Articolo taggato “occupazione”

Per rilanciare il ruolo della lirica, per tornare a essere un Paese che attrae le eccellenze e per bloccare l’attuale fuga degli artisti, venerdì 16 giugno 2017 alle ore 12.30 la Sovrintendenza del Teatro Regio di Torino,   verrà occupata simbolicamente, contemporaneamente all’occupazione delle Sovrintendenze di tutte le 14 Fondazioni Lirico-Sinfoniche Italiane.

In quella sede, i Segretari territoriali CGIL, CISL, UIL, FIALS e le RSU del Teatro Regio di Torino consegneranno un documento sindacale unitario nazionale al Sovrintendente Walter Vergnano.

“Le Fondazioni liriche”, spiegano i sindacati, “da tempo sono interessate da una crisi debitoria, principalmente dovuta alla progressiva riduzione delle risorse pubbliche”.

“I provvedimenti legislativi”,  continuano le organizzazioni sindacali, “emanati fino a oggi dal Governo Italiano, hanno indicato quale soluzione a questo problema il taglio del costo del lavoro”.

“Questo intervento“, proseguono, “non ha ridotto i debiti ma ha comportato la perdita di posti di lavoro, la riduzione degli stipendi dei lavoratori e la chiusura dei corpi di ballo, oltre a esternalizzazione dei servizi, interruzioni di attività e aumento della precarietà”.

“Noi chiediamo di discutere una vera riforma delle Fondazioni Liriche, che abbia come base la tutela dei dipendenti, la garanzia di contributi pluriennali basati su un forte coordinamento tra le risorse nazionali e quelle locali, la garanzia di una governance trasparente e un’attenta vigilanza da parte del Ministero”, concludono le organizzazioni sindacli.

FONTE: Torino Oggi

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Indecenti e irricevibili le parole del Sindaco  della città di  Verona, capitale della Lirica, concentrato di storia e di bellezza, Patrimonio dell’Unesco.

Indecenti e irricevibili non solo per i lavoratori della Fondazione Arena.

Reazione scomposta alla giusta e precisa richiesta dei lavoratori e delle lavoratrici della Fondazione. Reazione che ha aperto la strada ad altre esternazioni altrettanto autoritarie ed ottuse da parte della signora Tartarotti, con l’ordine di sospendere il presidio.

Ma ricordiamo a tutti che i diritti non si sfrattano.

In questo momento drammatico esprimiamo con forza tutta la nostra solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici della Fondazione Arena.

Li incitiamo a tenere duro.

Purtroppo le parole e le scelte di Tosi non ci sorprendono.

Sono drammaticamente lo specchio e la triste ripetizione di ciò che avviene da quasi 9 anni a Verona per tutta l’area Cultura del Comune.

E’ in atto una vera e propria “privatizzazione” strisciante di tutto il sistema museale e  culturale di Verona.

Poca o nessuna trasparenza nella gestione e continuo dilapidamento del denaro pubblico.

Le competenze interne amministrative, ma sopratutto tecniche e culturali, delle  lavoratrici e dei lavoratori cinicamente liquidate e derise.

L’era Tosi si sta  caratterizzando per la distruzione sistematica del patrimonio culturale della città.

L’incredibile furto di Castelvecchio ha messo in luce la debolezza del sistema museale provocando, oltre al depauperamento di un patrimonio di inestimabile valore, anche un danno gravissimo all’ immagine di affidabilità del sistema Verona.

Un assessore alla cultura che si rispetti avrebbe, per decenza, da tempo rassegnato le sue dimissioni. E invece si arrabbia pure e si permette di prendersela con i lavoratori e le lavoratrici.

Ma è solo la triste punta di una iceberg di una situazione diffusa. A questa amministrazione la cultura non interessa se non quando la può mercificare, così come sfrutta e devasta il territorio, svende i palazzi storici di Verona, distrugge siti di incomparabile bellezza. Loro che si riempiono la bocca con la “difesa della tradizione” lasceranno un deserto, una città irriconoscibile, privata di tutto ciò che generazioni di uomini e donne hanno costruito con il loro lavoro e la loro intelligenza. Ma tutto ciò è possibile anche grazie alla distrazione e all’indifferenza della città.

Dov’è il mondo culturale veronese, dov’è l’università? Non si dovrebbero barattare le elargizioni che provengono da un potere politico sempre più impresentabile con il diritto/dovere di prendere posizione a difesa di un bene comune così importante.

Come CUB preannunciamo nei prossimi giorni una forte iniziativa accompagnata dalla dettagliata denuncia della dissipazione del patrimonio culturale pubblico.

Perchè ci sono disastri che hanno nomi e cognomi…

La Fondazione Arena è patrimonio di tutti

CUB-Confederazione Unitaria di Base

 

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Era la fine del 2010, quando noi  lavoratori del Teatro Lirico di Cagliari prendevamo la decisione di occupare il teatro perchè non vedevamo risoluzione ai grossi problemi che mettevano a rischio i nostri posti di lavoro. Oggi  siamo qui a mostrare solidarietà ai colleghi del teatro di Verona,Fondazione Arena che, come noi al tempo, stanno trascorrendo le loro feste in occupazione.

Lavoratori della Fondazione Arena festeggiano il Natale al presidio – i VERI privilegi di lavorare per un TEATRO!!

 I Lavoratori della Fondazione Arena in questi ultimi tempi si sono spesso sentiti duramente attaccare dalla Dirigenza del proprio Teatro e dagli stessi organi politici e di controllo che avrebbero dovuto vigilare e resisi corresponsabili di una gestione fallimentare che ha portato all’attuale disastrosa situazione economica.
La stessa Dirigenza che rifiuta di assumersi le proprie responsabilità anche davanti ad evidenti errori gestionali scarica le proprie responsabilità sui lavoratori indicando tra i motivi principali di tale crisi “privilegi” economici degli stessi lavoratori.
Pur ritenendo plausibile il fatto che i lavoratori lottino per difendere il proprio posto di lavoro e la propria   retribuzione, in fin dei conti ciò che permette loro di vivere, pagare le bollette, dar da mangiare ai propri figli e farli studiare, ecc. essi stessi sono ben coscienti quale sia il loro “vero” privilegio, ossia proprio quello di poter lavorare per un Teatro.
È questo un obiettivo che si raggiunge solo grazie alla Passione e all’Amore per questo mondo incredibile ed affascinante fatto di luci, costumi, scene, colori, musica, danza, arte, cultura, sacrifici, sfide, impegno, sudore, applausi.. È la consapevolezza di vivere qualcosa di speciale che non tutti al mondo hanno la possibilità di poter vivere.
Questo è il vero privilegio di chi lavora per un Teatro, quello di contribuire a costruire e creare quel sogno che ogni spettatore può vivere ogni qual volta si sieda in platea anche solo per fuggire qualche ora dalla realtà.
Questo é ciò per cui lottano oggi anche i Lavoratori della Fondazione Arena, per difendere quest’idea di Teatro che qualcuno vuole distruggere riducendola ad una sterile operazione di mercato che, per il solo vantaggio economico di pochi, rischia di annullare quella forza creativa e vitale che ha dato vita ai più bei capolavori teatrali, per difendere il sogno di chi, oggi in un istituto d’arte, in un conservatorio di musica o canto od in un’accademia di danza, voglia un giorno vivere queste emozioni cantando, ballando, suonando, realizzando una scenografia o disegnando dei costumi di scena, componendo un’opera o inventando una nuova regia.
Questa grande forza che nasce dall’Amore e dalla Passione per questo fantastico mondo a cui appartengono i lavoratori di un Teatro è la stessa forza che non li fa desistere in questa lotta contro la prepotenza e l’arroganza di chi fa l’errore di sottovalutare tanta determinazione, perché é proprio la consapevolezza del “privilegio” di essere lavoratori di un Teatro che li porta a lottare per tale “privilegio“.
Si ringraziano tutti i Lavoratori che, credendo in questa loro grande forza e a dispetto di chi non scommetta su di loro, abbiano dedicato o dedicheranno il proprio tempo in questi giorni di festività, spesso sottraendolo alle proprie famiglie, al fine di poter mantenere il presidio presso la sede della Fondazione Arena e continuare la loro lotta a difesa del Teatro di tutti.
GRAZIE DI CUORE!!
Coraggio colleghi, i lavoratori del Teatro Lirico di Cagliari sono con voi!
Tutti gli aggiornamenti sul blog dei lavoratori di Verona  http://sosfondazionearenaverona.blogspot.it/

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uilLa Uil ha attivato una campagna di sensibilizzazione nelle piazze e on line

Un mutuo per il Teatro lirico. E l’inserimento degli spettacoli nei circuiti turistici. La Uilcom, a pochi giorni dal’lincontro tra la Fondazione e i sindacato, lancia un appello al sindaco Massimo Zedda. Il sindacato preme in maniera decisa sulla soluzione al grave problema economico. «Siamo consapevoli », scrive il segretario regionale Tonino Ortega, «che tutte le diverse tematiche esposte dai sindacati nellultimo periodo (occupazione, organizzazione del lavoro, qualità artistica, premio produzione) siano importanti, ma siamo altresì convinti che sia assolutamente prioritario risolvere la pesante condizione economica».

Per Uilcom sarebbe infatti un errore entrare nel merito di tutti gli aspetti gestionali del Teatro prima di aver risolto la questione finanziaria. Il rischio sarebbe quello di appesantire ulteriormente una situazione già drammatica. L’auspicio è che, già dalla prossima riunione, che Di Benedetto esponga un serio e credibile progetto per risolvere il problema di liquidità economica.

Una soluzione è quella del mutuo, per stabilizzare la situazione finanziaria, gravata da ingenti debiti a breve termine con fornitori, artisti e creditori. In alternativa si chiedono altre soluzioni credibili e rapide. Laltra grande opportunità è il turismo: progetti e offerte musicali che possano consentire nuovi finanziamenti pubblici e attirare linteresse dei privati, che fino ad oggi hanno ritenuto troppo poco vantaggioso legare il proprio nome a quello del teatro. «Ma ad oggi», scrive Ortega, «abbiamo sentito solo belle parole, attendiamo fiduciosi i fatti.

Auspichiamo che il nuovo Presidente dia seguito alle dichiarazioni di grande sensibilità e vicinanza al Teatro espresse durante la campagna elettorale, individuando maggiori risorse economiche e soluzioni che lo contraddistinguano rispetto alle precedenti amministrazioni. È con questo stato danimo che affronteremo la discussione». Lunedì lincontro tra i sindacati e la Fondazione.

fonte: Sardegna 24

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ISOLA CASSINTEGRATIIl 25 febbraio Michele Azzu (laureato in comunicazione, musicista di professione residente a Londra) e Marco Nurra (giornalista praticante al quotidiano El Mundo, informatico al Grande Fratello spagnolo, residente a Madrid) decidono di aprire il gruppo facebook L’isola dei cassintegrati, per dare voce alla protesta dell’Asinara, col preciso scopo di dare forma a quel reality atipico, e di far arrivare la notizia alla ribalta dei media nazionali.
“L’isola dei cassintegrati. L’unico reality REALE, purtroppo, – scrivono i due autori nelle info del gruppo FB – dove nessuno è famoso, ma tutti sono senza lavoro.

Trincerati in un’isola simbolo della più grande Sardegna ormai in crisi profonda, alloggiati in celle non peggiori delle sbarre che governo, regione ed Eni hanno messo loro davanti. Nessuno yacht, billionaire e soubrette su quest’isola, solo la cruda verità di una politica che non dà risposte, e di una società a controllo statale – ENI – che persegue i propri scopi aziendali passando sulle vite di migliaia di famiglie. E, non ultimi, un gruppo di operai coraggiosi che lotta per i propri diritti”

Gli iscritti superano i cinquemila e i due ragazzi hanno un’idea: l’emailing collettivo. Ogni membro del gruppo facebook avrebbe dovuto inviare la stessa email a un elenco di indirizzi di posta elettronica, relativi ai maggiori quotidiani e tg nazionali, per far passare la notizia.

Il risultato è immediato: in due settimane le email inviate sono più di duemila e gli iscritti al gruppo quarantamila. L’Espresso, La Repubblica, Il Corriere della Sera, Tg3, Rainews24 e Sky TG24 si accorgono del fenomeno in rete e parlano de L’isola dei cassintegrati.

Si decide di aprire un blog per porsi direttamente come creatori di contenuti, anziché collezionarli dai media e riportarli su facebook. La strategia viene notata da Manuel De Carli, talentuoso disegnatore romano che propone le sue illustrazioni e vignette satiriche per la causa, e da Fabio Borraccetti e Fabrizio Trapani di Porto Torres, geni dell’informatica che decidono di disegnare il sito.

Il blog viene notato ed apprezzato da Alessandro Gilioli, de L’Espresso, autore del famigerato blog Piovono rane. Il giornalista pubblicizza il blog l’Isola dei cassintegrati sul proprio, e si presta a scrivere l’introduzione per l’apertura del sito novizio.
Nasce così il fenomeno mediatico – e di culto – de L’isola dei cassintegrati, che in poche settimane raggiungerà tutti i media nazionali (giornali, radio, blog) per approdare poi in televisione su Tetris di Luca Telese a La7 in cinque puntate, e ben due puntate su Annozero di Michele Santoro.Nonzittitelarte

Quando nasceva il blog sopradescritto, qualche mese più tardi ne nasceva un altro:“Non zittite l’arte” il blog dei lavoratori del Teatro Lirico di Cagliari che col contributo di tre artiste del coro senza alcun titolo specifico nel campo dell’informatica, tiene viva l’informazione di come viene portata avanti la lotta per salvaguardare il Teatro sardo dalla chiusura.  Il loro simbolo  creato sempre da un dipendente del teatro, è diventato il simbolo nazionale della salvaguardia artistica di tutto il paese.

Correlato al blog , il gruppo di artisti ha creato anche la web TV, che manda costantemente in onda alcuni flash mob di protesta realizzati durante vari spettacoli, e diversi video-documentari .

Il blog è aggiornato con documenti tratti dai quotidiani, documenti filmati e testimonianze dirette . Un diario online che racconta come si svolgono le giornate degli artisti che ormai da mesi sono in presidio permanente.

Ho notato che molte cose  accomunano  i due blog: la lotta per il posto di lavoro tramite appunto il presidio permanente; i mezzi con i quali si tiene viva l’attenzione del pubblico sulla lotta e la descrizione di quei momenti di giovialità, espressi anche con l’allestimento di tavolate ricche e festose, per alleviare la tensione che sicuramente i lavoratori avvertono in queste circostanze. Di seguito due link di due momenti a confronto ognuno con le proprie caratteristiche.

L’isola dei cassintegrati a Natale

San Silvestro in Teatro

tratto da Musicamore blog

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schinardi10 dicembre 2010
Dall’auto, lento sulla destra, cerco -le bandiere- . Non sono bandiere da sventolare allo stadio, al Palio, nemmeno quelle esposte al Palazzo della Regione. Percorro tutta Via S. Alenixedda e poi vedo le bandiere. L’icona, il simbolo, l’accostamento inscindibile al nostro periodo storico nazionale, è una bandiera di appartenenza ad un Sindacato; dove c’è una di queste bandiere, allora quel sito è vissuto ed occupato da una Squadra di persone coese, omogenee, compatte, battagliere, irriducibili, che sta rivendicando il diritto alla vita; e lo fa in un modo necessariamente, bizzarro, poco convenzionale affinché si possa udire causa, rumore ed effetti. Quando mi imbatto in “bandiere colorate” , unite a vincolo di sangue con gli striscioni eloquenti e la Squadra, sento salire da terra il mio senso di impotenza per non possedere le necessarie facoltà di cui soltanto un “politico” -molto indaffarato sul proprio sé- può disporre per modificare lo stato delle cose, la situazione grave in seno al lavoro, la gravità del destino delle persone che si sta consumando in tragedia. Poi dalla testa ai piedi mi precipitano i pensieri, le domande, le frustrazioni che a lungo poi decantano. Non c’è dubbio, non c’è ragione per poter sospettare il contrario: per me il Mondo ed il senso del vivere che ci insiste sopra è di per sé il significato della Idiozia. Parcheggio l’auto, di fronte alle bandiere e striscioni. Il Teatro mi appare imponente quanto la sua agonia; eppure, dentro, sta suonando, sta vivendo ancora. Dentro una Squadra sta suonando il Concerto rivolto al pubblico pagante; nello stesso tempo un’altra Squadra si sta “vestendo a festa” moralmente predisposta ad una imminente sfilata carnevalesca. Non capisco, non informato, se questi siano preparativi per una scena del Concerto oppure backstage, oppure prove di recitazione. Posso osservare il Teatro dal suo interno, dove non ti aspetti riusciresti ad entrare nemmeno con invito scritto. Le persone, in maschera sinistra, hanno l’umore alto, reggono la frenesia di preparativi che suggeriscono l’idea che ci sia in corso un “pigiama party” oppure una festa di compleanno da ricordare a lungo, in Squadra. No. Mi sto sbagliando clamorosamente, in modo imperdonabile sebbene non avessi ancora elementi sicuri per comprendere la realtà dei fatti, la realtà per cui questa Squadra è attiva quanto un formicaio ingigantito. La Squadra si sta preparando per disporsi lungo il fuaiè del Teatro per mettere in “scena” l’Opera di cui pochi conoscono gli Autori, che tuttavia da Incompiuta ci si sta adoperando affinché possa registrare e poi offrire un Finale Drammatico.
Le persone in protesta, intrise della ironia ed auto ironia più insospettabile, compongono la scenografia in attesa che il pubblico lasci platea e galleria. Assisto ad una scena teatrale volutamente sfacciata, dove cantate liriche elargite alla follia si intrecciano con simulazioni di morte imminente, infermieri indaffarati alla rianimazione; il tutto mentre le persone del pubblico, accedendo nel fuaiè, sono appositamente costrette ad evitare, scavalcare corpi in terra, udire lodi alla follia, nella ironia più drammatica che nessuno al Mondo può comprendere dall’embrione del midollo, nessuno può affermare di comprendere per semplice solidarietà, nessuno può permettersi di giudicare lamentandosi del modo con cui questo Iro-dramma è elargito.
Assisto alla recita tuttavia rimproverando la mia mente affinché la realizzasse come una vera manifestazione di protesta; mi sento inadeguato, inopportuno, alla continua ricerca del mio più alto senso del Rispetto che si frantuma contro il muro della frustrazione più disarmante. Rincorro di nuovo il mio pensiero che poi srotolo in capitoli: bandiera, sindacato, disgrazia, essenza del Mondo Idiota. Mi sento Idiota, un immenso quanto ingiusto privilegiato perché posso disporre della mia vita che corre in antìtesi a quella di queste persone che invece, della loro, sanno farne una Commedia Drammatica facendola apparire Comica.
Li guardo, li ammiro, poi penso a quanto sarebbe semplice, ovvio, ma a prescindere dalle congiutture contrattuali, sindacali, retributive, che pongono già in Essere l’Idiozia del Mondo, di cui l’Universo intero ride tutti i giorni ed anni luce, penso a quanto sarebbe semplice decidere che queste persone per necessità virtù -debbano lavorare- perché la vita é disposta così, permette di viverla così, consente di beneficiarla così, di godersela così, soffrirla così. E’ nelle cose -dever- attenersi a questo -tipo- di Esistenza SE si vuole considerare una forma di Coerenza. Invece li guardo, ridere divertiti, ridersi addosso, festosi che un carnevale è un Lutto, e io non posso avvalorare la mia tesi, non posso farlo perché un individuo di questo Mondo, che lavora, che vive ed è felicissimo, ha deciso che altri, invece, non debbano disporre di questi diritti. A meno di ucciderlo sul posto, io non vedo altra soluzione, non vedo come io possa risultare utile ma soprattutto determinante alla giusta causa.
Resto appartato, nascosto, mentre assisto a questo momento della -mia- vita affinché io possa realizzare, riconoscere, consacrare il mio privilegio su questo Mondo. Aspetto che loro finiscano, li osservo gioiosi raggrupparsi per tornare ai loro ruoli, ai loro volti, al loro pavimento che li sostiene mentre -loro- stanno in piedi e fieri. Io, intanto, mi verso sulla testa secchiate di vergogna, impotenza e giusta follia per accettare che questo Mondo -non sia- Idiota e che per causa di un folle Dramma di vita ci si possa ridere sopra, in modo altrettanto folle.

Andrea Schinardi

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Alla fine dello spettacolo Schiaccianoci, i lavoratori in occupazione del Teatro si sono presentati così.

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Federico Palomba

Proviamo rabbia e dolore nel constatare come, alla grande dignità della protesta dei lavoratori del teatro lirico di Cagliari,  la destra al governo a Roma e a Cagliari,  risponda con un irriguardoso e sprezzante rifiuto”. Lo dichiara il segretario regionale Idv Federico Palomba. E aggiunge: “Si dovrebbe, invece, capire che quei lavoratori sono interessati ovviamente alla certezza ed immediatezza della loro retribuzione, ma non lo sono di meno per le sorti della cultura lirica e del mantenimento dell’efficienza dell’istituzione teatrale. Questa, invece, é stata via via portata alla progressiva marginalità da una disastrosa gestione interna, che proprio per questo avrebbe dovuto non essere confermata, e dall’assoluta inadeguatezza del ministro Bondi, per il quale mai mozione individuale di sfiducia, come quella da noi presentata, fu più doverosa e giustificata.

Italia dei Valori, che ha fatto un ostruzionismo feroce al dl Bondi ed ha presentato un ordine del giorno -accettato dal governo- per ottenere la garanzia di uno statuto speciale per il teatro lirico di Cagliari, denuncia l’inaffidabilità del governo, che non ha mantenuto l’impegno, ed afferma la propria vicinanza ai lavoratori che manifestano per una causa socialmente nobile: perchè far morire la cultura é quanto di più dissennato ed irresponsabile possa farsi”. “Non posso essere fisicamente presente perchè impegnato alla Camera – conclude Palomba – ma esprimo la più totale adesione alla protesta con l’impegno a continuare ogni battaglia utile, compresa la sollecitazione alla risposta all’interrogazione già presentata.

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Articolo di oggi su L’Unione Sarda

Teatro occupato, i lavoratori: vogliamo certezze sugli stipendi
Lunedì 29 novembre 2010
Un gruppo di lavoratori ha occupato l’ultimo piano del teatro contro il mancato pagamento degli stipendi.

occupazione

U n grande letto gonfiabile sotto la vetrata che domina il Parco della musica, altri sotto gli spartiti e vicino ai costumi di scena. E negli angoli pandori, viveri di ogni genere e persino una piccola cuccia. È lo scenario che si presentava ieri mattina, dopo la prima notte di occupazione del Teatro Lirico fatta da una trentina di lavoratori, preoccupati dal mancato arrivo dei loro stipendi e soprattutto del futuro del teatro. «Non ce ne andremo senza risposte certe, senza garanzie», dicono. E intanto oggi aspettano di incontrare il sindaco Emilio Floris.

LA VICENDA A preoccupare i lavoratori è il blocco annunciato dal Banco di Sardegna che non concede i pagamenti senza l’approvazione della Finanziaria regionale, quella che dovrà stanziare 9 milioni di euro per il Teatro Lirico. Tutto è cominciato venerdì sera quando alcuni sindacalisti hanno provato a parlare della situazione con il sovrintendente Maurizio Pietrantonio. Non riuscendoci i rappresentanti di Cgil, Cisl, Snater e Css hanno deciso di occupare il quarto piano del teatro, dove si trovano la sala del coro, la sartoria e altri locali spesso usati per i cambi di scena. Una forma di protesta che ricorda le molte altre in atto in tutta Italia ma che ha un primato. «È la prima volta che in Italia viene occupato un teatro», ha sottolineato Annalisa Pittiu, della Cisl di Cagliari. «Non avevamo altra scelta, siamo molto preoccupati». «Noi dobbiamo pensare anche al lato pratico, abbiamo una famiglia a cui provvedere», ha aggiunto Giampaolo Ledda dello Snater. E ieri nella sala dell’ultimo piano del Lirico c’era anche qualche bambino che è andato a trovare il padre o la madre, e magari a portargli il dolce della domenica. E per sentirsi più a casa, o magari perché non si sapeva dove lasciarli, qualcuno ha portato con sé anche il proprio amico a quattro zampe.

Lory :-))
ALLARME «Il problema va ben oltre il mancato pagamento degli stipendi», sottolinea Massimiliano Ceccalotti del coro. «È necessario che i vertici del Lirico vengano destituiti al più presto perché sono incapaci a gestire il teatro». I lavoratori chiedono che venga fatta la programmazione a lungo periodo, visto che al momento «è tutto fermo». «Servono persone capaci di creare un progetto», ha aggiunto, «altrimenti, se rimarremo ancora senza lavorare, il teatro si fermerà e si arriverà al punto di non ritorno». E la ripresa deve avvenire tramite le forze che ha già ci sono, ora inutilizzate. «Guardate in che condizioni ci ha portato questa gestione», è il grido d’allarme di Carlo Cauli, tenore del coro. «Protestiamo perché anche noi abbiamo diritto al riconoscimento di quello che è il nostro lavoro. Siamo pratici: io ho due figli da mantenere, altri hanno il mutuo o l’affitto. Io sono qui dal ’94 e uno scandalo simile non l’avevo mai visto: anche in tempi di commissariamento c’era una programmazione».
PROPOSTE E le idee non mancano. «Si potrebbero usare i fondi europei per integrare i pochi soldi che lo Stato ci garantisce», è il suggerimento di Juliana Carone. «In più si potrebbe sfruttare il nuovo teatro del Parco della musica, ma anche in questo caso serve un progetto». Una soluzione potrebbe essere quella di differenziare il calendario «con le opere classiche, che assicurano gli abbonamenti, al Lirico e con la sperimentazione nel nuovo teatro». Un modo per dare lavoro anche all’indotto (ad esempio a sarti o falegnami). «Le idee sono tante ma non dovrebbero arrivare dai noi lavoratori», ha precisato Gianluca Locicero. «C’è gente strapagata per farlo».
SARTORIA Situazione emblematica quella della sartoria. «Oggi siamo fermi. Io sono l’unico superstite», ha detto Mino Fadda che da luglio è l’ultimo lavoratore rimasto nel settore. Gli altri collaboratori, arrivati anche 20 persone, ormai da tempo sono stati tagliati visto il poco lavoro da fare. «Non si fanno produzioni, non si fa niente. Ormai le compagnie portano i costumi pronti o il proprio personale. Ed è un peccato che vada perso tutto il lavoro creato in 30 anni e che si impara solo sul campo». Analoga la situazione del reparto tecnico. «Da cinque siamo rimasti in tre», ha aggiunto il responsabile, Andrea Pirarba. «Ora, se venisse messa in scena un’opera, non saremmo in grado di coprire i turni». A supporto, ma non in occupazione, anche il maestro del coro, Fulvio Fogliazza: «Spero che il nostro lavoro venga sfruttato, perché vedere il teatro vuoto, mentre noi abbiamo il repertorio pronto, è un colpo al cuore».
ASSICURAZIONI Intanto i lavoratori hanno trascorso un’altra notte nel teatro in attesa che il sindaco oggi porti buone notizie. E ai lavoratori del coro si è aggiunto anche qualche componente dell’orchestra. In mattinata, infatti, Emilio Floris incontrerà il direttore del Banco di Sardegna per trovare una soluzione e far tornare tutti i lavoratori nelle proprie case e con l’assicurazione dello stipendio.
ANNALISA BERNARDINI

occupazione riunione

il servizio su Videolina di oggi:

http://www.videolina.it/video/play/6240/-PROTESTA-TEATRO-LIRICO-.html

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il servizio di RAI 3 di ieri

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Per facilità ho utilizzato il termine occupazione ma si tratta di un’Assemblea Permanente. Da ieri sera alle 19.00 i lavoratori del Teatro Lirico di Cagliari sono “accampati”  nella Sala Coro al 4° piano del Teatro.

Stando alle notizie uscite sulla stampa stamattina percepiremo lo stipendio di novembre e dicembre con tredicesima solo dopo il 15 gennaio 2011.

L’assemblea rimarrà aperta fino al raggiungimento di una garanzia sul futuro del nostro teatro, sul NOSTRO futuro e a quanto pare la strada sarà lunga …

articolo 27-11-2010 La Nuova Sardegna

articolo 27-11-2010 Unione Sarda

riunione 27-11-2010

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