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In occasione della Giornata Europea della Musica, i Lavoratori della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari hanno ideato ed organizzato la manifestazione TUTTI A TEATRO… TRANNE I TAGLI

Una giornata di apertura straordinaria del Teatro alla cittadinanza, a Cagliari ed alla Sardegna.
Tutte le maestranze artistiche, tecniche ed amministrative metteranno a servizio del pubblico le loro professionalità gratuitamente per far conoscere, ancora una volta, la Fondazione Lirico-Sinfonica sarda.
Con questa manifestazione si vuole riaffermare il diritto alla Cultura come interesse sociale, rivendicare il diritto alla tutela del lavoro e recuperare il rapporto con pubblico ed istituzioni.

La giornata comincerà con una conferenza-dibattito nel foyer di platea dalle ore 10.30 – 12.30 intitolata:

  Fondazioni Lirico-Sinfoniche oggi. Progettualità e sostenibilità. Perché investire in Cultura

Il moderatore sarà il giornalista  Giacomo Mameli. Interverranno Francesco Ernani, Sovrintendente Fondazione Teatro Comunale di Bologna, Pietro Maurandi, docente Università degli Studi di Cagliari, Silvano Conti, Segretario Nazionale SLC CGIL, Gianluca Floris, artista lirico, Maurizio Giustini segretario nazionale FisTel-Cisl, e diversi lavoratori delle Fondazioni Teatro Carlo Felice di Genova e Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

Qui tutto il programma

 

 

 

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Le nuove regole per la lirica  già dividono le Fondazioni. Sì da molti sovrintendenti. Sindacati contrari

ROMA – La logica delle priorità porta a dire «no», ma le nuove regole della lirica elaborate al ministero dei Beni Culturali fanno parte del pacchetto di misure che il governo approverà prima delle dimissioni. Regole che, come anticipato dal Corriere, cambieranno radicalmente l’opera. Autonomia per tutti a fronte di determinati requisiti; gli enti locali, insieme con privati e Camera di commercio, dovranno corrispondere una somma di denaro non inferiore al contributo statale, pena la «declassazione» a teatri di tradizione. Dunque non è scontato che le Fondazioni liriche restino 14. Poi fine del contratto nazionale, sindaci in uscita dai Cda, maggiore responsabilità dei sovrintendenti… Il testo unico abrogherà ogni legge e decreto dal 1967 ad oggi.

I sovrintendenti perlopiù approvano, i sindacati protestano e chiedono lo stop al provvedimento: «È un blitz di fine legislatura, non c’è stato il confronto, è un’abdicazione dello Stato». Che cosa ne pensano allora i sovrintendenti delle Fondazioni liriche? Se la Scala scottata dai troppi passi falsi o passi indietro aspetta di vedere nero su bianco (ma i suoi numeri sono impressionanti: il botteghino a 30 milioni supera per la prima volta il contributo dello Stato, risorse proprie al 62.65 percento), Catello De Martino dell’Opera di Roma (conti a posto da anni), dice: «Era ora che lo Stato rivolgesse una maggiore attenzione alle Fondazioni, che dovranno identificare con assoluta certezza i diversi livelli di responsabilità, secondo organizzazioni più moderne e adeguate ai tempi. Lo Stato, da parte sua, deve favorire l’ingresso di capitali privati con opportune agevolazioni fiscali».

Ecco, questo capitolo (fondamentale) non c’è: andrà inserito nelle modifiche apportate dalle commissioni competenti in vista dell’approvazione. Walter Vergnano del Regio di Torino grande esperto e capitano di lungo corso del settore: «Noi da sei anni chiudiamo il bilancio in attivo e, nel 2012, abbiamo un milione di euro in più dal botteghino. Sulle nuove regole sono sostanzialmente d’accordo. A noi l’equilibrio delle risorse sta bene, temo però che per altri teatri questo risultato non sia possibile. Condivido che lo Stato non debba più essere la principale fonte di sovvenzionamento, spero che questo non comporti la scomparsa di realtà importanti. Davanti a tutto c’è bisogno della certezza triennale dei finanziamenti». Sulla triennalità, «per consentirci di programmare con serenità», insiste da Firenze Monica Colombo, che plaude «alle tante novità». Sulla quota statale (Fus) pareggiata da eguale contributo di enti locali e privati, Cristiano Chiarot della Fenice di Venezia la pensa all’opposto di Torino: «È inaccettabile, sarebbe bene invece che il regolamento “costringesse” gli enti locali a mantenere la quota di finanziamento prevista per l’anno in corso. Ciò consente a tutti un vantaggio: le Fondazioni meno virtuose avrebbero il tempo per cambiare gestione e quelle più virtuose, come la nostra, manterrebbero lo status con l’attuale gettito del Fus. Noi abbiamo puntato su controllo della spesa e aumento della produzione, facciamo 109 recite d’opera. Se ci tolgono fiato finanziario, i nostri sforzi sono inutili». A Carlo Fuortes del Petruzzelli di Bari, va bene sia l’autonomia che la contrattazione sindacale «decentrata», mentre per Francesco Girondini dell’Arena di Verona «è fondamentale la defiscalizzazione». Dopo il 2010, a dispetto dei diminuiti fondi statali, i teatri si sono messi in riga, allontanando da sé la nomea di carrozzoni succhiasoldi. Se Firenze ha risparmiato 5 milioni (nel 2011 il passivo è sceso a 3 milioni 339 mila, incassi + 400 mila euro), Bologna ha chiuso con un utile di esercizio di 934 mila euro, e Francesco Ernani ricorda la lezione di Toscanini, «che pretese la stabilità dei complessi artistici».

Valerio Cappelli

Il corriere.it

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giancarlo galan Alle dichiarazioni di Galan risponde il Pd

Il ministro Galan ha dichiarato che «I teatri lirici stanno malissimo e io credo che occorrerà intervenire: è un lusso che ormai l’Italia non si può più permettere. Siamo già intervenuti a Trieste – Claudio Orazi è stato nominato commissario della Fondazione Teatro Verdi – dovremmo intervenire a Firenze. Bologna non sta benissimo e anche Genova sta male». Gli risponde Matteo Orfini, responsabile cultura e informazione del Pd: «Le fondazioni lirico sinfoniche stanno male perché si è perso tempo per due anni con una finta riforma voluta da Bondi che ha solo aggravato i problemi. Anche in questo settore si misura quotidianamente il fallimento del governo. Quello che davvero non ci possiamo permettere è un governo che continua a ritenere le eccellenze culturali del Paese come un lusso da tagliare mentre possono e devono essere propulsori di sviluppo e crescita».

Il giornale della musica

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Documentario di protesta realizzato dai lavoratori del Teatro Comunale di Bologna, per sensibilizzare il pubblico sulla valenza culturale delle arti e dei mestieri del teatrtro

di Maurizio Tarantino

Video importato

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Niente soldi in cassa e niente dirigenti: artisti e fornitori si rivolgono al Municipio

Lirico di CagliariLirico, i creditori bussano al Comune

Pignoramenti e decreti ingiuntivi. Floris: «Pagheremo tutti»

Sabato 08 gennaio 2011
I n cassa non c’è un euro, come certificato dal bilancio preventivo approvato dieci giorni fa. I debiti ammontano a 19 milioni di euro e manca un vertice operativo. Non ci sono né sovrintendente, colpito da una strana malattia nel periodo più difficile del teatro e, comunque, privato del potere di firma su tutti gli atti, né direttore amministrativo. Così i creditori della Fondazione del teatro lirico, sempre più numerosi, battono cassa al Comune. Solo nei giorni scorsi sono arrivati in Municipio un atto di pignoramento e tre decreti ingiuntivi. Atti inviati da artisti e società che hanno fornito i loro servizi al teatro e che sono creditori, complessivamente, di 3.071.927 euro.
IL PIGNORAMENTO L’atto di pignoramento presso terzi (cioè il Comune) è stato sollecitato da Michele Lai e Antonio Gaia, avvocati del maestro Renato Palumbo, creditore di 70 mila euro, lievitati sino a 87 mila con le spese e gli interessi legali. Tre anni fa Palumbo era stato chiamato a dirigere la Manon Lescaut, che era stata poi rinviata. Per la nuova data fissata dal Lirico il direttore non era disponibile. Constatata l’impossibilità di trovare un accordo, Palumbo aveva fatto causa e l’aveva vinta. Poi aveva proposto una transazione: datemi un’altra direzione e pareggiamo tutto. Il direttore artistico Massimo Biscardi si era detto d’accordo, Maurizio Pietrantonio si era opposto. Così la giustizia è andata avanti, è arrivato il decreto ingiuntivo, poi il pignoramento. Il Comune dovrà comparire in tribunale il 26 gennaio prossimo.
DECRETI INGIUNTIVI Anche Anda-Louise Bogza, soprano protagonista di cinque recite di Tosca lo scorso luglio, sollecita il suo cachet di 40 mila euro, come l’architetto Francesco Zito, sce
nografo e costumista della stessa opera (10 mila euro da versare) e la società Eikon, un’azienda che si occupa della realizzazione di sopratitoli e sottotitoli per la messa in scena di eventi teatrali in musica e in prosa: di 65 mila euro la fattura non pagata di cui ora la società chiede il pagamento al Comune.
ALTRI CREDITORI In realtà ad essere creditori del teatro sono gran parte degli artisti che si sono esibiti nella stagione scorsa, vittime della siccità delle casse del teatro che hanno impedito finora di pagare stipendi e tredicesime ai 240 dipendenti. Tra loro Gianluca Floris, tenore cagliaritano: «Non intendo promuovere azioni legali perché sono certo che il teatro della mia città pagherà appena potrà, anche perché non si può pensare di avviare la p
rossima stagione se non si pagano gli artisti: non verrebbe nessuno», spiega.
«PAGHEREMO TUTTI» Emilio Floris non può che confermare ciò che ha già detto. «Appena arriveranno i finanziamenti pagheremo tutti», ribadisce il presidente della Fondazione, reduce dall’ennesima mattinata in teatro assieme ai consiglieri di amministrazione Oscar Serci e Maurizio Porcelli. I tempi sono quelli dello Stato (che non ha ancora versato i fondi del 2010) e della Finanziaria regionale: appena arriverà il via libera del Consiglio regionale, il Banco di Sardegna avrà la certezza che arriveranno 8,1 (quelli stanziati dalla Giunta) o 9,2 milioni di euro (auspicati e previsti in bilancio) e anticiperà i fondi.
Lunedì, intanto, Floris incontrerà Hubert Sou
dant e Giuseppe Cuccia per discutere i dettagli dei loro incarichi di consulente e segretario artistico.
PIETRANTONIO A BOLOGNA Quanto a Pietrantonio, martedì dovrebbe sapere se diventerà soprintendente della Fondazione teatrale di Bologna, a cui è candidato. Chissà se è per questo che il certificato di malattia presentato in teatro nei giorni caldi della discussione su programmazione e bilancio scade il giorno precedente. Magari è solo una coincidenza.(Unione sarda) FABIO MANCA

Chi ne paga le conseguenze? I lavoratori naturalmente!

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