Articolo taggato “lavoratori”

 

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Esternalizzazione dei servizi, precarizzazione del lavoro. Quante volte abbiamo visto questa ricetta spacciarsi per soluzione ai problemi delle finanze pubbliche. . Una falsa soluzione che non comporta risparmi, arricchisce i privati, crea nuovi caporali travestiti da manager e si legittima con i comportamenti scorretti dei dipendenti “fannulloni” che verrebbero finalmente puniti. Così però l’arbitrio e il dispotismo dei dirigenti cresce; e crescono, insieme a esso, le reti di clientele e favoritismi, di piccoli privilegi e ruberie, create per mantenere consenso e sedare il dissenso. A detrimento dei diritti di tutti. 
Questo processo adesso sta investendo anche i lavoratori delle fondazioni Lirico-Sinfoniche, come dimostrato esemplarmente dal caso di Verona, di cui abbiamo parlato spesso. Cantanti, ballerini, sarti, truccatori, macchinisti dai teatri di tutta Italia a rischio licenziamento per essere eventualmenti riassunti a condizioni peggiorative. Da qualche mese, nel totale abbandono da parte dei sindacati confederali, molti di loro si sono organizzati costituendo un Comitato Nazionale e si sono organizzati per reagire e far sentire la loro voce. 
Lunedì scorso erano sotto Montecitorio, per il loro primo presidio nazionale a Roma. E noi eravamo con loro, a sostenerli insieme a una delegazione di ex-lavoratrici Almaviva e ai compagni del movimento di lotta per la casa. Nel farlo non abbiamo avuto il minimo dubbio. Perché ci sono tanti modi di calpestare la dignità di chi lavora: lo si può trattare come una bestia da soma e fargli spezzare la schiena per uno stipendio misero; lo si può tenere sotto il ricatto permanente della scadenza di un contratto; lo si può usare come capro espiatorio per i problemi strutturali di un sistema malfunzionante. Lo si può anche svilire nelle sue passioni, nella sua arte, nelle sue competenze così faticosamente acquisite. 
Noi questa tendenza la vogliamo invertire a tutti i costi. Crediamo sia nel cervello, nella nei muscoli, nel cuore e nelle corde vocali di tutti i lavoratori e le lavoratrici il patrimonio più grande di questo paese. Un patrimonio che la logica del profitto non è in grado di valorizzare. Allora bisogna trovare un’altra logica, e non lo si può fare che con la lotta. Per questo… continua a leggere qui

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LA  NOSTRA  ALLUVIONE…

 Il 4 Novembre 1966 la furia delle acque dell’Arno tentò di sfigurare Firenze e di portarsi via per sempre le sue bellezze. Ma una commovente gara di solidarietà si adoperò per restituire prima possibile tanto splendore al mondo intero. Anche il nostro vecchio Teatro Comunale, gravemente danneggiato, pote’ quasi miracolosamente riaprire i battenti dopo sole 3 settimane. Vinsero la tenacia e l’amore di uno spirito che sapeva ancora riconoscere nelle arti, nella musica e nel bello, valori inestimabili per la società. Oggi, a distanza di 50 anni, quello in cui non riuscì la violenza della natura rischia di essere portato a termine dalla miopia dell’articolo 24 della legge 160 e dall’indifferenza di chi in quei valori non crede piu; di chi e’ capace di tradurre la parola “interesse” solo in profitto.

La nostra grande musica potrebbe essere trascinata via lasciando sempre piu’ poveri e in silenzio i teatri e le nostre stesse vite…ma il silenzio non sempre e’ d’oro…..

…NON IL NOSTRO!!!

 

I lavoratori del

Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

 

 

 

 

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L’Unione Sarda

Questo il programma:

17.00 musica nel Foyer

Quintetto d’archi Trio per 2 cb e percussioni Ensemble Jazz Mass

Quintetto di fiati con pianoforte

18.15 

Quintetto di ottoni in palcoscenico

18.35 DIBATTITO (in platea)

19.30 Concerto finale

Estratti del Requiem di Mozart e del Gloria di Vivaldi

Il dibattito è stato preceduto da una esposizione molto puntuale e propositiva di Simone Guarneri a nome della RSU, con un appello alle istituzioni volto a modificare l’art.24 della legge 160. L’esposizione è stata poi completata da un intervento di Annalisa Pittiu. Sono intervenuti 3 consiglieri comunali, Piergiorgio Massidda, Christian Solinas e Pino Calledda e un consigliere regionale Alessandra Zedda.

Tutti hanno rimarcato la necessità di coinvolgere le istituzioni e i partiti (soprattutto i parlamentari sardi) per cercare di emendare nella legge finanziaria la 160. Molto efficace l’intervento del  giornalista Claudio Ciotola , che ha messo in evidenza le lacune della 160 che mette in concorrenza e in competizione 14 Fondazioni che rappresentano regioni e situazioni sociali ed economiche totalmente diverse.

Buona la presenza di pubblico

Angelo Cocco

intervista a Donato Renzetti

 

Articolo in aggiornamento

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In occasione dell’inizio dell’Anno Accademico, una rappresentanza dei lavoratori del Teatro Lirico di Cagliari ha volantinato davanti al Conservatorio di Musica . Il Presidente la la Direttrice si sono mostrati solidali con le iniziative del Comitato nazionale teatri d’opera per la grave situazione in cui versano le Fondazioni lirico-sinfoniche anche alla luce della legge 160 varata lo scorso agosto.

Il pubblico, numeroso, ha mostrato interesse e partecipazione

Ci si augura che questa sia la prima di una serie di iniziative di collaborazione e solidarietà.

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Una rappresentanza dei lavoratori della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari ha manifestato in maniera pacifica,  recandosi davanti alla sede del quotidiano L‘Unione Sarda, Videolina e della RAI TV, incontrando i giornalisti, rilasciando interviste e volantinando. Si è poi diretta al Conservatorio Pierluigi da Palestrina dove ha incontrato la direttrice e il presidente, per poter poi essere presenti l’8 Novembre all’inaugurazione dell’Anno Accademico.

La manifestazione nasce come idea dal Comitato nazionale dei lavoratori delle fondazioni lirico sinfoniche, ed ha lo scopo di mobilitare, informare e contrastare la legge 160 e in generale si propone di mettere in discussione, a livello nazionale, l’intero sistema che ci organizza,sia dal basso (noi lavoratori) che a livello intermedio (rappresentanze sindacali) che a livello di Direzioni Aziendali e degli organi politici.

Questa sera , una rappresentanza ben più ampia, protesterà contro l’articolo 24 della legge 160 del 7/8/2016, attraverso un presidio speciale presso il Gran Teatro la Fenice di Venezia, che sarà composto dai colleghi veneziani e da delegazioni provenienti da tutta l’Italia.

Articolo del Quotidiano Unione Sarda

 

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Si è costituito un Comitato nazionale dei lavoratori delle fondazioni lirico sinfoniche che ha lo scopo di mobilitare, informare e contrastare la legge 160 e in generale si propone di mettere in discussione, a livello nazionale, l’intero sistema che ci organizza,sia dal basso (noi lavoratori) che a livello intermedio (rappresentanze sindacali) che a livello di Direzioni Aziendali e degli organi politici.

Questo per contrapporsi all’idea che si vuol creare nell’opinione pubblica di una “colpa” dei Lavoratori nel deficit attuale del sistema delle fondazioni liriche italiane.

Il comitato non si contrappone al sindacato ma procede in modo parallelo auspicandone l’adesione, il sostegno economico – logistico, alle iniziative intraprese, a livello locale e nazionale. Il comitato non ha sigle di appartenenza ma adesioni spontanee in ogni fondazione lirica italiana e sta crescendo nei numeri, giorno dopo giorno. Il comitato ha realizzato un videoclip di denuncia dei problemi delle fondazioni sinfoniche. Esso è stato anche tradotto in inglese e tedesco e diffuso attraverso i social e alcuni quotidiani.

Da un confronto fatto tra i componenti del comitato, è emerso che i colleghi di Roma lamentano una frattura con i sindacati che li rappresentano e l’impossibilità di essere tutelati. Infatti, dopo il licenziamento collettivo di due anni fa, è stato stipulato un accordo che prevede, oltre a una decurtazione di  euro 200  netti dalla busta paga, la soppressione di un gran numero di indennità, e il divieto di sciopero sulle questioni inerenti all’accordo. Inoltre, tutti i lavoratori dei teatri che non hanno rispettato il pareggio di bilancio e non hanno trovato un accordo tra sindacati e direzione, hanno subìto pesanti decurtazioni; ad esempio Napoli, Genova e Bologna si parla di circa 200 euro in meno in busta paga, più l’eliminazione di alcuni premi.

La situazione più grave è, come sapete, quella di Verona, con il coro, orchestra corpo di ballo a casa nei mesi di ottobre e novembre senza stipendio, con una sorta di part time verticale per tre anni di seguito e l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per 22 ballerini. Per gli esuberi di organico (Bologna e Firenze) hanno avviato le procedure di mobilità.

Sul fronte organici la situazione è altrettanto imbarazzante; qualche esempio: Trieste ha eseguito la Messa solenne di Beethoven con 50 coristi (di cui 7 tra contralti e mezzosoprani!!!). A Cagliari la nona di Beethoven è stata fatta in 56. L’orchestra di Genova ha 75 stabili e con due file di violini ne fa una della scala.

A Cagliari l’ultimo concorso del coro è del 2007. A Napoli il prossimo anno il coro scenderà a 65. I reparti tecnico amministrativi non sono in situazioni migliori, tanto più che sono i settori più bersagliati dalle disposizioni di legge che prevedono licenziamenti in caso di mancato pareggio di bilancio.

Questo comitato sta cercando di avviare diverse iniziative e la partecipazione di tutti è importante. Nella giornata del 4/11 a Venezia ci sarà un grande evento musicale che è la prima di “Acqua grande”, alla presenza di politici e stampa. Per l’occasione il comitato ha pianificato un presidio a Venezia con volantinaggio e la presenza di diverse delegazioni dei vari teatri.

Oltre alle delegazioni presenti a Venezia il volantinaggio verrà effettuato nelle città sede di Fondazione Lirico-Sinfonica presso i principali quotidiani nazionali e i Conservatori. E’ necessario coordinarci e trovare persone disposte a dedicare una piccola parte del proprio tempo per questa causa che è di tutti, non solo dei teatri in crisi.

Ricordiamo che la legge 160 prevede il taglio netto dell’integrativo ed eventuale riduzione della stagione (ivi compreso la trasformazione del contratto di lavoro a partime verticale) in caso di mancato pareggio di bilancio oltre alle norme già in atto .

Qui a Cagliari il primo obbiettivo è quello di coordinarci per contribuire a rendere mediatico l’evento del 04 Novembre a Venezia. Distribuzione dello stesso volantino di Venezia, davanti alla sede del quotidiano Unione Sarda, sede Rai Regionale e Conservatorio.

Si propone ritrovo davanti alla Sede Unione Sarda alle ore 9.30 puntuali.

Vi invitiamo davvero tutti a condividere e sostenere la nascita di questo comitato e delle sue iniziative!

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MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEI LAVORATORI DEL CORO, DELL’ORCHESTRA, DEL BALLO E DEI SETTORI TECNICI E AMMINSTRATIVI DELLE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

 Il 04/11/2016 i lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, associati liberamente in un Comitato Nazionale, protesteranno contro l’articolo 24 della legge 160 del 7/8/2016, attraverso un presidio speciale presso il Gran Teatro la Fenice di Venezia, che sarà composto dai colleghi veneziani e da delegazioni provenienti da tutta l’Italia. Simultaneamente avrà luogo un volantinaggio presso le altre sedi italiane delle Fondazioni lirico sinfoniche, presso alcuni conservatori di musica e presso le sedi dei principali quotidiani.

L’occasione è la prima assoluta dell’opera Aquagranda di Filippo Perocco con la regia di Damiano Michieletto, composta per il 50° anniversario dell’alluvione del 1966 e che aprirà la stagione 2016/2017 del Teatro La Fenice, inserendosi nel contempo tra i maggiori eventi commemorativi in programma a Venezia.

E’ la prima volta che i lavoratori delle fondazioni di tutta Italia si accorpano, superando le distanze geografiche, per chiedere con forza un adeguamento dell’investimento culturale ai livelli europei (Italia penultima in Ue) e uno sforzo organizzativo di tutto il sistema che li riguarda per meglio assolvere allo scopo sociale intrinseco ai teatri: la cultura per tutti i cittadini, nel rispetto dell’art.9 della Costituzione della Repubblica Italiana.

I lavoratori intendono altresì esprimere con tale iniziativa la loro solidarietà ai colleghi di Verona, duramente colpiti dai provvedimenti contenuti nel piano triennale di risanamento, in cui sono compresi il licenziamento collettivo dell’intero corpo di ballo e una lunga sospensione dal lavoro non retribuita degli altri settori in forza presso la Fondazione Arena.

I teatri coinvolti nell’iniziativa sono: il Comunale di Bologna, il Lirico di Cagliari, il Maggio Musicale Fiorentino, il Carlo Felice di Genova, il San Carlo di Napoli, il Teatro dell’Opera di Roma, il Regio di Torino, il Verdi di Trieste, la Fenice di Venezia e l’Arena di Verona, Massimo di Palermo.

 

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La Fondazione Lirica Arena di Verona langue con i conti in rosso per oltre 40 milioni di euro e l’unica proposta che viene avanzata dagli amministratori è quella di chiuderla oppure di ridurre pesantemente il numero dei lavoratori.

Tale decisione sarebbe gravissima, soprattutto perché conseguenza di anni di cattiva gestione, che sono la vera causa dei debiti.

Il Ministro, il sindaco di Verona, il consiglio di indirizzo dell’Ente finora hanno dimostrato di non ascoltare nessuna altra voce che quella di piccoli interessi di bottega.

È ora che i cittadini non solo veronesi facciano sentire la loro voce a difesa del più bello spettacolo lirico al mondo. Solo così i dirigenti potranno ritornare sui loro passi e riportare la cultura e la musica al centro dei loro programmi, salvando il patrimonio anche umano della Fondazione Arena di Verona, oggi minacciata di pesantissimi licenziamenti, preludio alla chiusura.

Clicca sul link sottostante per aggiungere la tua firma

https://www.change.org/p/salviamo-la-fondazione-lirica-arena-di-verona-e-i-suoi-lavoratori?recruiter=50952656&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink

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Indecenti e irricevibili le parole del Sindaco  della città di  Verona, capitale della Lirica, concentrato di storia e di bellezza, Patrimonio dell’Unesco.

Indecenti e irricevibili non solo per i lavoratori della Fondazione Arena.

Reazione scomposta alla giusta e precisa richiesta dei lavoratori e delle lavoratrici della Fondazione. Reazione che ha aperto la strada ad altre esternazioni altrettanto autoritarie ed ottuse da parte della signora Tartarotti, con l’ordine di sospendere il presidio.

Ma ricordiamo a tutti che i diritti non si sfrattano.

In questo momento drammatico esprimiamo con forza tutta la nostra solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici della Fondazione Arena.

Li incitiamo a tenere duro.

Purtroppo le parole e le scelte di Tosi non ci sorprendono.

Sono drammaticamente lo specchio e la triste ripetizione di ciò che avviene da quasi 9 anni a Verona per tutta l’area Cultura del Comune.

E’ in atto una vera e propria “privatizzazione” strisciante di tutto il sistema museale e  culturale di Verona.

Poca o nessuna trasparenza nella gestione e continuo dilapidamento del denaro pubblico.

Le competenze interne amministrative, ma sopratutto tecniche e culturali, delle  lavoratrici e dei lavoratori cinicamente liquidate e derise.

L’era Tosi si sta  caratterizzando per la distruzione sistematica del patrimonio culturale della città.

L’incredibile furto di Castelvecchio ha messo in luce la debolezza del sistema museale provocando, oltre al depauperamento di un patrimonio di inestimabile valore, anche un danno gravissimo all’ immagine di affidabilità del sistema Verona.

Un assessore alla cultura che si rispetti avrebbe, per decenza, da tempo rassegnato le sue dimissioni. E invece si arrabbia pure e si permette di prendersela con i lavoratori e le lavoratrici.

Ma è solo la triste punta di una iceberg di una situazione diffusa. A questa amministrazione la cultura non interessa se non quando la può mercificare, così come sfrutta e devasta il territorio, svende i palazzi storici di Verona, distrugge siti di incomparabile bellezza. Loro che si riempiono la bocca con la “difesa della tradizione” lasceranno un deserto, una città irriconoscibile, privata di tutto ciò che generazioni di uomini e donne hanno costruito con il loro lavoro e la loro intelligenza. Ma tutto ciò è possibile anche grazie alla distrazione e all’indifferenza della città.

Dov’è il mondo culturale veronese, dov’è l’università? Non si dovrebbero barattare le elargizioni che provengono da un potere politico sempre più impresentabile con il diritto/dovere di prendere posizione a difesa di un bene comune così importante.

Come CUB preannunciamo nei prossimi giorni una forte iniziativa accompagnata dalla dettagliata denuncia della dissipazione del patrimonio culturale pubblico.

Perchè ci sono disastri che hanno nomi e cognomi…

La Fondazione Arena è patrimonio di tutti

CUB-Confederazione Unitaria di Base

 

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Lettera Aperta del Segretario SLc Cgil PAOLO SEGHI che inizia uno Sciopero della Fame a favore della causa dei Lavoratori della Fondazione Arena

In data 15 gennaio 2015 ci è pervenuta questa lettera aperta del Segretario CGIL Paolo Seghi.

Di seguito il testo:

LETTERA  APERTA

La situazione in Fondazione Arena si sta rivelando sempre più una potente metafora dei nostri tempi.

E’ l’insieme del mondo del lavoro, da quello manifatturiero a quello dei servizi, che soffre oggi degli stessi mali: mancanza di visione, svalutazione dei contenuti e della professionalità, precarizzazione dei lavoratori, dispersione di un patrimonio materiale e immateriale.

In Fondazione si aggiunge inoltre  quella svalutazione  della espressione artistica come bene comune per la fruibilità e la crescita della  comunità, veicolo di coesione sociale, costruzione di un sentire comune, espressione di una storia mutilata una narrazione che viene interrotta.

Ma la vicenda della Fondazione rappresenta anche un punto fondamentale della storia e della identità di una città, oltre che una parte consistente della sua economia, a fronte della cui crisi si evidenzia il rischio di una ennesima sacca di degrado e di incuria.

Oggi la vertenza per la salvezza della integrità della Fondazione, così come sostenuta dai lavoratori e dalle Organizzazioni sindacali,  si è avvitata su sé stessa: chi è stato “parte del problema”  si autoassolve delle proprie responsabilità scaricando colpe ed errori su chi ha costruito questo teatro e questa storia, umiliando professionalità, ragioni di vita e orgoglio di quanti ne sono stati protagonisti.

Ne emerge il volto di un “potere” che segna i nostri tempi, che si nasconde dietro l’immagine dei tecnici decisionisti, degli “uomini per tutte le stagioni”, di una politica  che crede di poter affrontare l’oggi  senza una visione di prospettiva, che detta senza ascoltare.

Nel caso della Fondazione si perde ogni idea di rilancio, di qualità, di attenzione a un pubblico che non scema per “declino del gusto”, semmai per la diminuzione dell’offerta, della qualità, della carenza di una promozione lungimirante capace di farne vivere al territorio occasione e opportunità. Così come altri teatri d’Italia e d’Europa dimostrano.

Chi opera in questo modo accorcia ancora di più la propria visione di futuro, rinunciando penosamente alla propria responsabilità e dignità.

Abbiamo, da parte nostra, insistito su un’idea di integrità del teatro che dia ad orchestra, coro, corpo di ballo, allestimenti scenici, tecnici e amministrativi il ruolo che compente loro e ne faccia esprimere la potenzialità più alta.

Abbiamo evidenziato il  ruolo artistico e professionale degli “aggiunti” e della loro fondamentale importanza nella qualità della prestazione artistica. Su di loro, “soggetto debole”, si stanno scaricando già da oggi le scelte unilaterali della Fondazione peraltro di dubbia legittimità.

Abbiamo chiesto anche un rinnovamento del repertorio e della capacità di proposta di nuovi titoli ed allestimenti al pubblico italiano ed europeo.

Abbiamo dimostrato, anche avvalendoci di contributi qualificati e in termini comparativi con altre realtà italiane ed europee, quanto un rilancio sia possibile e sostenibile incrementando qualità e offerta in un percorso inclusivo di tutti i settori, dal ballo agli storici laboratori degli allestimenti scenici: è investendo che si esce dalle crisi, è tagliando che se ne viene travolti.

Abbiamo rivendicato discontinuità con una conduzione del passato che ha prodotto distorsioni alla identità e sperpero di risorse pubbliche senza poter diventare attrattiva per investimenti privati pur incoraggiati dal sistema normativo nazionale.

Abbiamo chiesto più volte e a tutti i livelli l’apertura di un tavolo qualificato volto al rilancio, mettendo a disposizione energie e competenze per trovare delle soluzioni.

Abbiamo usato per questo tutti gli strumenti della storia e della tradizione del mondo del lavoro e del fare sindacato, costruendo inoltre con la città di Verona, anche attraverso l’offerta di momenti di incontro e di spettacolo, un rapporto di interesse e solidarietà.

Stavamo rivedendo e ridiscutendo il famoso “integrativo” quando unilateralmente Fondazione lo ha disdettato.

Oggi il conflitto non è più “solamente” sindacale, ma etico e valoriale e chiama in causa il rapporto stesso tra lavoro e direzione, tra prospettiva e declino.

A fronte della cecità della direzione politica, amministrativa e artistica, sento il dovere di continuare  ad esprimere ancora di più e con tutta la forza che mi è possibile, la partecipazione con quanti abbiamo lottato e lotteremo per questo riconoscimento di dignità e di futuro e con quanti abbia personalmente avuto il privilegio della conoscenza e della condivisione di ansie e passioni.

Inizio per questo da oggi, anche se in forma inusuale nel mondo sindacale, uno sciopero della fame affinché uno spazio di confronto aperto e qualificato sia aperto. 

Me ne assumo a livello personale responsabilità e conseguenze.

Auspico che il “potere locale”, quanti si definiscono asetticamente “tecnici”, consiglieri e consulenti, quanti ancora una volta mortificano la propria stessa dignità in nome della “obbedienza dovuta” al ruolo e alla politica, forse anche del tornaconto personale, possano interrogarsi sui propri errori e sul proprio compito.

Vorrei che questo contributo – che si affianca a quello di quanti con l’assemblea permanente da oltre 50 giorni sono a presidio giorno e notte del proprio futuro negli uffici della Fondazione,di quanti hanno offerto la propria arte e sensibilità alla città, di chi ha sofferto la decisione di scioperare per i propri diritti  – venisse considerato come un gesto di servizio e di sostegno al dover aprire una discussione e una trattativa vera e positiva sulla integrità del teatro. Così come un gesto di stima e sostegno a quanto come organizzazioni sindacali e rappresentanti abbiamo, pur con fatica, condotto unitariamente.

Vorrei che la “finta modernità” di chi agisce con la forza e l’arroganza appoggiandosi a interessi politici di varia natura lasciasse spazio a un confronto aperto con i protagonisti di questa avventura umana, artistica, sociale e professionale.

Vorrei che l’ unità tra i lavoratori si consolidasse, che la difesa di diritti e legittimi interessi si arricchisse ancora di più con quel desiderio di rinnovamento, anche interno, che ci ha animati e che può rappresentare una leva potente se  capace di resistere a tentazioni individualiste  e corporative.

Il “tavolo” del confronto sarà d’obbligo se le norme di legge lo imporranno, ma non sarà mai la stessa cosa di un percorso di confronto e negoziazione che abbia al centro una idea alta di bene comune , di sviluppo, di valorizzazione delle risorse e delle competenze.

Se questo percorso riuscirà ad esprimersi con la potenza simbolica che solo il più grande teatro all’aperto di Europa può rappresentare, potrà accadere che  la vicenda dei lavoratori e lavoratrici dell’ Arena possa venire letta un domani come un contributo al territorio e al suo rinnovamento.

Paolo Seghi

Slc Cgil

FONTE: blog dei lavoratori Fondazione Arena

 

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Era la fine del 2010, quando noi  lavoratori del Teatro Lirico di Cagliari prendevamo la decisione di occupare il teatro perchè non vedevamo risoluzione ai grossi problemi che mettevano a rischio i nostri posti di lavoro. Oggi  siamo qui a mostrare solidarietà ai colleghi del teatro di Verona,Fondazione Arena che, come noi al tempo, stanno trascorrendo le loro feste in occupazione.

Lavoratori della Fondazione Arena festeggiano il Natale al presidio – i VERI privilegi di lavorare per un TEATRO!!

 I Lavoratori della Fondazione Arena in questi ultimi tempi si sono spesso sentiti duramente attaccare dalla Dirigenza del proprio Teatro e dagli stessi organi politici e di controllo che avrebbero dovuto vigilare e resisi corresponsabili di una gestione fallimentare che ha portato all’attuale disastrosa situazione economica.
La stessa Dirigenza che rifiuta di assumersi le proprie responsabilità anche davanti ad evidenti errori gestionali scarica le proprie responsabilità sui lavoratori indicando tra i motivi principali di tale crisi “privilegi” economici degli stessi lavoratori.
Pur ritenendo plausibile il fatto che i lavoratori lottino per difendere il proprio posto di lavoro e la propria   retribuzione, in fin dei conti ciò che permette loro di vivere, pagare le bollette, dar da mangiare ai propri figli e farli studiare, ecc. essi stessi sono ben coscienti quale sia il loro “vero” privilegio, ossia proprio quello di poter lavorare per un Teatro.
È questo un obiettivo che si raggiunge solo grazie alla Passione e all’Amore per questo mondo incredibile ed affascinante fatto di luci, costumi, scene, colori, musica, danza, arte, cultura, sacrifici, sfide, impegno, sudore, applausi.. È la consapevolezza di vivere qualcosa di speciale che non tutti al mondo hanno la possibilità di poter vivere.
Questo è il vero privilegio di chi lavora per un Teatro, quello di contribuire a costruire e creare quel sogno che ogni spettatore può vivere ogni qual volta si sieda in platea anche solo per fuggire qualche ora dalla realtà.
Questo é ciò per cui lottano oggi anche i Lavoratori della Fondazione Arena, per difendere quest’idea di Teatro che qualcuno vuole distruggere riducendola ad una sterile operazione di mercato che, per il solo vantaggio economico di pochi, rischia di annullare quella forza creativa e vitale che ha dato vita ai più bei capolavori teatrali, per difendere il sogno di chi, oggi in un istituto d’arte, in un conservatorio di musica o canto od in un’accademia di danza, voglia un giorno vivere queste emozioni cantando, ballando, suonando, realizzando una scenografia o disegnando dei costumi di scena, componendo un’opera o inventando una nuova regia.
Questa grande forza che nasce dall’Amore e dalla Passione per questo fantastico mondo a cui appartengono i lavoratori di un Teatro è la stessa forza che non li fa desistere in questa lotta contro la prepotenza e l’arroganza di chi fa l’errore di sottovalutare tanta determinazione, perché é proprio la consapevolezza del “privilegio” di essere lavoratori di un Teatro che li porta a lottare per tale “privilegio“.
Si ringraziano tutti i Lavoratori che, credendo in questa loro grande forza e a dispetto di chi non scommetta su di loro, abbiano dedicato o dedicheranno il proprio tempo in questi giorni di festività, spesso sottraendolo alle proprie famiglie, al fine di poter mantenere il presidio presso la sede della Fondazione Arena e continuare la loro lotta a difesa del Teatro di tutti.
GRAZIE DI CUORE!!
Coraggio colleghi, i lavoratori del Teatro Lirico di Cagliari sono con voi!
Tutti gli aggiornamenti sul blog dei lavoratori di Verona  http://sosfondazionearenaverona.blogspot.it/

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SLC-CGIL UILCOM-UIL FIALS-CISAL LIBERSIND-CONF. SNATER CSS

Cagliari, 21.10.2015

Spett. Presidente Dott. Mario Scano

e p.c. Spett.li

Consiglieri di Indirizzo

Spett.li Revisori dei conti

Ai Lavoratori

Oggetto: Richiesta di incontro urgente

Egregio Presidente, a fronte delle notizie di stampa apparse oggi 21 ottobre c.a. riguardanti la nomina del Sovrintendente, siamo a richiederle un incontro urgente per avere informazioni ufficiali dalla Fondazione. Certi di un rapido riscontro, le porgiamo distinti saluti.

F.to per le segreterie

SLC-CGIL UILCOM-UIL FIALS-CISAL LIBERSIND-CONF. SNATER CSS

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SLC-CGIL UILCOM-UIL FIALS-CISAL LIBERSIND-CONF. SNATER CSS  

Il giorno 4 agosto c.a. il C.d.I. della Fondazione T.L.C. ha comunicato alla Sovrintendente il mancato superamento del periodo di prova e contestualmente ha richiesto all’autorità statale competente in materia di spettacolo la revoca dalla carica della dott.ssa Angela Spocci. Le scriventi segreterie sotto il profilo meramente sindacale non possono che manifestare viva soddisfazione per quanto deliberato dal C.d.I. poiché tale decisione va a confermare, qualora ve ne sia la necessità, quanto dalle stesse denunciato pubblicamente a più riprese in questi ultimi sei mesi.

Sin dalle primissime disposizioni in materia di gestione aziendale adottate dalla Sovrintendente infatti, sole tra le rappresentanze presenti in teatro, le scriventi hanno espresso la loro perplessità sull’operato della manager. L’inadeguatezza gestionale che ha reso la nostra azienda il surrogato di una fondazione lirico-sinfonica hanno costretto le scriventi a manifestare il disagio e la preoccupazione dei lavoratori attraverso innumerevoli comunicati, manifestazioni pubbliche, concerti di protesta e tre giornate di sciopero.

Per maggior chiarezza: la quasi totalità dei dipendenti del T.L.C., convinti che l’operato della Sovrintendente non fosse all’altezza hanno manifestato, prestato gratuitamente la propria professionalità per denunciare lo scempio del quale il teatro è oggetto, scioperato per ben tre volte rinunciando allo stipendio per altrettante giornate.

Risulta assai bizzarro e alquanto offensivo nei confronti dei suddetti lavoratori che alcune rappresentanze sindacali presenti all’interno dell’azienda avochino a se stesse il merito di aver controllato e denunciato “innumerevoli episodi di inadempienza scorrettezza aziendale”. E’ lecito domandarsi dove fossero i rappresentanti di queste OOSS quando in azienda venivano comminati provvedimenti disciplinari senza alcuna contestazione d’addebito, quando veniva rescisso il contratto al Direttore degli Allestimenti Scenici, quando il sostituto Maestro del Coro era minacciato di licenziamento, quando istituti contrattuali dell’orchestra venivano surrettiziamente e unilateralmente cancellati, quando la campagna abbonamenti si profilava nettamente al di sotto delle aspettative, quando venivano messi in atto spostamenti di personale senza alcuna condivisione o informazione sui criteri guida, quando venivano affidate consulenze assai onerose all’Università di Cassino. Certamente non erano a denunciare pubblicamente tali comportamenti né tantomeno a scioperare. Il buon gusto non è d’obbligo ma, comunque sia, sarebbe gradito. Nell’accogliere favorevolmente quanto determinato dal C.d.I. è auspicio delle presenti che detto Consiglio individui quanto prima un sovrintendente capace, competente, dotato di un profilo professionale tale da poter realmente rilanciare il teatro restituendo ai dipendenti entusiasmo e prospettiva e che persegua un solo obiettivo: il bene e la prosperità dell’azienda e dei suoi dipendenti con piena soddisfazione del pubblico che merita una Fondazione Teatro Lirico degna di questo nome.

Cagliari, 08.08.2015

F.to per le segreterie SLC-CGIL UILCOM-UIL FIALS-CISAL LIBERSIND-CONF. SNATER CSS

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COMUNICATO STAMPA

 A seguito della chiusura del bilancio 2014 in disavanzo per oltre 5 milioni di euro, così come appreso dalla stampa, le scriventi segreterie esprimono profonda preoccupazione per il futuro del Teatro.

            Stante la situazione attuale e in assenza di operazioni di salvataggio, infatti, la Fondazione di Cagliari non sarà nelle condizioni di presentarsi nel 2016 con “condizioni di equilibrio strutturale di bilancio, sia patrimoniale che economico finanziario”, e il Teatro sarà posto in liquidazione coatta amministrativa come previsto dalla legge Bray.

            Si apprende, sconcertati, delle motivazioni che hanno portato il Consigliere Cherchi al voto contrario all’approvazione del bilancio 2014, che gettano inquietanti dubbi sul fatto che si sia fatto tutto il possibile per evitare un passivo così pesante.

            Destano sbalordimento le nuove notizie di stampa riguardanti le indagini a carico del Presidente della Fondazione, secondo le quali vengono “contestati a Zedda 17 capi di imputazione, una sequenza ininterrotta di abusi di ufficio che a giudizio della Procura avrebbero messo a rischio la sopravvivenza del Teatro Lirico, gravato da una conflittualità interna senza precedenti, che rendono pericolosa la sua presenza per la sopravvivenza della Fondazione”.

            Contestazioni così pesanti che hanno spinto la Procura a chiedere addirittura l’interdizione per il Presidente Zedda.

            Se le notizie di stampa fossero confermate nei loro contenuti, ci troveremmo di fronte ad una situazione pericolosissima che non può lasciare indifferenti le istituzioni ed i cittadini.

            Al cospetto di quanto sopra, appare un piccolo problema il fatto decisamente inopportuno che il bilancio 2014 sia presentato alla stampa venerdì 26, senza dare prima le doverose informazioni alle OO.SS., da una (ex?) consulente di parte, il cui lavoro è stato più volte messo in discussione in seno al C.d.I.

            Vista la situazione sempre più grave in cui versa il Teatro, le scriventi hanno indetto un’assemblea generale dei lavoratori convocata alle 12 e 30 del giorno 26 giugno, durante la quale sarà assunta ogni decisione a tutela della Fondazione e dei lavoratori stessi.

Cagliari, 25 giugno 2015

 Le segreterie

SLC-CGIL  UILCOM-UIL  FIALS-CISAL  LIBERSIND-CONF.  SNATER  CSS

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Cagliari, 21.06.2015

Al Presidente Al C.d.I.

Ai Revisori dei conti

Al Ministro dei Beni Culturali

Al Sottosegretario ai Beni Culturali

Al Presidente della R.A.S.

Al Presidente della Fond. B.d.S.

Ai Consiglieri Regionali

Ai Consiglieri Comunali

e p. c. ai Lavoratori

Tra le funzioni che gli sono attribuite dalle vigenti norme di legge e dal nuovo statuto, il C.d.I. della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari ha il compito di delineare gli indirizzi generali e strategici di gestione, di approvare il bilancio preventivo e consuntivo annuale, di individuare, comunicandoli all’autorità statale preposta, i motivi per l’eventuale revoca del Sovrintendente.

Essendo la Fondazione Teatro Lirico di Cagliari un’istituzione finanziata quasi totalmente da sovvenzioni pubbliche, tutti gli atti del C.d.I. sono e devono essere finalizzati al perseguimento dell’interesse generale dell’azienda e conseguentemente della collettività.

In data 19.06.2015 le scriventi OO.SS si sono riunite per discutere sul merito dell’incomprensibile immobilismo di Presidente e Consiglio d’Indirizzo rispetto alla palese e oggettiva inadeguatezza della Sovrintendente, che per tale ragione avrebbe dovuto essere da tempo revocata, e dell’imminente approvazione del bilancio consuntivo 2014 che, a quanto è dato sapere, chiuderà con oltre 5 milioni di euro di disavanzo prefigurando in tal modo la liquidazione del Teatro.

Rispetto a quest’ultima angosciante notizia, a tutela dei lavoratori, le firmatarie chiedono: -quali azioni abbiano intrapreso il C.d.I. e il passato C.d.A. per tentare di incassare crediti iscritti da anni nei bilanci della Fondazione e che solo oggi sono reputati inesigibili; -se il Presidente della R.A.S., il Presidente della Fondazione Banco di Sardegna, i Consiglieri regionali e i Consiglieri comunali siano a conoscenza e concordi rispetto alla volontà di svalutare crediti per un valore di diversi milioni di euro provocando un conseguente profondo buco di bilancio; -se i crediti oggi ritenuti inesigibili siano i medesimi che nei bilanci ’11 ’12 e ’13 e preventivo ’14 trovavano piena allocazione e approvazione; -se esistano indicazioni formulate dal passato Collegio dei Revisori dei Conti sui criteri di valutazione da adottare per la stesura e la chiusura a pareggio del bilancio consuntivo 2014 o se tali parametri siano stati eventualmente modificati da un esercizio all’altro; -se il principio di prudenza, intervenuto per la svalutazione dei crediti, una volta portato ai suoi estremi non sia pregiudizievole per gli interessi della Fondazione dal momento in cui, determinando la chiusura in rosso del bilancio, implicherà la perdita della premialità del F.U.S. di circa 1,2 mln di euro per il 2015 e altrettanti per il 2016.

Le scriventi dissentono dagli atteggiamenti assunti dal Presidente e dai Consiglieri dell’organo d’indirizzo riguardo a quanto sopra esposto e, facendo appello alla responsabilità personale degli stessi, al fine di evitare nuove azioni di protesta dei lavoratori chiedono che nella seduta del C.d.I. del 22 giugno p.v. sia tracciata una chiara inversione di indirizzo della Fondazione revocando immediatamente l’incarico di Sovrintendente alla dottoressa Angela Spocci e verificando ogni eventuale possibilità politica e tecnica che consenta la chiusura del bilancio a pareggio. Anteponendo alle contrapposizioni presenti in seno al C.d.I. la tutela di una struttura che molti ci invidiano, ricercando con determinazione un Sovrintendente e uno staff dirigenziale realmente capaci e competenti, gli organismi preposti al governo della Fondazione troveranno nelle scriventi OO.SS, nell’ambito del ruolo che loro compete, piena collaborazione per tutti gli aspetti concernenti l’attività produttiva del Teatro. Distinti saluti

Le Segreterie SLC-CGIL UILCOM-UIL FIALS-CISAL LIBERSIND-CONF. SNATER CSS

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