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Gentile Onorevole Malpezzi,

Le scriviamo a nome del Comitato Nazionale delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, un organismo costituito da professori d’Orchestra, artisti del Coro, tecnici, ballerini e impiegati amministrativi delle Fondazioni Lirico Sinfoniche di tutta Italia.

Il fatto che Lei ricopra il ruolo di parlamentare del PD e di componente della Commissione “Cultura, Scienza e Istruzione“, ci spinge a esprimere alcune considerazioni in merito al suo intervento alla trasmissione “l’aria che tira” andata in onda su ‘LA7’ il 28 marzo 2017.

Nel suo intervento dice che il caso delle Fondazioni Lirico Sinfoniche sta a cuore a tutti, che lo Stato finanzia dove possibile, ma a patto che i conti siano in ordine; dice che se le Fondazioni Liriche non riescono a guadagnare e non riescono a mantenersi forse c’è un problema di fruibilità; dice che lo Stato sta facendo la sua parte in maniera decisa, avendo anche applicato la legge sull’art bonus’ che prima non c’era.

Il primo problema è che non è vero che le Fondazioni Liriche stanno a cuore a tutti: forse stanno a cuore alla politica in fase pre-elettorale quale potenziale bacino di elettori; il partito al quale lei appartiene che si è sempre dichiarato difensore della cultura non si è comportato diversamente dagli altri, facendo gestire le Fondazioni Lirico sinfoniche da sovrintendenti nominati politicamente, senza un criterio meritocratico che tenesse conto di competenze specifiche del settore.
Possiamo per tutti farle l’esempio dell’ex sovrintendente dell’Arena di Verona (che oggi possiamo considerare veramente ‘arenata’) che è il perito agrario Francesco Girondini, stipendio da 250 mila euro l’anno, benefit esclusi. Le competenze necessarie per guidare una fondazione, che mediamente conta al suo interno 360 dipendenti, dovrebbero andare dalla più alta specializzazione in economia e management ad una certa cognizione del repertorio operistico e delle professionalità artistiche, come ad esempio sapere che un artista del coro e uno professore d’orchestra non possono cantare e suonare per 8 ore di seguito; o che per eseguire un’Opera secondo il volere del suo compositore gli organici delle masse artistiche non possono andare al di sotto di un dato numerativo; o che per ottenere l’indispensabile alto livello esecutivo le compagini orchestrali e corali devono necessariamente essere stabili per poter lavorare e crescere armonicamente insieme.
Il sovrintendente di una fondazione lirica deve sapere che la forza lavoro di cui si sta occupando non è quella di un’azienda privata che debba perseguire il massimo profitto.

Entriamo un po’ nello specifico restando sul caso Arena di Verona: la situazione patrimoniale della fondazione ha visto un peggioramento di circa 23 milioni di euro e l’esposizione verso il sistema bancario è passato da 3 milioni nel 2011 a 16 milioni nel 2014, mentre i debiti verso i fornitori da 3,3 milioni nel 2011 ai 16 milioni attuali [...] la fondazione ha costituito una società chiamata Arena Extra controllata al 100% dalla Fondazione Arena, con amministratore unico lo stesso Girondini, nella quale confluiscono milioni di euro senza un completo controllo da parte del Cdi e dei revisori dei conti. Insomma un mezzo che permette affari altrimenti negati dallo statuto della fondazione, come la gestione dell’Arena Museo Opera (Amo) che costa 1,1 milioni all’anno¹.

L’Arena nel 2016 ha avviato un piano di risanamento che ha portato al licenziamento dell’intero corpo di ballo, 19 professionisti altamente specializzati la cui dignità professionale è stata umiliata e il cui ruolo nella società non è facilmente riciclabile, come ben potrà immaginare, data la peculiarità delle professioni artistiche. Contemporaneamente il Coro, l’Orchestra, gli impiegati amministrativi e i tecnici sono rimasti a casa due mesi senza stipendio. Le fondazioni liriche non stanno a cuore a tutti. Non sta a cuore la cultura dell’Opera Lirica, di cui le fondazioni sono una delle massime espressioni in Italia e nel mondo, e non sembra stare a cuore neanche la sorte dei lavoratori di queste fondazioni per i quali non sono neanche previsti ammortizzatori sociali.

Lei si sofferma sull’intervento dello Stato in riferimento al Fondo Unico per lo Spettacolo, stanziamento che ha subito una decurtazione del 55% dal 1985 al 2015 passando da un’incidenza sul PIL dello 0,0846 allo 0,0248, cosa che colloca l’Italia al penultimo posto in Europa per fondi alla cultura. Dalla culla dell’arte alla tomba.

Il suo discorso procede in merito alle fondazioni che non riescono a guadagnare: lei forse chiede a un ospedale di guadagnare? E a una scuola? Non pensa che istruzione, sanità e cultura debbano essere garantite da uno Stato la cui pressione fiscale è tra le più alte al mondo?
La cultura è un servizio per i cittadini, è progresso morale e materiale, la sua “erogazione” non può e non deve seguire criteri commerciali.

Se volessimo comunque cercare un ‘guadagno’ ci potremmo soffermare sui 250 miliardi di euro generati dal sistema culturale e creativo in Italia², un vero petrolio che probabilmente smuove maggiormente interessi politici privati e dinamiche clientelari piuttosto che un serio impegno e una reale tutela da parte dello Stato.
Riguardo alla fruibilità di cui lei ancora parla, crediamo che la politica dovrebbe occuparsi di rendere effettivamente più fruibili i nostri teatri, mentre al contrario la maggior parte di questi sono ancora luoghi elitari, destinati ad un pubblico borghese in grado di spendere 70-100 euro per vedere una rappresentazione, mentre nel resto d’Europa, in Austria e Germania in particolare, il teatro è parte integrante del percorso formativo degli studenti.
Desideriamo farle sapere che sono molti i lavoratori che come noi chiedono da anni di rendere più accessibili i teatri alle fasce deboli della popolazione e che questo spesso non interessa i sovrintendenti (tranne qualche rara eccezione come il Sovrintendente di Torino Walter Vergnano, che teniamo a nominare, che in questo senso si sta adoperando da tempo).
L’entrata in vigore della legge sull’art bonus, che lei cita, ha sicuramente sortito un effetto positivo, ma trascurabile se si considera che gli enti lirici sono stati trasformati in fondazioni nel 1996; ci sono 20 anni di disinteresse politico nel voler preservare questa ricchezza tipicamente italiana. Si è lasciato che i debiti dei teatri diventassero voragini a causa della malagestione dei loro sovrintendenti. Ora si cerca di addebitarne la responsabilità ai lavoratori. E senza alcun rispetto per una tradizione che fa parte della nostra storia più nobile, si lascia che i Teatri Lirici possano chiudere o fallire, lasciati in balia di logiche di pareggio di bilancio.

Speriamo che questa riflessione possa aiutarla a vedere il problema da un’angolazione diversa, quella di noi lavoratori ma anche del pubblico che non ha la possibilità di sapere neanche che cos’è una Traviata, perché a teatro non ci è mai venuta. Speriamo che cambi il modo di considerare la nostra categoria, che al momento sembra un ramo secco da tagliare, un settore tutto sommato sacrificabile.

Diventare musicisti, lavorare in teatro come scenografi, attrezzisti, sarte, ballerini, non è un hobby. E’ una professione che richiede anni di studio (in conservatorio tra i 5 e i 10 anni più i corsi di perfezionamento successivi), abnegazione e continuo studio.
Inoltre se il destino delle Fondazioni è quello che sembra avere in mente il Ministro Dario Franceschini, che con il suo articolo 24 della legge 160/2016 intende declassare le fondazioni, precarizzare i lavoratori e ridurre la produzione artistica abbassandone inevitabilmente il livello in caso di mancato pareggio di bilancio a fronte di fondi insufficienti, allora si consideri anche l’eventualità di ridurre il numero dei conservatori, attualmente 82, di ricollocare i 7000 docenti e di indirizzare gli oltre 50 mila studenti di conservatorio che evidentemente stanno investendo in un sicuro futuro di disoccupati.

Speriamo che lei abbia voglia di contattarci per dialogare in merito a questi argomenti, perché tornino a stare a cuore come meritano.

Grazie

IL COMITATO NAZIONALE DEI LAVORATORI DELLE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

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