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A Firenze i lavoratori delle fondazioni liriche manifestano cantando
„Manifestazione a Firenze degli addetti delle 14 Fondazioni lirico sinfoniche italiane“

Hanno sfilato per le vie del centro di Firenze mostrando la cosa che sanno fare meglio: cantare e suonare. Sono i lavoratori delle 14 Fondazioni liriche italiane che, guidati in testa dai dipendenti del Maggio musicale fiorentino, hanno manifestato oggi nel capoluogo toscano in concomitanza con lo sciopero nazionale contro il riordino che prevede una razionalizzazione del settore e il disegno di legge sullo spettacolo dal vivo.

I lavoratori hanno cantato il “Va pensiero”, “Nessun dorma” e altre famose opere. Molti i cartelli, gli slogan e le arie d’opera “rivisitate” contro il ministro dei beni culturali Dario Franceschini. “I lavoratori delle 14 fondazioni lirico sinfoniche italiane – hanno spiegato i sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal che hanno promosso la manifestazione – manifestano a Firenze per evitare che, a breve, la grande tradizione lirica italiana muoia, a causa della superficialità e disattenzione di chi dovrebbe avere il compito di tutelarla”.

“Si ridurrà drasticamente l’offerta culturale sul territorio - spiegano – mettendo fra l’altro in predicato il futuro di tanti ragazze e ragazze che oggi studiano per diventare dei professionisti del settore. La politica ragionieristica di questi anni, gestita a colpi di decreto, ha operato esclusivamente su licenziamenti, esternalizzazioni e precarizzazione dei rapporti di lavoro, determinando non solo la chiusura di interi settori produttivi, corpi di ballo, laboratori di scenografia ecc., ma anche un’arbitraria rivisitazione di quanto richiesto dalle partiture dei compositori”…..continua a leggere qui

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Esternalizzazione dei servizi, precarizzazione del lavoro. Quante volte abbiamo visto questa ricetta spacciarsi per soluzione ai problemi delle finanze pubbliche. . Una falsa soluzione che non comporta risparmi, arricchisce i privati, crea nuovi caporali travestiti da manager e si legittima con i comportamenti scorretti dei dipendenti “fannulloni” che verrebbero finalmente puniti. Così però l’arbitrio e il dispotismo dei dirigenti cresce; e crescono, insieme a esso, le reti di clientele e favoritismi, di piccoli privilegi e ruberie, create per mantenere consenso e sedare il dissenso. A detrimento dei diritti di tutti. 
Questo processo adesso sta investendo anche i lavoratori delle fondazioni Lirico-Sinfoniche, come dimostrato esemplarmente dal caso di Verona, di cui abbiamo parlato spesso. Cantanti, ballerini, sarti, truccatori, macchinisti dai teatri di tutta Italia a rischio licenziamento per essere eventualmenti riassunti a condizioni peggiorative. Da qualche mese, nel totale abbandono da parte dei sindacati confederali, molti di loro si sono organizzati costituendo un Comitato Nazionale e si sono organizzati per reagire e far sentire la loro voce. 
Lunedì scorso erano sotto Montecitorio, per il loro primo presidio nazionale a Roma. E noi eravamo con loro, a sostenerli insieme a una delegazione di ex-lavoratrici Almaviva e ai compagni del movimento di lotta per la casa. Nel farlo non abbiamo avuto il minimo dubbio. Perché ci sono tanti modi di calpestare la dignità di chi lavora: lo si può trattare come una bestia da soma e fargli spezzare la schiena per uno stipendio misero; lo si può tenere sotto il ricatto permanente della scadenza di un contratto; lo si può usare come capro espiatorio per i problemi strutturali di un sistema malfunzionante. Lo si può anche svilire nelle sue passioni, nella sua arte, nelle sue competenze così faticosamente acquisite. 
Noi questa tendenza la vogliamo invertire a tutti i costi. Crediamo sia nel cervello, nella nei muscoli, nel cuore e nelle corde vocali di tutti i lavoratori e le lavoratrici il patrimonio più grande di questo paese. Un patrimonio che la logica del profitto non è in grado di valorizzare. Allora bisogna trovare un’altra logica, e non lo si può fare che con la lotta. Per questo… continua a leggere qui

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Comunicati ANSA

Fondazioni liriche: Franceschini, da Fus 180 mln ultimi anni
Da sole assorbono il 47% risorse fondo unico spettacolo
VERONA

(ANSA) – VERONA, 28 APR – “Le risorse del Fus destinate negli ultimi anni alle Fondazioni Liriche superano i 180 milioni milioni e da sole rappresentano il 47% di quello che si spende per il Fondo unico per lo spettacolo“. Così il ministro di Beni culturali e turismo, Dario Franceschini, nel corso dell’audizione davanti alle commissioni riunite Cultura di Camera e Senato sul commissariamento della Fondazione Arena di Verona. “Nell’altra metà del Fus – ha spiegato – c’è tutto il resto: la musica, la prosa, la danza, il teatro di tradizione, il cinema”. “E’ evidente – ha aggiunto – che un’operazione numericamente così importante sta in piedi in presenza di due requisiti”. “Il primo – ha sottolineato Franceschini – è: il fatto che la lirica italiana essendo una bandiera e un’ eccellenza del paese e un veicolo di credibilità per l’immagine internazionale dell’Italia, si riesce ad utilizzarla anche come una grande vetrina promozionale all’estero”. “Il secondo – ha continuato – è un meccanismo virtuoso di gestione. E il fatto che si sia intervenuti sempre a salvare chi ha gestito male, può mettere in moto meccanismo non virtuosi”. “Credo – ha aggiunto – che la correzione dei meccanismi legislativi debba avere un’ assunzione piena di responsabilità, andando a incidere anche su questa natura ibrida delle Fondazioni lirico-sinfoniche, che sono fondazioni di diritto privato, ma appartengono alla sfera del pubblico”. “Sono di diritto privato e lo Stato non ha potere di intervento, ma solo di vigilanza” ha concluso il ministro Franceschini che aveva aperto la sua relazione ricordando che “dopo l’entrata in vigore della legge Bray su 14 fondazioni lirico-sinfoniche, 8 avevano subito fatto domanda di accedere al fondo rotativo: il Petruzzelli di Bari, il Teatro Massimo di Palermo, il Maggio Musicale Fiorentino, il San Carlo di Napoli, il Teatro Verdi di Trieste, il Teatro Opera di Roma, il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro Carlo Felice di Genova. In quella sede non aveva fatto domanda la Fondazione Arena di Verona”.

Teatro: Franceschini, stagione lirica estiva Arena si farà
VERONA
(ANSA) – VERONA, 28 APR – “La stagione lirica estiva all’Arena di Verona si svolgerà regolarmente”. Lo ha detto il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, nel corso dell’audizione alla Commissioni riunite Cultura di Camera e Senato sul commissariamento della Fondazione Arena di Verona. “Lo svolgimento del festival estivo – ha spiegato Franceschini – era uno dei due compiti indicati nel decreto di nomina del commissario Carlo Fuortes. E la stagione estiva all’Arena si farà”. “L’altro punto espressamente indicato – ha aggiunto – era di verificare la possibilità di presentare un piano di risanamento vero entro il 30 giugno, termine previsto dalla Legge di Stabilità 2016 per poter far domanda di accedere ai benefici della legge Bray”. “Si richiede un piano di risanamento sostanziale e credibile, oppure in assenza di questa possibilità si dovranno avviare gli atti per la procedura di liquidazione della Fondazione Arena” ha ribadito Franceschini. “Quindi – ha concluso – o ci sarà il piano di risanamento, o la liquidazione. Questo è il quadro complessivo della situazione della fondazione lirico-sinfonica veronese”.

Teatro: Franceschini, Arena Verona diversa altre fondazioni
VERONA
(ANSA) – VERONA, 28 APR – “Ritengo che l’Arena di Verona abbia una situazione molto particolare rispetto alle altre fondazioni lirico-sinfoniche, che a mio avviso deve essere affrontata capendone le peculiarità”. Lo ha detto il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, riferendosi alla riunione delle commissioni Cultura di Camera e Senato sul commissariamento della Fondazione Arena di Verona. “A differenza delle altre Fondazioni lirico-sinfoniche – ha spiegato il ministro – l’Arena di Verona ha una stagione estiva molto forte, che funziona con ottimi incassi, mentre al contrario non va così nella stagione invernale”. “Pertanto – ha aggiunto – il compito di capire questa specificità particolare è del commissario e del Comune di Verona, e del ministero nelle sue funzioni di vigilanza”. “Però – ha continuato Franceschini – al di là della natura specifica dell’Arena e dei numeri della crisi che ci hanno imposto di affrontare questa situazione in maniera molto determinata, credo che sia utile una riflessione sulla natura giuridica delle fondazioni lirico sinfoniche e sul messaggio che è stato dato inevitabilmente in questi anni, ma che è un messaggio non positivo sotto l’aspetto pedagogico. Tra le 14 fondazioni lirico-sinfoniche quelle che hanno gestito in modo virtuoso il loro bilancio – ha osservato – hanno visto che gran parte delle risorte sono andate a chi ha gestito male il proprio bilancio”. “Questo – ha concluso – è avvenuto attraverso un prestito, perché il fondo rotativo è un prestito, mentre i criteri nuovi del Fus hanno teso a premiare le fondazioni più virtuose”.

Fondazioni liriche: M5s, insufficiente audizione Franceschini

(ANSA) – VERONA, 28 APR – “Quanto ha esposto stamane il
ministro Franceschini, parlando alle Commissioni Riunite della Fondazione Arena, è insufficiente”. Lo ha detto il deputato del Movimento 5 Stelle, Mattia Fantinati, commentando l’audizione di oggi del ministro dei beni culturali e turismo.
“Stiamo assistendo – ha spiegato – ad una situazione davvero paradossale. Da una parte il ministro garantisce la stagione lirica estiva al via il prossimo 24 giugno, dall’altra sottolinea come il commissario Fuortes debba, entro il 30 giugno, presentargli un piano di risanamento oppure si procederà alla liquidazione della Fondazione Arena”. “Forse non si stanno rendendo conto – ha sottolineato – che con questi messaggi contrastanti, si allontanano i melomani, gli appassionati di
lirica che portano un indotto fondamentale per Verona e
provincia, oltre a creare un grave danno di immagine della città scaligera in tutto il mondo”.
Secondo il deputato pentastellato “il ministero non ha vigilato sufficientemente in questi anni, non ha nemmeno controllato che i fondi destinati alla Fondazione Arena venissero gestiti al meglio; ha semplicemente appoggiato, senza
riserve e valutazioni, quanto indicato dal Consiglio di Indirizzo”. “Erroneamente – ha concluso – perché ad oggi la Fondazione ha un buco di bilancio pari a 24 milioni di euro e un Commissario che ieri è andato in tutta fretta a chiedere ad
Unicredit i soldi per pagare gli stipendi di marzo ai lavoratori. Questo non è risolvere un problema è soltanto prendere o perdere tempo”.

Arena Verona: commissario, tutti al lavoro per stagione
Fuortes, flussi vendita sono superiori al 2015
VERONA
(ANSA) – VERONA, 28 APR – “La stagione lirica si svolgerà regolarmente. Tutte le componenti del Teatro sono al lavoro per la perfetta riuscita del 94/o Festival Lirico”. Lo ha detto il commissario straordinario della Fondazione Arena di Verona, Carlo Fuortes, che in una nota dell’ente lirico ha sottolineato che “particolarmente positivo è il dato sui flussi di vendita di questi giorni, che sono superiori a quelli del 2015″. Lo stesso ministro di Beni culturali e Turismo, Dario Franceschini, stamane nell’audizione alle Commissioni riunite cultura di Camera e Senato aveva dato ampie rassicurazioni sullo svolgimento del festival lirico estivo nel più grande teatro all’aperto del mondo. “I numeri attestano la risposta molto positiva del pubblico a dimostrazione del fatto che assistere ad un’opera all’Arena di Verona rimane un’esperienza dal valore unico a cui gli spettatori non intendono rinunciare” ha concluso Fuortes. La 94/a edizione dell’Opera Festival all’Arena di Verona si aprirà il 24 giugno con uno dei titoli più amati dal pubblico, Carmen, a cui seguiranno Aida, La Traviata, Il Trovatore e Turandot, fino al 28 agosto. Si conferma inoltre per la data del 18 luglio lo spettacolo-evento Roberto Bolle and Friends. Per le prime due date in cartellone quasi esauriti tutti i posti di platea, a conferma della positiva risposta del pubblico all’offerta artistica proposta.

 

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Il giorno 30 Aprile si terrà sotto la sede del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (in via del Collegio Romano ,27 ) dalle ore 11,00 alle ore 14,00 un presidio dei Lavoratori del Settore sulle motivazioni definite nel Coordinamento Unitario u.s. che di seguito riportiamo:

-Diritto alla validazione del Contratto Collettivo Nazionale di lavoro
-Implementazione delle risorse FUS destinate al Settore
-Salvaguardia e ripristino dei Corpi di Ballo quale espressione artistica indispensabile per la realizzazione dell’Opera Lirica
-Attivazione di un tavolo Ministeriale o Interministeriale con le Associazioni datoriali relativo ai processi di riequilibrio in atto nel Settore (coinvolgendo il Commissario Straordinario e la Società Ales).
-Prorogare per via legislativa i termini per la messa in riequilibrio delle Fondazioni in sofferenza.
Il presidio deve registrare la nostra massima partecipazione con una nostra forte caratterizzazione.
Roma, 22 aprile 2015
LE SEGRETERIE NAZIONALI SLC-CGIL FISTeL-CISL UILCOM-UIL FIALS-CISAL

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Corriere della Sera, mercoledì 11 marzo 2015

C’ è chi, come Cecilia Bartoli, il cachet stellare se lo mette in tasca la sera stessa del concerto e chi per una manciata di euro deve attendere mesi se non anni. C’è chi come Pollini o Lang Lang non si avvicina al pianoforte se prima non ha incassato quanto previsto dal contratto, e chi deve accettare le drastiche imposizioni del committente: o così, o niente.
Ci sono i teatri «virtuosi» che pagano puntualmente e quelli in difficoltà, che dovrebbero affiggere all’ingresso artisti l’avviso: lasciate ogni speranza o voi che entrate. «Perché chi va a cantare lì dentro lo fa a suo rischio e pericolo» assicura al Corriere Andrea Concetti, basso baritono di solida fama, apprezzato da Claudio Abbado.

Le brutte esperienza non mancano. «Anni di attesa per riscuotere quanto mi dovevano per un Don Giovanni. E ancora non è finita». Ritardi inconcepibili fino a qualche tempo fa, ormai diventati la norma traviata di tanti enti lirici. A svelare finalmente tariffari di solito segretati, ritardi e debiti delle fondazioni, provvede ora Classic Voice. Nel numero da oggi in edicola, il mensile diretto da Andrea Estero svela i cachet in vigore nelle istituzioni musicali del nostro Paese, un «tetto» stabilito dagli stessi Enti lirici per metter fine alla deregulation anni 80-90 quando l’Italia era per gli artisti il Paese del Bengodi.
Trentamila euro a concerto sono ora la cifra massima per i top della musica. Per direttori come Barenboim, Chailly, Whun Chung, Dudamel, Gatti, Harding, Mehta, Muti, Rattle, Thielemann… Stessa cifra, sempre a concerto, va ai grandi solisti quali Pollini, Lang Lang, Radu Lupu, Kavakos, Sokolov.
Sul fronte cantanti, tra i primi della lista (20 mila euro per concerto, 17 per ogni recita d’opera) troviamo Bartoli e Domingo, Renée Fleming ed Elina Garanca, Kaufmann e Florez.
Infine, sul fronte registi, Robert Carsen e Calixto Bieito, Peter Stein, Bob Wilson, Graham Vick e Damiano Michieletto viaggiano nella quota 60 mila euro a allestimento.
Una serie A indenne alle traversie di cassa, che può permettersi il lusso di scegliere le sale «giuste»: la Scala di Milano, Santa Cecilia a Roma, la Fenice di Venezia, il Massimo di Palermo. Tutto il resto è black list. Perché, rivela Classic Voice, al Lirico di Cagliari si aspettano mediamente tre anni prima di riscuotere il cachet, a Genova un anno, a Firenze nove mesi, dai 7 ai 9 mesi all’Opera di Roma, tra i 60 e 90 giorni a Bologna… La causa di tanti e tali rinvii va cercata nella mancanza di liquidità dei teatri…leggi tutto l’articolo

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Pier Francesco Pinelli - commissario straordinario fondazioni liriche

Alla fine mercoledì il sipario si è alzato, ma la prima dell’Opera di Roma è stata in bilico fino all’ultimo per uno sciopero minacciato dalle maestranze. Qualche settimana prima era stato il Lirico di Cagliari a trovarsi nella bufera: il Tar ha, infatti, annullato la nomina della sovrintendente, Marcella Crivellenti, fatta dal sindaco Massimo Zedda.

È questo il “benvenuto” che ha ricevuto il commissario straordinario del Governo, Pier Francesco Pinelli, che dal 21 novembre ha il compito di rimettere in sesto le fondazioni lirico-sinfoniche.
Un ingegnere-manager fino a qualche tempo fa impegnato nel settore petrolifero, ma che – come ha spiegato il ministro dei Beni culturali, Massimo Bray – è stato scelto perché ha anche lavorato in società di consulenza in cui si è occupato di riordinare i bilanci di aziende legate al mondo della cultura. Competenze di cui avrà bisogno per far quadrare i conti della lirica, con fondazioni da anni in profondo rosso.
Il neo-commissario si già insediato a piazza S. Croce in Gerusalemme, a Roma, dove ha sede la direzione generale per lo spettacolo dal vivo e ha già iniziato a lavorare a stretto contatto con il responsabile Salvo Nastasi, detentore del know-how del settore ma pure profondo conoscitore delle dinamiche ministeriali, grazie anche ai suoi trascorsi da capo di gabinetto quando ministro era Sandro Bondi.

Per il nuovo arrivato non c’è un attimo da perdere, visto lo stringente cronoprogramma imposto dalla legge Valore cultura (legge 112/2013), quella che ha anche voluto il commissario. E infatti già la scorsa settimana si sono tenute le prime riunioni con i sovrintendenti delle fondazioni liriche – quasi tutti presenti, tranne qualche delega – e con i sindacati. La macchina si è, dunque, messa in moto e Pinelli ha fatto spedire a tutti e 14 gli enti lirici una lettera in cui chiede se intendano presentare il piano di risanamento, da consegnare entro il 9 gennaio prossimo. A giorni il ministero emanerà una circolare con le linee guida per mettere a punto i piani.
Al momento è certo che al risanamento abbiano aderito le tre fondazioni attualmente commissariate (Bari, Palermo e Firenze) e le due (Trieste e Napoli) che sono state in amministrazione straordinaria negli ultimi due esercizi, ma non hanno terminato la ricapitalizzazione. Nel corso della riunione della settimana scorsa, anche Bologna e Genova hanno fatto sapere che presenteranno il piano di risanamento. A loro, molto probabilmente, si aggiungerà Cagliari, che si avvia al commissariamento: dopo lo stop del Tar al sovrintendente, nei giorni scorsi si sono dimessi tre consiglieri e il Cda è paralizzato.

Più incerta al momento la sorte del l’Opera di Roma, perché l’attuale consiglio di amministrazione è in scadenza e probabilmente la palla passerà al nuovo Cda. Il quadro sarà chiaro entro metà dicembre, quando scadranno i quindici giorni che il commissario ha dato agli enti per rispondere alla lettera.

Le fondazioni non possono indugiare, perché si prospetta lo scenario della liquidazione coatta nel caso nel 2016 non raggiungano l’equilibrio di bilancio. Al risanamento è poi legata la possibilità di accedere al fondo di 25 milioni messo a disposizione dal ministero per i soli enti che presenteranno il piano di riassetto e ai quali nel 2014 si aggiungeranno 75 milioni. Risorse a cui si sommano quelle del Fus (Fondo unico per lo spettacolo), che d’ora in poi sarà assegnato non più a pioggia, ma secondo parametri che fotograferanno le performance di ciascuna fondazione. Il decreto con i nuovi criteri è stato messo a punto dalla direzione di Nastasi ed entro Natale vedrà la luce.
A giugno, poi, dovrà essere chiusa la partita della riforma degli statuti, a cui sono chiamate tutte le fondazioni, anche se per alcune la legge di stabilità ha previsto deroghe sulla composizione dei nuovi organi di amministrazione. La norma fa esplicito cenno alla Scala, mentre per le altre si dovrà attendere un decreto dei Beni culturali, da emanare entro fine febbraio. E a far compagnia alla Scala sarà senz’altro S. Cecilia.

A TAPPE FORZATE

21 novembre 2013
Pier Francesco Pinelli è nominato commissario straordinario per la lirica

9 dicembre 2013
Il ministero dei Beni culturali predispone entro questa data il decreto con i nuovi parametri per l’assegnazione del Fus alla lirica

21 dicembre 2013
Entro questa data le fondazioni devono comunicare ai Beni culturali l’avvio della negoziazione per la ristrutturazione del debito, passaggio necessario per poter accedere al fondo di 25 milioni

9 gennaio 2014
Entro questa data le fondazioni lirico-sinfoniche che sono commissariate o che non possono far fronte ai debiti oppure che sono state in amministrazione straordinaria negli ultimi due anni e non hanno ancora terminato la ricapitalizzazione presentano al commissario un piano di risanamento

9 febbraio 2014
È il termine ultimo perché i Beni culturali approvino, sentito il commissario, i piani di risanamento presentati dalle fondazioni

30 giugno 2014
Entro questa data tutte le fondazioni devono adeguare gli statuti, che diventeranno efficaci a partire dal 1° gennaio 2015

30 settembre 2014
Le fondazioni determinano l’organico necessario all’attività per il triennio 2015-2017

FONTE: http://www.ilsole24ore.com

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Stiamo attraversando uno dei momenti più difficili che il nostro settore lirico abbia mai conosciuto, con la maggior parte delle nostre Fondazioni oberate di debiti, oltre trecento milioni, e pochi giorni a disposizione per decidere di usufruire della legge 112 che mette a disposizione un discreto “tesoretto salva Enti”.
Legge buona o cattiva non ci interessa dire è comunque una via di uscita allo “sfascio” creato dai “gestori” delle varie Fondazioni ormai ridotti alla “liquidazione coatta”.
Certo per accedere alle disponibilità della 112 bisogna dichiarare lo stato di crisi! e qui assistiamo al prepotente ritorno in scena dei Sovrintendenti-Commissari che di Fondazione in Fondazione ne pensano di tutti i colori.
Per questo il 5 di novembre abbiamo chiesto ed ottenuto un chiarimento al Ministro Bray su alcuni articoli della Legge 112, ma soprattutto sul percorso applicativo più corretto.
Della riunione, dei temi trattati col Ministro Bray, del condiviso e del non, il Ministero ha trattato emettendo un comunicato stampa e noi crediamo che nessuno può far finta di non sapere, nessuno ha più bisogno di ulteriori spiegazioni.
I tavoli di crisi, di sicuro più conosciuti ed in uso nei settori dell’industria che non dello spettacolo, presuppongono quei passaggi che anche la legge 112 richiama, presuppongono un “piano industriale” aperto in tutti i dettagli che creano lo “stato di crisi” ed il percorso stabilito, specificità di interventi e tempi dei stessi, per uscirne.
Dimentichino i signori Sovrintendenti-Commissari i facili contributi a “babbo morto” di una volta o le assegnazioni di beni patrimoniali, gentilmente concessi dai Sindaci-Presidenti, che riaprivano interventi bancari e portavano brevi stagioni di ossigeno e poi nuove precipitazioni di bilancio.
Nessuno può immaginare strategie per “soldi a basso costo”, e gira qualche comunicato sul tema, ne credere che arrivino altri soldi “pubblici” da gestire senza rendere conto a nessuno.
Allora, come in ogni “piano industriale”, fuori i bilanci, le situazioni debitorie vere, le esposizioni bancarie e tutto quello che riguarda la colonna “spese”.
Fuori le entrate, che devono trattare di dati certi, quindi contributi fissi dei privati e delle istituzioni per gli anni che dura il piano e attenzione che il contributo statale, a tutti noto come FUS, è dato sulla programmazione e qualità della stessa quindi, fuori il programma artistico per tutta la durata del piano.

E il “punteggio” sulla produzione culturale che assegna poi la quota del FUS, almeno di non costruire la parte “economica” del piano su dati troppo incerti, ci impone una programmazione di qualità pluriennale, quindi attente valutazioni prima di enunciare esuberi in pianta organica o addirittura cessioni di ramo.
Adesso la spieghiamo più facile.
La Cisl è sindacato e come tale nasce per la contrattazione ed è pronta a qualsiasi tavolo di confronto aperto e rispettoso dei ruoli, nessuno può permettersi di oltraggiare la rappresentanza dei lavoratori e se questi si allontanano dai tavoli accusare il sindacato di responsabilità per le scadenze imminenti.
La Cisl è sindacato e come tale considera la “solidarietà” un concetto irrinunciabile in qualsiasi situazione, mai nessun lavoratore darà da solo il contributo al risanamento e mai i lavoratori daranno da soli il contributo al risanamento.
Conosciuto e condiviso il piano nei particolari di recupero spese, appalti, esternalizzazioni, consulenze, collaborazioni, il sindacato è pronto a discutere il costo del lavoro che non passa esclusivamente per licenziamenti e cessione di rami d’azienda, ma anche da idonei ammortizzatori.
Questo abbiamo detto al Ministro Bray e altro non abbiamo da aggiungere in convegni, assemblee o interviste alla stampa, siamo di più indignati da chi in un momento così delicato si dedica a queste cose senza un percorso unitario tra organizzazioni.
I lavoratori hanno bisogno di coesione e non di ricercare chi è il primo della classe ed aumentare quelle divisioni che tanto hanno allontanato le Fondazioni da un quadro di regole centrali.
Le regole del confronto che i vari Sovrintendenti-Commissari decideranno di aprire proclamando lo stato di crisi sono queste, condivise da tutti i sindacati nazionali, e conosciute dal Ministro Bray e non crediamo le RSU e Territori vogliano o possano uscire da questo.
Il sindacato ha già fatto la sua parte con le riduzioni delle piante organiche, l’applicazione di ammortizzatori sociali, eliminazione di quote dell’integrativo e altro in tante delle Fondazioni dove anno dopo anno è stata costruita la grave situazione attuale, a volte dalle stesse persone che oggi vorrebbero gestire regole e soldi nuovi, diciamo no.
IL SEGRETARIO NAZIONALE

Maurizio Giustini

FISTEL CISL

FEDERAZIONE INFORMAZIONE SPETTACOLO E TELECOMUNICAZIONI
Sede Nazionale – Via Palestro,30 – 00185 Roma – tel. 06-492171 Telefax 06-4457330

 

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(ANSA) – ROMA, 10 LUG – Un fondo a tassi agevolati per tamponare le emergenze. E’ l’ipotesi su cui sta lavorando il ministero dei beni culturali e del turismo Massimo Bray per salvare dal tracollo le Fondazioni liriche, in primo luogo quelle più in difficoltà, dal Maggio Musicale di Firenze al Carlo Felice di Genova e il Lirico di Cagliari. Bray lo ha spiegato ai sovrintendenti. L’accesso al fondo avverrebbe a fronte della presentazione del piano industriale e del piano di rientro dal deficit.

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Le nuove regole per la lirica  già dividono le Fondazioni. Sì da molti sovrintendenti. Sindacati contrari

ROMA – La logica delle priorità porta a dire «no», ma le nuove regole della lirica elaborate al ministero dei Beni Culturali fanno parte del pacchetto di misure che il governo approverà prima delle dimissioni. Regole che, come anticipato dal Corriere, cambieranno radicalmente l’opera. Autonomia per tutti a fronte di determinati requisiti; gli enti locali, insieme con privati e Camera di commercio, dovranno corrispondere una somma di denaro non inferiore al contributo statale, pena la «declassazione» a teatri di tradizione. Dunque non è scontato che le Fondazioni liriche restino 14. Poi fine del contratto nazionale, sindaci in uscita dai Cda, maggiore responsabilità dei sovrintendenti… Il testo unico abrogherà ogni legge e decreto dal 1967 ad oggi.

I sovrintendenti perlopiù approvano, i sindacati protestano e chiedono lo stop al provvedimento: «È un blitz di fine legislatura, non c’è stato il confronto, è un’abdicazione dello Stato». Che cosa ne pensano allora i sovrintendenti delle Fondazioni liriche? Se la Scala scottata dai troppi passi falsi o passi indietro aspetta di vedere nero su bianco (ma i suoi numeri sono impressionanti: il botteghino a 30 milioni supera per la prima volta il contributo dello Stato, risorse proprie al 62.65 percento), Catello De Martino dell’Opera di Roma (conti a posto da anni), dice: «Era ora che lo Stato rivolgesse una maggiore attenzione alle Fondazioni, che dovranno identificare con assoluta certezza i diversi livelli di responsabilità, secondo organizzazioni più moderne e adeguate ai tempi. Lo Stato, da parte sua, deve favorire l’ingresso di capitali privati con opportune agevolazioni fiscali».

Ecco, questo capitolo (fondamentale) non c’è: andrà inserito nelle modifiche apportate dalle commissioni competenti in vista dell’approvazione. Walter Vergnano del Regio di Torino grande esperto e capitano di lungo corso del settore: «Noi da sei anni chiudiamo il bilancio in attivo e, nel 2012, abbiamo un milione di euro in più dal botteghino. Sulle nuove regole sono sostanzialmente d’accordo. A noi l’equilibrio delle risorse sta bene, temo però che per altri teatri questo risultato non sia possibile. Condivido che lo Stato non debba più essere la principale fonte di sovvenzionamento, spero che questo non comporti la scomparsa di realtà importanti. Davanti a tutto c’è bisogno della certezza triennale dei finanziamenti». Sulla triennalità, «per consentirci di programmare con serenità», insiste da Firenze Monica Colombo, che plaude «alle tante novità». Sulla quota statale (Fus) pareggiata da eguale contributo di enti locali e privati, Cristiano Chiarot della Fenice di Venezia la pensa all’opposto di Torino: «È inaccettabile, sarebbe bene invece che il regolamento “costringesse” gli enti locali a mantenere la quota di finanziamento prevista per l’anno in corso. Ciò consente a tutti un vantaggio: le Fondazioni meno virtuose avrebbero il tempo per cambiare gestione e quelle più virtuose, come la nostra, manterrebbero lo status con l’attuale gettito del Fus. Noi abbiamo puntato su controllo della spesa e aumento della produzione, facciamo 109 recite d’opera. Se ci tolgono fiato finanziario, i nostri sforzi sono inutili». A Carlo Fuortes del Petruzzelli di Bari, va bene sia l’autonomia che la contrattazione sindacale «decentrata», mentre per Francesco Girondini dell’Arena di Verona «è fondamentale la defiscalizzazione». Dopo il 2010, a dispetto dei diminuiti fondi statali, i teatri si sono messi in riga, allontanando da sé la nomea di carrozzoni succhiasoldi. Se Firenze ha risparmiato 5 milioni (nel 2011 il passivo è sceso a 3 milioni 339 mila, incassi + 400 mila euro), Bologna ha chiuso con un utile di esercizio di 934 mila euro, e Francesco Ernani ricorda la lezione di Toscanini, «che pretese la stabilità dei complessi artistici».

Valerio Cappelli

Il corriere.it

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FIALS Spettacolo CISAL

 LORO SEDI

Napoli, 14 luglio 2012

Come da convocazione ANFOLS, il giorno venerdì 13 luglio 2012 si è tenuto a Napoli l’incontro tra le parti sociali per la prosecuzione delle trattative per il rinnovo del CCNL.

 Per convinzione generalizzata tale incontro doveva essere quello risolutivo per la firma di un’ipotesi d’accordo che consentisse a ANFOLS e OOSS di andare dal Ministro Ornaghi per verificare le possibilità, in presenza di un possibile contratto nazionale sottoscritto, di ottenere le relative risorse per la sua sottoscrizione e gli atti di legge più idonei, altrettanto indispensabili, a disinnescare le negative conseguenze sui contratti aziendali in essere e sui relativi emolumenti previsti dalle leggi 31 marzo 2005, n. 43 e 29 giugno 2010, n. 100 e quindi sottoporre alla ratifica delle proprie rispettive assemblee gli atti definitivi.

 Purtroppo ancora una volta le OOSS hanno dovuto prendere atto, come largamente annunciato anche dal documento inviato dall’ANFOLS alle ore 20,10 del giorno precedente, della non volontà della parte datoriale a sottoscrivere il CCNL.

 Di fronte all’ennesimo “nulla di fatto” la delegazione trattante FIALS – CISAL, congiuntamente alle altre OOSS e forte dei rinnovato mandato conferitogli unanimemente dal proprio Coordinamento Nazionale del 12 luglio u.s., ha dichiarato la propria indisponibilità a proseguire nella “farsa” rappresentata dall’attuale finta trattativa ed ha comunicato la propria decisione di chiedere un apposito incontro con il Ministro Ornaghi al fine di renderlo edotto dello stato di stallo in cui il tavolo negoziale viene tenuto dall’inspiegabile comportamento dell’ANFOLS.

 Nella piena consapevolezza della delicata situazione in cui si trovano le maggior parte delle Fondazioni Lirico Sinfoniche Italiane ed i lavoratori che all’interno vi operano, la FIALS – CISAL, unitamente alle altre OOSS, ha responsabilmente accettato di partecipare ad un ultimo risolutivo confronto con l’ANFOLS, che si terrà a Roma i prossimi 17 e 18 luglio, prima di chiedere il sopra annunciato incontro con il Ministro Ornaghi e, conseguentemente, dare seguito al mandato dei propri iscritti di iniziare ogni più opportuna azione di protesta.

  Il segretario generale

Enrico Sciarra

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Rinnovo CCNL : un tavolo di trattativa per molti, ma non per tutti.

Il rinnovo del contratto non è ancora possibile.

Come volevasi dimostrare a luglio, guarda caso nel periodo più morto per qualsiasi settore, siamo tutti chiamati malignamente all’appello per lo sforzo maggiore. E L’ulteriore comunicato che prima recitava “positivi passi avanti” si trasforma con le giornate del 4 e del 5 luglio in “insufficienti passi avanti”, tre parole queste che non sono altro che la maldestra parafrasi di una sola parola : “Stallo”.

Che non ci fossero le condizioni economiche già lo sapevamo. Ma che non ci fossero nemmeno le condizioni coordinative che potessero almeno consegnarci un periodo di trattativa risolutoria – come auspicato dal documento ufficiale scaturito dall’incontro al MIBAC di fine giugno – questo proprio speravamo di non doverlo vedere ancora. E invece…

Le proposte che i sindacati dovranno ufficializzare entro l’11 luglio ad Ornaghi attraverso un documento conclusivo ( l’ennesimo documento sedicente “conclusivo”, l’ennesimo che tenta disperatamente di metter giù una bozza unitaria d’intenti dopo l’ulteriore snervante coordinamento di sigle ) andranno incontro a tre grandi ostacoli:
1) la ricerca di un metodo possibile per disinnescare gli effetti economici nefasti del regime di legge 100 dato dallo sforamento del periodo utile per firmare il CCNL
2) l’assenza di condizioni economiche adeguate a firmare un rinnovo contrattuale risolvibile solo con un accordo straordinario col Ministro
3) l’assenza in sede di trattativa di una controparte completamente rappresentativa tutte le Fondazioni .

Se infatti fin qui si era sempre detto che ciò che veramente mancava al tavolo fossero tecnici preparati da parte di ministero e sovrintendenze , ora che questi sembravano esserci almeno in parte (Anfols in primis) è la stessa controparte dei lavoratori ad andarsene, a non partecipare più .

Nella foto del 5 luglio postata su questa pagina, quella che raffigura i nazionali in una saletta un po’ buia, seduta in platea appare tutta gente ancora sostanzialmente garantita perché facente parte di Fondazioni più o meno ancora in discreta salute (compreso il sottoscritto che l’ha scattata). Firenze, Cagliari, Bologna, Bari, le Fondazioni sofferenti, non le troverete: esse sono altrove, sfinite, sfiduciate e rassegnate a condurre tutta una loro personale battaglia di sopravvivenza.

Penso alla recente vicenda della Scala dove tre sigle sindacali su quattro hanno aperto trattativa di secondo livello, pur avendo perso il referendum in merito, con la complicità della sovrintendenza. Penso alla Lissner o alla Purchia che, in periodo di crisi come questo, si autogratificano di stipendi inimmaginabili (la prima più di un milione di euro l’anno) . E mi viene da credere che, purtroppo, non ce la faremo mai.
O meglio: secondo la legge naturale più brutale e meno auspicabile, solamente alcuni ce la faranno.

Personalmente ho sempre creduto che l’autonomia in questo momento fosse un valore aggiunto, uno strumento imprescindibile e addirittura auspicabile per le Fondazioni che abbiano risorse per sostenerla. Ma questa non può essere scissa dal perseguimento da parte di tutti di un contratto collettivo sano, che tenga ben presente il futuro del nostro settore, i tavoli interistituzionali e le leve fiscali.

Un tappeto comune che, se non ideale come lo sarebbe nei nostri sogni, sia almeno espressione di ognuno di noi e di tutte le Fondazioni : quelle che navigano in brutte acque, quelle che si barcamenano e quelle che, “siccome stanno meglio” , si fanno i fatti loro.

Carlo Putelli

(Accademia di Santa Cecilia)

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giancarlo galan Alle dichiarazioni di Galan risponde il Pd

Il ministro Galan ha dichiarato che «I teatri lirici stanno malissimo e io credo che occorrerà intervenire: è un lusso che ormai l’Italia non si può più permettere. Siamo già intervenuti a Trieste – Claudio Orazi è stato nominato commissario della Fondazione Teatro Verdi – dovremmo intervenire a Firenze. Bologna non sta benissimo e anche Genova sta male». Gli risponde Matteo Orfini, responsabile cultura e informazione del Pd: «Le fondazioni lirico sinfoniche stanno male perché si è perso tempo per due anni con una finta riforma voluta da Bondi che ha solo aggravato i problemi. Anche in questo settore si misura quotidianamente il fallimento del governo. Quello che davvero non ci possiamo permettere è un governo che continua a ritenere le eccellenze culturali del Paese come un lusso da tagliare mentre possono e devono essere propulsori di sviluppo e crescita».

Il giornale della musica

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teatro-liricoTeatro lirico, si cerca l’aiuto della Sfirs

Allo studio anche una Fondazione tra Cagliari e Sassari

Per uscire dalla crisi il cda ha chiesto i finanziamenti straordinari per le aziende in crisi

Tecnici che vagano senza meta, la posta elettronica bloccata da settimane, assenza di dirigenti, e dunque di direttive, sindacati spaccati. E meno male che il sito Internet che sino a tre giorni fa riportava nellahome page gli auguri di buone feste è stato oscurato. Meglio niente che la confusione.

Anche perché la stagione operistica e di balletto annunciata (e comunicata formalmente al Ministero) è in costante evoluzione e non c’è niente da comunicare agli abbonati, sempre più sconcertati dopo oltre quattro mesi di semiparalisi dell’attività.

NESSUNA NOVITÀ La novità sul Teatro lirico è che non ci sono novità. E, a volerla vedere con ottimismo è una buona notizia considerato che la quasi totalità delle altre Fondazioni italiane è data sull’orlo della chiusura, causa taglio dei fondi ministeriali non compensati con il Milleproroghe. A Genova non c’è traccia di programmi futuri ed i creditori pignorano gli incassi del poco che si fa. A Bologna il neo sovrintendente Francesco Ernani ha già tagliato il contratto integrativo ai dipendenti, il sovrintendente dell’accademia Santa Cecilia invita tutti i colleghi a dimettersi per protesta. Un problema che, in Italia, riguarda oltre cinquemila famiglie.

APPELLO ALLA SFIRS Tutti i teatri si appellano agli enti locali, che a loro volta si appellano al Governo perché restituisca i soldi tagliati con l’accetta. Ma fondi all’orizzonte non ce ne sono altri. Anzi, la Regione sarda, con i 9,7 milioni stanziati (contro i 5,5 dello Stato, che ne ha tagliato cinque rispetto agli anni scorsi), ha dimostrato di tenere alla principale fabbrica della cultura. Ma il cda, che da mesi lavora con un’intensità mai vista dalle parti di via Sant’Alenixedda, spera in uno sforzo maggiore. E suggerisce un intervento della Sfirs, che potrebbe erogare un finanziamento straordinario per le aziende in crisi. L’ipotesi è sul tavolo, si valuta la fattibilità. Come si valuta la fattibilità di una fondazione unica tra Cagliari e Sassari che consenta di concentrare le risorse economiche e di creare sinergie tra i due teatri.

STIPENDI DI NUOVO A RISCHIO Anche perché solo per pagare gli stipendi servono oltre 14 milioni all’anno. E infatti i 234 dipendenti del teatro, che pochi giorni fa hanno esultato per il pagamento di tre buste paga arretrate, sanno che quella di febbraio non arriverà e che finché non si trova una soluzione per la rimodulazione del debito patrimoniale (le proposte delle cinque banche contattate sono attese a brevissimo) tutti i prossimi stipendi saranno incerti. Per questo i sindacati sono tornati all’attacco, seppure con toni diversi. Uil e Cisal puntano il dito contro tutti i consiglieri di amministrazione compartecipi del disastro, sindaco compreso, Cgil, Cisl, Snater e Css sollecitano decisioni che, causa crisi, appaiono ancora più lente di quanto non siano.

LA CRITICA «Pur riconoscendo l’impegno del cda rimane elevata la preoccupazione per gli stipendi di febbraio, così come appare ancora in fase di definizione la manovra di risanamento del debito, sulla quale vorremmo conoscere meglio i dettagli», scrivono i segretari delle quattro sigle sindacali. Che chiedono anche un incontro con il nuovo direttore amministrativo Pietro Oggianu e la nomina del nuovo sovrintendente. Quanto alla direzione artistica, Cgil, Cisl, Snater e Css temono un ritorno di Massimo Biscardi, che nei giorni scorsi in un’intervista ha detto di essere sempre a disposizione, e invitano il cda a proseguire sulla linea del cambio gestionale. Su questo saranno accontentati.

SOUDANT RINUNCIA? Il cda si riunirà lunedì ma non è certo che sarà nominato il nuovo soprintendente. Intanto Hubert Soudant avrebbe rinunciato al contratto da consulente artistico. Si limiterà a dirigere i concerti.(f.ma.)

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cameraFondazioni liriche,ok della Camera  – L’assemblea della Camera ha approvato il decreto legge sulle Fondazioni liriche con 257 voti favorevoli e 209 contrari. Si e’ conclusa cosi’ dopo 37 ore e 7 minuti la seduta fiume imposta dall’Italia dei Valori che si e’ fermamente opposta al provvedimento. Il decreto passa ora all’esame del Senato che l’aveva gia’ approvato per l’esame delle modifiche fatte a Montecitorio.

Il Senato dovra’ licenziare il provvedimento entro il 29 giugno, pena la decadenza.
(ANSA) – ROMA, 24 GIU

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