescono, insieme a esso, le reti di clientele e favoritismi, di piccoli privilegi e ruberie, create per mantenere consenso e sedare il dissenso. A detrimento dei diritti di tutti. 
Questo processo adesso sta investendo anche i lavoratori delle fondazioni Lirico-Sinfoniche, come dimostrato esemplarmente dal caso di Verona, di cui abbiamo parlato spesso. Cantanti, ballerini, sarti, truccatori, macchinisti dai teatri di tutta Italia a rischio licenziamento per essere eventualmenti riassunti a condizioni peggiorative. Da qualche mese, nel totale abbandono da parte dei sindacati confederali, molti di loro si sono organizzati costituendo un Comitato Nazionale e si sono organizzati per reagire e far sentire la loro voce. 
Lunedì scorso erano sotto Montecitorio, per il loro primo presidio nazionale a Roma. E noi eravamo con loro, a sostenerli insieme a una delegazione di ex-lavoratrici Almaviva e ai compagni del movimento di lotta per la casa. Nel farlo non abbiamo avuto il minimo dubbio. Perché ci sono tanti modi di calpestare la dignità di chi lavora: lo si può trattare come una bestia da soma e fargli spezzare la schiena per uno stipendio misero; lo si può tenere sotto il ricatto permanente della scadenza di un contratto; lo si può usare come capro espiatorio per i problemi strutturali di un sistema malfunzionante. Lo si può anche svilire nelle sue passioni, nella sua arte, nelle sue competenze così faticosamente acquisite. 
Noi questa tendenza la vogliamo invertire a tutti i costi. Crediamo sia nel cervello, nella nei muscoli, nel cuore e nelle corde vocali di tutti i lavoratori e le lavoratrici il patrimonio più grande di questo paese. Un patrimonio che la logica del profitto non è in grado di valorizzare. Allora bisogna trovare un’altra logica, e non lo si può fare che con la lotta. Per questo… continua a leggere qui

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Domani i colleghi del  Maggio musicale fiorentino faranno uno sciopero di 4 ore e presidio: la protesta è legata al licenziamento di 28 addetti del teatro, per i quali è prevista la riassunzione in Ales (società del ministero dei Beni Culturali).

Le iniziative sono in programma domani mattina: Cgil, Cisl e Fials hanno indetto 4 ore di astensione dal lavoro per i lavoratori del Maggio musicale fiorentino , in modo da consentire l’organizzazione di un sit in di protesta di fronte alla sede dell’ufficio vertenze lavoro della Regione Toscana a Firenze, contro il licenziamento – sebbene accompagnato da riassunzione in Ales – per 28 addetti del teatro.

“Pur non comprendendo e non condividendo in nessuna maniera l’apertura della procedura di licenziamento collettivo avviata dalla fondazione – scrivono le sigle – ci siamo dichiarati disponibili a chiudere la procedura esclusivamente attraverso uscite volontarie (accordi transattivi di non opposizione ai licenziamenti) e pensionamenti certificati. Tutto ciò unicamente per atto di respoinsabilità nei confronti della Fondazione stessa. Auspichiamo dunque un tavolo dove ragionevolezza e responsabilità siano la guida per l’appianamento della vertenza attraverso l’accoglimento di quanto richiesto; e facciamo appello alle istituzioni affinché si facciano parte attiva nella risoluzione della vertenza” concludono i sindacati.

FONTE: http://www.controradio.it 

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Il direttore d’orchestra Renato Palumbo, ospite in questi giorni al Teatro Comunale di Bologna, esprime la sua solidarietà verso i lavoratori delle fondazioni Lirico Sinfonche, attraverso un video-documento.

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Ieri il Collegio dei docenti del Conservatorio di Padova ha approvato all’unanimità un appello che va a rafforzare il recente documento della Conferenza dei Direttori.

Alla cortese attenzione:

Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, on. Dario Franceschini

Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

Sindacati SLC – CGIL, FISTel – CISL, ILCOM – UIL, FIALS – CISAL

Comitato dei Lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche Italiane

 e p.c.

 Conservatori e Istituti pareggiati italiani

Organi di Stampa

 

Con il presente appello il Collegio Docenti del Conservatorio statale di musica “C. Pollini” di Padova esprime viva preoccupazione per l’andamento dell’attività lirico – sinfonica in Italia, in particolare per le attuali vicende inerenti alle fondazioni Arena di Verona, Teatro Comunale di Bologna, Maggio Musicale Fiorentino, Teatro Petruzzelli di Bari, e per il futuro occupazionale del settore, gravemente minacciato dagli ultimi provvedimenti legislativi e amministrativi e dal contestuale decrescente impegno economico dello Stato a partire dai primi anni del duemila.

Le fondazioni lirico – sinfoniche costituiscono uno dei principali e più ambiti sbocchi lavorativi per gli studenti laureati del Conservatorio i quali, rebus sic stantibus, potrebbero essere costretti a mettere a frutto in altri Paesi le competenze maturate per merito di una formazione intrapresa e conclusa in Italia.

Pertanto, il suddetto Collegio invoca il Governo affinché, all’interno della necessaria opera di eliminazione degli sprechi e di riorganizzazione strutturale del settore, si faccia garante normativamente ed economicamente del disposto dell’art. 9 della Costituzione, evitando, per quanto possibile, di far pagare agli artisti, alle maestranze e alle fondazioni stesse, errori ed incompetenze gestionali frutto dell’irresponsabilità di altri.

 Chiede, infine, che alle misure recentemente adottate con il D. L. 31.05.14, n. 83 (cosiddetto “Art Bonus”) convertito in l. 29.07.14, n.106, in materia di benefici fiscali atti a promuovere ed incrementare i finanziamenti alle fondazioni da parte dei soggetti privati, sia concesso un congruo lasso di tempo per entrare a regime e costituire parte sensibile del finanziamento totale delle fondazioni stesse.

 Cordiali saluti

Padova, 20 dicembre 2016                                                                                                                                            Collegio Docenti del Conservatorio di  musica

                                                                             “C. Pollini” di Padova

 

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Il Comitato Nazionale Fondazioni Lirico Sinfoniche con la presente La invita al Convegno:

 “L’Opera, il Balletto, la grande Musica, beni comuni da preservare:

QUALE FUTURO PER LE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE?”

 che avrà luogo a Verona lunedi 19 dicembre 2016, presso il Teatro Stimate, via C. Montanari 1

(Piazza Cittadella), a partire dalle ore 15.00.

Si tratta di un evento a carattere nazionale, ad ingresso libero, che ha lo scopo di informare,

interessare, motivare il pubblico intorno al grande tema della cultura come bene comune in Italia e della

crisi delle fondazioni lirico sinfoniche, con particolare riferimento alla legge 160/2016 art.24 e correlati.

Parteciperanno prestigiosi relatori, i cui interventi offriranno una valida panoramica su aspetti

particolarmente interessanti dell’argomento in oggetto, sia come analisi che come soluzioni possibili.

Tra coloro che hanno garantito la propria presenza: sovr. Francesco Ernani, le sen.ci Michela

Montevecchi e Alessia Petraglia , il M° Leopoldo Armellini direttore del Conservatorio di Padova, il

M°Luciano Cannito coreografo/regista e Andrea Tornago giornalista del “Fatto Quotidiano” .

 Tra il pubblico attendiamo operatori di settore,musicisti, insegnanti, politici, sindacalisti e giornalisti.

Saranno presenti anche i lavoratori dell’ Arena di Verona e le delegazioni provenienti dalle altre

Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane, per testimoniare l’unità dei Teatri e dei lavoratori nel fronteggiare

lo stato di crisi. I Comitati Cittadini Opera Nostra e Pro Fondazione Arena aderiscono attivamente a

questa iniziativa, ponendosi al nostro fianco nel messaggio che in questo modo vogliamo lanciare.

 Sarebbe oltremodo gradita la sua presenza in platea e la invitiamo ad intervenire durante lo spazio

dedicato al dibattito, qualora lo ritenesse utile, esprimendo il suo pensiero.

 Per una più rapida diffusione nella rete internet, è stato creato un Evento FaceBook, al seguente link:

https://www.facebook.com/events/upcoming?action_history=null

La preghiamo di estendere l’invito ai suoi contatti e a divulgare l’evento attraverso i mezzi di cui

dispone, in questo modo aiuterebbe a formare una partecipazione la più ampia possibile da parte di

cittadini a cui vorremmo portare l’informazione che i beni comuni dell’arte e della cultura nazionale sono

stati messi in estremo pericolo, mai come in questo momento è concreta la possibilità che il grande

patrimonio che risiede nelle alte istituzioni culturali del nostro Paese e che vive e viene offerto al

pubblico grazie all’attività delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, sia distrutto da una politica che, stando a

quanto prospettato nelle ultime disposizioni, sembra non prevedere per tutto il settore, comprese le

nuove leve dei giovani di talento, alcun futuro.

Per seguire le attività del Comitato Nazionale Fondazioni Lirico Sinfoniche è possibile riferirsi alla

seguente Pagina Facebook : https://www.facebook.com/comitatofondazioniliriche/

Grazie per l’attenzione e nella speranza di aver sollevato il suo interesse, porgiamo

I più cordiali saluti.

CNFLS VERONA

cnflsverona@gmail.com

COMITATO NAZIONALE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

Lunedì 19 Dicembre 2016

ore 15.00

Teatro Stimate

Verona

via Montanari 1

(piazza Cittadella)

CONVEGNO:

L’Opera, il Balletto, la grande Musica,

beni comuni da preservare

Quale futuro per le Fondazioni Lirico Sinfoniche?

 

COMITATO NAZIONALE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

cnflsverona@gmail.com

Con la preziosa collaborazione dei comitati cittadini

OPERA NOSTRA e PRO-FONDAZIONE ARENA

 

 

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Il giorno 13/12/2016 una delegazione del Comitato Nazionale dei Lavoratori delle
Fondazioni Lirico-Sinfoniche è stata ricevuta dal Direttore Generale dello Spettacolo
Dott. Onofrio Cutaia (nella foto) il quale ha ascoltato con grande attenzione le osservazioni, le
denunce e le istanze a lui sottoposte: una legislazione fortemente disorganica e punitiva, legge n°160 art.24 in primis  (senza tralasciare i danni causati al settore a partire dalla 43/2005 ad oggi), che  aggrava anziché risolvere lo stato di crisi delle FLS, indotto anche da minori risorse  pubbliche; la volontà da parte del Comitato di sottolineare la centralità che il Teatro  musicale e la Danza devono avere nel nostro Paese e l’assoluta solidarietà che  accomuna diversamente dal passato tutte le FLS,determinate a coinvolgere i grandi  nomi della musica e della cultura e l’opinione pubblica; il problema degli organici  insufficienti e di come salvaguardare l’eccellenza artistica; la questione della vigilanza sull’impiego delle risorse assegnate ai vari teatri.
Dal canto suo il Dott. Cutaia ha affermato più volte che il Mibact non intende perseguire un disegno di destrutturazione dei Teatri, che il momento è interlocutorio e che non si escludono interventi volti a modificare l’assetto dell art.24, che la questione degli organici sarà affrontata in un contesto più ampio che
riguarderà certamente anche le FLS.

L’incontro ha comunque sancito l’avvio di un proficuo confronto tra il Mibact e il
Comitato

CNLFLS

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LA  NOSTRA  ALLUVIONE…

 Il 4 Novembre 1966 la furia delle acque dell’Arno tentò di sfigurare Firenze e di portarsi via per sempre le sue bellezze. Ma una commovente gara di solidarietà si adoperò per restituire prima possibile tanto splendore al mondo intero. Anche il nostro vecchio Teatro Comunale, gravemente danneggiato, pote’ quasi miracolosamente riaprire i battenti dopo sole 3 settimane. Vinsero la tenacia e l’amore di uno spirito che sapeva ancora riconoscere nelle arti, nella musica e nel bello, valori inestimabili per la società. Oggi, a distanza di 50 anni, quello in cui non riuscì la violenza della natura rischia di essere portato a termine dalla miopia dell’articolo 24 della legge 160 e dall’indifferenza di chi in quei valori non crede piu; di chi e’ capace di tradurre la parola “interesse” solo in profitto.

La nostra grande musica potrebbe essere trascinata via lasciando sempre piu’ poveri e in silenzio i teatri e le nostre stesse vite…ma il silenzio non sempre e’ d’oro…..

…NON IL NOSTRO!!!

 

I lavoratori del

Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

 

 

 

 

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Lavoratori della Fondazioni Lirico Sinfoniche il 20 novembre insieme a Verona per protestare contro la chiusura del Corpo di Ballo dell’Arena e il licenziamento dei suoi ballerini.

“SALVANDO IL CORPO DI BALLO SALVEREMO I BALLERINI E LA DANZA DI DOMANI!”
Con questo slogan si sono dati appuntamento ieri, nei pressi del Teatro Filarmonico di Verona, i lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche di tutta Italia per portare la loro solidarietà ai ballerini della Fondazione Arena colpiti da una procedura di licenziamento collettivo e per protestare contro la chiusura del Corpo di Ballo a Verona.La manifestazione di protesta è stata promossa ed organizzata dal Comitato Nazionale dei Lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche(CNFLS) in occasione della messa in scena di un “Gala di Danza”, spettacolo organizzato da una scuola di ballo privata di Verona sullo stesso palcoscenico che avrebbe dovuto invece veder impegnati i ballerini della Fondazione Arena ieri presenti alla manifestazione.Ricordiamo come i ballerini professionisti della Fondazione Arena siano stati posti in inattività forzata data la cancellazione dell’attività di balletto dalla programmazione artistica del Teatro, e come essi siano in attesa degli sviluppi della procedura di licenziamento aperta sulle loro teste.

Alla manifestazione hanno partecipato delegazioni delle Fondazioni Lirico Sinfoniche del nord Italia quali Torino, Bologna, Genova e Venezia che hanno portato la loro solidarietà ai lavoratori in difficoltà della Fondazione Arena da parte di tutti i lavoratori degli altri teatri sede delle Fondazioni Liriche di cui erano in rappresentanza.Altri Teatri che non hanno potuto partecipare per motivi logistici o dovuti ad impegni con il pubblico, hanno comunque partecipato alla manifestazione di protesta attraverso comunicati e video di appoggio e di solidarietà.
Anche i comitati cittadini Opera Nostra e Pro Fondazione Arena, impegnati dallo scorso inverno per la salvaguardia della Fondazione Arena e del suo prezioso capitale umano costituito dalla professionalità delle maestranze del Teatro, hanno aderito alla manifestazione dando il loro pieno sostegno morale e logistico per la riuscita della protesta.Alla fine diverse centinaia di lavoratori di ogni settore artistico, tecnico ed amministrativo della Fondazione Arena, uniti ai colleghi di diversi Teatri italiani ed insieme a molti cittadini , hanno affollato via Roma e l’ingresso del Teatro Filarmonico in via dei Mutilati, dove sono stati distribuiti volantini che spiegavano agli spettatori del “Gala di Danza” in programma alle ore 18:00 ed hai cittadini che ieri affollavano le vie del centro di Verona i motivi della protesta.

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di Maurizio Ciotola

L’art. 24 della Legge 160 del 7 agosto 2016, inerente i teatri lirici italiani, recita: “…su proposta del Ministro dei Beni Culturali e delle Attività Culturali e del Turismo, il Governo provvede…”, ovvero il ministro Franceschini propone e il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dispone, su quella che sarà l’operazione di individuazione, tra i quattordici teatri lirici italiani quelli che, per requisiti saranno riconosciuti “fondazione lirico sinfonica” e per i quali resterà il “mantenimento della partecipazione e della vigilanza dello Stato” e tutti gli altri che, differentemente, verranno riconosciuti come “teatri lirico-sinfonici” ed esclusi dal patrocinio di Stato e relativo finanziamento.

Una legge con cui si sono create tipologie differenti di teatri lirici, le fondazioni liriche, che saranno sostenute da erogazioni dello Stato per il mantenimento della loro programmazione artistica e i teatri lirico sinfonici, ai quali invece tale importantissimo e determinante contributo verrà sottratto, inducendo gli stessi ad una considerevole riduzione del budget di spesa nella programmazione degli eventi.

Il paradosso è insito nel fatto che, i più importanti e grandi enti lirici nazionali, come La Scala di Milano, La Fenice di Venezia, l’Opera di Roma, e il Massimo di Palermo entreranno a far parte, per i riconosciuti requisiti, delle fondazioni lirico sinfoniche e dei conseguenti finanziamenti dello Stato, mentre enti lirici molto meno ricchi, più modesti per dimensioni, ma non per qualità come quello cagliaritano, non avranno questo riconoscimento.

Se è pur vero che, un teatro lirico non si sostiene solo con i finanziamenti, ma anche grazie agli sponsor, ai pagamenti degli abbonamenti e dei biglietti da parte degli spettatori, dobbiamo tener presente che, teatri come la Fenice di Venezia, possono proporre abbonamenti di 1150 euro a stagione, contro i 250 euro necessari per l’intera stagione al Teatro Lirico di Cagliari, senza tener conto degli sponsor nazionali ed internazionali, che concorrono al suo pareggio di bilancio.

Immaginate se, domani, per far fronte a questa esigenza, il Teatro Lirico di Cagliari dovesse decidere di aumentare il costo degli abbonamenti e dei biglietti in misura da eguagliare quelli de La Fenice. E altresì, attraverso un “esercizio” delle previsioni sul possibile bacino di “utenza”, provate ad elencare quante persone potrebbero accedere al teatro ed assistere agli spettacoli, alla loro “erogazione” in quanto servizio culturale, cui una società non può e non deve fare a meno. Una domanda dobbiamo farla però anche al ministro Franceschini, nonché al Presidente del Consiglio Renzi…continua a leggere qui

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