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A Firenze i lavoratori delle fondazioni liriche manifestano cantando
„Manifestazione a Firenze degli addetti delle 14 Fondazioni lirico sinfoniche italiane“

Hanno sfilato per le vie del centro di Firenze mostrando la cosa che sanno fare meglio: cantare e suonare. Sono i lavoratori delle 14 Fondazioni liriche italiane che, guidati in testa dai dipendenti del Maggio musicale fiorentino, hanno manifestato oggi nel capoluogo toscano in concomitanza con lo sciopero nazionale contro il riordino che prevede una razionalizzazione del settore e il disegno di legge sullo spettacolo dal vivo.

I lavoratori hanno cantato il “Va pensiero”, “Nessun dorma” e altre famose opere. Molti i cartelli, gli slogan e le arie d’opera “rivisitate” contro il ministro dei beni culturali Dario Franceschini. “I lavoratori delle 14 fondazioni lirico sinfoniche italiane – hanno spiegato i sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal che hanno promosso la manifestazione – manifestano a Firenze per evitare che, a breve, la grande tradizione lirica italiana muoia, a causa della superficialità e disattenzione di chi dovrebbe avere il compito di tutelarla”.

“Si ridurrà drasticamente l’offerta culturale sul territorio - spiegano – mettendo fra l’altro in predicato il futuro di tanti ragazze e ragazze che oggi studiano per diventare dei professionisti del settore. La politica ragionieristica di questi anni, gestita a colpi di decreto, ha operato esclusivamente su licenziamenti, esternalizzazioni e precarizzazione dei rapporti di lavoro, determinando non solo la chiusura di interi settori produttivi, corpi di ballo, laboratori di scenografia ecc., ma anche un’arbitraria rivisitazione di quanto richiesto dalle partiture dei compositori”…..continua a leggere qui

Potrebbe interessarti: http://www.firenzetoday.it/cronaca/manifestazione-fondazioni-liriche-firenze-27-marzo-2017.html

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Roma, 7 marzo 2017

COMUNICATO FLS

Il 27 marzo si terrà a Firenze una manifestazione nazionale di tutti i lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche. La protesta fa parte della serie di iniziative di contrasto all’art 24 della legge 160 decise nel corso del coordinamento nazionale del settore tenutosi a Roma il 22 febbraio u.s. Come abbiamo più volte ribadito in questi mesi, la norma destruttura definitivamente l’assetto dei Teatri Lirici, con drammatiche conseguenze ai danni delle professionalità coinvolte che vedono sfumare possibilità di crescita e impiego nel nostro paese, con la sventurata conseguenza che i talenti migrano all’estero e i giovani abbandonano i conservatori, nonché espropria il ruolo sindacale nell’ambito delle relazioni industriali, lasciando l’utilizzo degli istituti in tema di organizzazione del lavoro esclusivamente nelle mani delle aziende, in modo unilaterale, ruolo assolutamente a nostro avviso non condivisibile.

Le scriventi OO.SS ritengono che sia necessario, approfittando della imminente riforma dello spettacolo, definire un assetto che dia una prospettiva alla lirica italiana, abbandonando la logica della mera selezione contabile delle Fondazioni. Negli ultimi anni infatti, per tentare di risolvere la crisi debitoria si è intervenuti sui salari dei lavoratori e sulla riduzione del personale con una contrazione degli organici che ha incredibilmente inciso, in modo del tutto arbitrario, anche sulle partiture dei compositori! La natura complessa di queste imprese culturali, non può essere valutata solo col metro del pareggio di bilancio, senza considerare l’indotto economico rappresentato dal prestigio e dal capitale intellettuale di cui la Lirica italiana è portatrice.

Il sindacato e i lavoratori non sono disponibili a subire oltre una tale superficialità e metteranno in campo un “crescendo” di iniziative di cui la manifestazione nazionale del 27 marzo è solo l’inizio.

Le Segreterie Nazionali Slc Cgil Fistel Cisl Uilcom Uil Fials Cisal

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LA  NOSTRA  ALLUVIONE…

 Il 4 Novembre 1966 la furia delle acque dell’Arno tentò di sfigurare Firenze e di portarsi via per sempre le sue bellezze. Ma una commovente gara di solidarietà si adoperò per restituire prima possibile tanto splendore al mondo intero. Anche il nostro vecchio Teatro Comunale, gravemente danneggiato, pote’ quasi miracolosamente riaprire i battenti dopo sole 3 settimane. Vinsero la tenacia e l’amore di uno spirito che sapeva ancora riconoscere nelle arti, nella musica e nel bello, valori inestimabili per la società. Oggi, a distanza di 50 anni, quello in cui non riuscì la violenza della natura rischia di essere portato a termine dalla miopia dell’articolo 24 della legge 160 e dall’indifferenza di chi in quei valori non crede piu; di chi e’ capace di tradurre la parola “interesse” solo in profitto.

La nostra grande musica potrebbe essere trascinata via lasciando sempre piu’ poveri e in silenzio i teatri e le nostre stesse vite…ma il silenzio non sempre e’ d’oro…..

…NON IL NOSTRO!!!

 

I lavoratori del

Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

 

 

 

 

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Le nuove regole per la lirica  già dividono le Fondazioni. Sì da molti sovrintendenti. Sindacati contrari

ROMA – La logica delle priorità porta a dire «no», ma le nuove regole della lirica elaborate al ministero dei Beni Culturali fanno parte del pacchetto di misure che il governo approverà prima delle dimissioni. Regole che, come anticipato dal Corriere, cambieranno radicalmente l’opera. Autonomia per tutti a fronte di determinati requisiti; gli enti locali, insieme con privati e Camera di commercio, dovranno corrispondere una somma di denaro non inferiore al contributo statale, pena la «declassazione» a teatri di tradizione. Dunque non è scontato che le Fondazioni liriche restino 14. Poi fine del contratto nazionale, sindaci in uscita dai Cda, maggiore responsabilità dei sovrintendenti… Il testo unico abrogherà ogni legge e decreto dal 1967 ad oggi.

I sovrintendenti perlopiù approvano, i sindacati protestano e chiedono lo stop al provvedimento: «È un blitz di fine legislatura, non c’è stato il confronto, è un’abdicazione dello Stato». Che cosa ne pensano allora i sovrintendenti delle Fondazioni liriche? Se la Scala scottata dai troppi passi falsi o passi indietro aspetta di vedere nero su bianco (ma i suoi numeri sono impressionanti: il botteghino a 30 milioni supera per la prima volta il contributo dello Stato, risorse proprie al 62.65 percento), Catello De Martino dell’Opera di Roma (conti a posto da anni), dice: «Era ora che lo Stato rivolgesse una maggiore attenzione alle Fondazioni, che dovranno identificare con assoluta certezza i diversi livelli di responsabilità, secondo organizzazioni più moderne e adeguate ai tempi. Lo Stato, da parte sua, deve favorire l’ingresso di capitali privati con opportune agevolazioni fiscali».

Ecco, questo capitolo (fondamentale) non c’è: andrà inserito nelle modifiche apportate dalle commissioni competenti in vista dell’approvazione. Walter Vergnano del Regio di Torino grande esperto e capitano di lungo corso del settore: «Noi da sei anni chiudiamo il bilancio in attivo e, nel 2012, abbiamo un milione di euro in più dal botteghino. Sulle nuove regole sono sostanzialmente d’accordo. A noi l’equilibrio delle risorse sta bene, temo però che per altri teatri questo risultato non sia possibile. Condivido che lo Stato non debba più essere la principale fonte di sovvenzionamento, spero che questo non comporti la scomparsa di realtà importanti. Davanti a tutto c’è bisogno della certezza triennale dei finanziamenti». Sulla triennalità, «per consentirci di programmare con serenità», insiste da Firenze Monica Colombo, che plaude «alle tante novità». Sulla quota statale (Fus) pareggiata da eguale contributo di enti locali e privati, Cristiano Chiarot della Fenice di Venezia la pensa all’opposto di Torino: «È inaccettabile, sarebbe bene invece che il regolamento “costringesse” gli enti locali a mantenere la quota di finanziamento prevista per l’anno in corso. Ciò consente a tutti un vantaggio: le Fondazioni meno virtuose avrebbero il tempo per cambiare gestione e quelle più virtuose, come la nostra, manterrebbero lo status con l’attuale gettito del Fus. Noi abbiamo puntato su controllo della spesa e aumento della produzione, facciamo 109 recite d’opera. Se ci tolgono fiato finanziario, i nostri sforzi sono inutili». A Carlo Fuortes del Petruzzelli di Bari, va bene sia l’autonomia che la contrattazione sindacale «decentrata», mentre per Francesco Girondini dell’Arena di Verona «è fondamentale la defiscalizzazione». Dopo il 2010, a dispetto dei diminuiti fondi statali, i teatri si sono messi in riga, allontanando da sé la nomea di carrozzoni succhiasoldi. Se Firenze ha risparmiato 5 milioni (nel 2011 il passivo è sceso a 3 milioni 339 mila, incassi + 400 mila euro), Bologna ha chiuso con un utile di esercizio di 934 mila euro, e Francesco Ernani ricorda la lezione di Toscanini, «che pretese la stabilità dei complessi artistici».

Valerio Cappelli

Il corriere.it

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giancarlo galan Alle dichiarazioni di Galan risponde il Pd

Il ministro Galan ha dichiarato che «I teatri lirici stanno malissimo e io credo che occorrerà intervenire: è un lusso che ormai l’Italia non si può più permettere. Siamo già intervenuti a Trieste – Claudio Orazi è stato nominato commissario della Fondazione Teatro Verdi – dovremmo intervenire a Firenze. Bologna non sta benissimo e anche Genova sta male». Gli risponde Matteo Orfini, responsabile cultura e informazione del Pd: «Le fondazioni lirico sinfoniche stanno male perché si è perso tempo per due anni con una finta riforma voluta da Bondi che ha solo aggravato i problemi. Anche in questo settore si misura quotidianamente il fallimento del governo. Quello che davvero non ci possiamo permettere è un governo che continua a ritenere le eccellenze culturali del Paese come un lusso da tagliare mentre possono e devono essere propulsori di sviluppo e crescita».

Il giornale della musica

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