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Esternalizzazione dei servizi, precarizzazione del lavoro. Quante volte abbiamo visto questa ricetta spacciarsi per soluzione ai problemi delle finanze pubbliche. . Una falsa soluzione che non comporta risparmi, arricchisce i privati, crea nuovi caporali travestiti da manager e si legittima con i comportamenti scorretti dei dipendenti “fannulloni” che verrebbero finalmente puniti. Così però l’arbitrio e il dispotismo dei dirigenti cresce; e crescono, insieme a esso, le reti di clientele e favoritismi, di piccoli privilegi e ruberie, create per mantenere consenso e sedare il dissenso. A detrimento dei diritti di tutti. 
Questo processo adesso sta investendo anche i lavoratori delle fondazioni Lirico-Sinfoniche, come dimostrato esemplarmente dal caso di Verona, di cui abbiamo parlato spesso. Cantanti, ballerini, sarti, truccatori, macchinisti dai teatri di tutta Italia a rischio licenziamento per essere eventualmenti riassunti a condizioni peggiorative. Da qualche mese, nel totale abbandono da parte dei sindacati confederali, molti di loro si sono organizzati costituendo un Comitato Nazionale e si sono organizzati per reagire e far sentire la loro voce. 
Lunedì scorso erano sotto Montecitorio, per il loro primo presidio nazionale a Roma. E noi eravamo con loro, a sostenerli insieme a una delegazione di ex-lavoratrici Almaviva e ai compagni del movimento di lotta per la casa. Nel farlo non abbiamo avuto il minimo dubbio. Perché ci sono tanti modi di calpestare la dignità di chi lavora: lo si può trattare come una bestia da soma e fargli spezzare la schiena per uno stipendio misero; lo si può tenere sotto il ricatto permanente della scadenza di un contratto; lo si può usare come capro espiatorio per i problemi strutturali di un sistema malfunzionante. Lo si può anche svilire nelle sue passioni, nella sua arte, nelle sue competenze così faticosamente acquisite. 
Noi questa tendenza la vogliamo invertire a tutti i costi. Crediamo sia nel cervello, nella nei muscoli, nel cuore e nelle corde vocali di tutti i lavoratori e le lavoratrici il patrimonio più grande di questo paese. Un patrimonio che la logica del profitto non è in grado di valorizzare. Allora bisogna trovare un’altra logica, e non lo si può fare che con la lotta. Per questo… continua a leggere qui

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“La Fondazione Teatro dell’Opera di Roma comunica che il consiglio di amministrazione, riunitosi oggi, ha approvato l’ipotesi di accordo firmato dalle sette sigle sindacali il 17 novembre scorso, ed ha quindi dato mandato al sovrintendente Carlo Fuortes di revocare la procedura, ex legge 223/91, subordinatamente all’esito positivo della votazione dell’assemblea dei lavoratori del teatro, che si terrà domani 25 novembre. E’ quanto comunicano, in una nota congiunta, la fondazione del teatro dell’Opera di Roma e dopo la conclusione del cda, presieduto dal sindaco di Roma Ignazio Marino che si è svolto in Campidoglio.

Nella nota si legge ancora: “Nel corso del cda è stato approvato il nuovo statuto della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma Capitale, che entrerà in vigore il 1 gennaio 2015, secondo i dettami della legge 112 del 2013″.

Articolo pubblicato il: 24/11/2014

FONTE:  http://www.adnkronos.com/

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TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

Questa notte alle 00.50 è stata firmata da tutte le sigle sindacali e la direzione, una “ipotesi di accordo” che una volta approvata dai lavoratori e dal CdA porterà al RITIRO DEI LICENZIAMENTI di coro e orchestra.

Come si ricorderà il 2 ottobre scorso Orchestra e coro del Teatro dell’Opera di Roma erano stati tutti licenziati dopo mesi di agonia e di dissidi interni sul piano di rientro e dopo gli scioperi e la traumatica uscita di scena del maestro Riccardo Muti. Questa era la decisione presa dal Cda dell’Opera di Roma per far “rinascere” il teatro. “Una scelta molto dura e sofferta“, per dirla con le parole del sovrintendente Carlo Fuortes che però teneva a precisare che l’alternativa era la chiusura. Il sindaco di Roma Ignazio Marino spiegava che si trattava di “un percorso mai eseguito prima nel nostro Paese”.

Tutto il mondo della musica si era mobilitato a sostegno dei colleghi del Teatro della Capitale ed oggi la speranza di una soluzione sembra concretizzarsi.

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Manifestazione nazionale in difesa della fondazioni lirico-sinfoniche, a Roma a piazza Santi Apostoli, con i lavoratori che protestano contro lo smantellamento delsistema di produzione culturale italiano, per il rispetto della legalità nelle strutture e la revoca della procedura dei licenziamenti all’Opera di Roma. In piazza sono scesi musicisticoristi e tecnici dai teatri di tutta Italia, come La Scala di Milano, il Massimo Bellini di Catania, il Lirico di Cagliari e dell’Opera di Roma: “Non zittite l’arte”, “La cultura è in coma” questi gli slogan dei lavoratori, che hanno protestano, esponendo uno striscione con l’art.9 della Costituzione italiana, anche contro le recenti affermazioni del Ministro della Cultura e Turismo, Dario Franceschini, (secondo il qu

Qui l’Articolo completo

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/11/10/fondazioni-liriche-lavoratori-in-piazza-a-roma-franceschini-ignorante-se-ne-vada/310332/

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Che qualcosa sarebbe cambiato si è capito all’arrivo del sovrintendente Carlo Fuortes al Teatro dell’Opera di Roma. “Partecipa all’incontro?”. “Sì”, risponde.

Non lo faceva dal primo round con i sindacati, dopo la decisione del Cda del ‘Costanzi’ di licenziare orchestra e coro, 180 artisti. E in Cda Fuortes tornerà il 23 novembre per proporre il ritiro degli esuberi, secondo i sindacati, se prima ci sarà un accordo per tagliare i costi del contratto integrativo.

“Oggi è stata confermata nuovamente la disponibilità, a fronte di una proposta che risolva interamente i gravissimi problemi economici e organizzativi del Teatro – scrive più cautamente l’azienda -, a sottoscrivere un accordo che possa evitare il licenziamento collettivo di Orchestra e Coro. Le sigle sindacali hanno accennato ad alcune aperture fino ad oggi mai prospettate, ma ancora non è stata presentata una proposta organica unitaria”.

A un mese dalla mossa traumatica della Fondazione sembra comunque una svolta in una vertenza di cui ha parlato il mondo. Con prese di posizione anche internazionali contro Fuortes, appoggiato dal ministro della Cultura Dario Franceschini e dal sindaco di Roma Ignazio Marino, presidente del Cda. I sindacati – sette sigle in passato in conflitto – hanno chiesto compatte come condizione della trattativa il ritiro dei licenziamenti e la rinuncia a ‘esternalizzare’ orchestra e coro. Offrendo in cambio di parlare di costi – per il Cda il risparmio con l’esternalizzazione è 3,4 milioni -, e di maggiore produttività, ossia più spettacoli.

continua a leggere l’articolo qui  http://www.huffingtonpost.it/

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Si apre uno spiraglio nella trattativa tra sindacati e vertici del Teatro dell’Opera di Roma, nell’ambito della procedura di licenziamento di 182 lavoratori dell’Orchestra e del Coro della Fondazione avviata dal sovrintendente Carlo Fuortes e dal presidente e sindaco di Roma, Ignazio Marino. Domani a mezzogiorno è previsto nella sala gialla del Costanzi il quinto incontro tra le parti, che hanno tempo fino al 20 novembre prossimo per trovare un accordo, altrimenti la trattativa passa sul tavolo della Regione Lazio, come previsto dalla legge 223 del ’91. A quanto apprende l’Adnkronos, l’incontro di domani potrebbe dare il via a una mediazione: per i vertici della Fondazione, infatti, l’esternalizzazione di Coro e Orchestra non sarebbe un diktat, a fronte ovviamente di una proposta interessante da parte dei sindacati.

continua a leggere qui  http://www.adnkronos.com/

 

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I sindacati sarebbero pronti a una moratoria degli scioperi. La volontà è emersa oggi, dopo il quarto incontro con il Cda della Fondazione del Teatro dell’Opera sui licenziamenti collettivi degli orchestrali e dei musicisti del Costanzi. Ci sarebbe, fanno sapere i sindacati, la “volontà di aprire un confronto sull’aumento di produttività, sull’ottimizzazione del lavoro e sulla razionalizzazione delle spese nell’ambito degli strumenti previsti dalla legge Bray”.
I sindacati unitari riferiscono che la direzione del Teatro non ha ritirato la procedura di licenziamento e affermano di essere “disponibili, a fronte di un eventuale accordo condiviso, a mettere per iscritto all’interno dell’accordo, l’impegno a non scioperare”, cosa che “produrrebbe un immediato ritorno di immagine e quindi di valore economico per il Teatro”.
Secondo alcune fonti ciò potrebbe portare a una moratoria sulle azioni sindacali, scioperi in primis, almeno per la durata del piano industriale, fino al 2016. Secondo altre fonti, invece, questo passaggio non andrebbe troppo enfatizzato e si tratterebbe di normale galateo sindacale.
Il comunicato delle organizzazioni sindacali prosegue così: “Ribadiscono di essere pronte ad affrontare nell’ambito degli strumenti della legge Bray previsti una nuova organizzazione del lavoro che produca razionalizzazioni e risparmi di valenza generale, al fine di risolvere i problemi di bilancio evidenziati”.

In sostanza, spiega una fonte sindacale, l’azienda ritiri i licenziamenti e poi si potrà discutere di gestione del Teatro, produttività (numero degli spettacoli) e contratto di secondo livello, cioè integrativo.

“E’ ingiustificabile l’assenza del sovrintendente Fuortes – ha detto Alberto Manzini della Slc-Cgil – a una trattativa su licenziamenti voluti da lui, una vertenza unica in Italia e forse nel mondo. Non può pensare di venire solo per l’eventuale conclusione”. L’Opera era rappresentata dal direttore del personale Stefano Bottaro, come sempre tranne in occasione del primo incontro al quale partecipò Carlo Fuortes. La discussione è stata aggiornata a giovedì prossimo.

Intanto, Daniel Barenboim, che fino alla fine dell’anno è il direttore musicale della Scala di Milano, giudica “inammissibili” i licenziamenti collettivi al teatro dell’Opera. “Sono decisioni catastrofiche che dimostrano la mancanza di cultura di chi le prende” attacca Barenboim.  Ammette che forse ci sono stati “abusi” dei musicisti “ma quando ci sono difficoltà, chi ha potere ha la responsabilità di entrare in dialogo” certo non licenziare in tronco.

FONTE: http://m.repubblica.it/

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Salvatore Nastasi, ex capo di gabinetto di diversi ministri dei Beni Culturali, potentissimo direttore generale dello Spettacolo dal vivo. Tecnicamente si tratta di una direzione del ministero, di fatto è il vero centro decisionale della cultura pubblica italiana: teatri, cinema, enti lirici, musica. Alla Direzione Spettacolo dal Vivo, cioè a Nastasi, compete la gestione finanziaria dei contributi allo spettacolo, il cosiddetto Fus, il Fondo unico per lo spettacolo che nel 2013 è stato pari a 389,8 milioni di euro.

Chi governa il Fus governa i fondi per la cultura in Italia, un potere enorme. La Direzione Spettacolo dal Vivo ha competenze anche sulla Biennale di Venezia, su biblioteche e istituti culturali, e sulla Siae, e poi “svolge verifiche amministrative e contabili, ispezioni e controlli sugli enti sottoposti a vigilanza e sui soggetti beneficiari di contributi da parte del Ministero”.

In questo video, da guardare fino alla fine, si può capire la “grande considerazione” che Nastasi riserva al problema delle fondazioni Lirico-sinfoniche

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“Desidero esprimere pubblicamente la mia più ferma indignazione per quello che sta avvenendo in queste ore all’Opera di Roma”. Lo scrive Ennio Morricone in una lettera di solidarietà e sostegno firmata con Luigi Lanzillotta, direttore dell’Orchestra Roma Sinfonietta. “Il licenziamento di una realtà artistica e musicale con un secolo di vita – aggiunge – è un atto gravissimo, irreparabile, una ferita portata non solo alla Musica e alla cultura tutta, anche ai valori fondanti del nostro vivere civile”.

“Brucia ancora la sciagurata chiusura delle Orchestre e cori Rai di Roma, Milano e Napoli: fermiamoci e non annunciamo con le chiusura anche dell’Opera di Roma un altro triste capitolo per la Cultura e convivenza civile in Italia” aggiunge il Maestro, secondo cui la decisione è ancora più grave perché, nel momento di una grave crisi economica come quella che stiamo vivendo, valori come questi “dovrebbero essere salvaguardati a tutela di un patrimonio che tutto il mondo ci invidia”.

continu a leggere l’articolo qui: ANSA

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I lavoratori delle  Fondazioni liriche e sinfoniche nazionali si incontreranno il 10 novembre a Roma per una manifestazione  in solidarietà con i 182 membri dell’orchestra e del coro dell’Opera di Roma – licenziati da gennaio 2015 – e per la tutela del settore. E’ quanto si apprende da fonti sindacali.
La manifestazione, preannunciata nelle scorse settimane all’inizio della mobilitazione nazionale a sostegno degli artisti dell’Opera, dovrebbe svolgersi in piazza Santi Apostoli, nel centro storico di Roma.

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Si stima che i sovrintendenti dei teatri italiani percepiscano circa 250.000 euro/anno mentre lo stipendio percepito da un professore d’orchestra può variare dai 1.800 ai 2.200 euro/mese a seconda dell’anzianità (nelle maggiori orchestre Europee i colleghi vedono 5.000 euro oltre a indennità varie). Il compenso dei professori d’orchestra da cosa è composto? Anche davariabili che arrivano da lontano e che nessuno considera: ad esempio dalle 3, 4, 5, 6 ore al giorno di studio dello strumento che fin dalle elementari i bambini devono sommare allo studio delle materie scolastiche e magari anche allo sport. Ma l’italiano medio (così amante dei reality show dove si cantano canzonette o si rimane rinchiusi per mesi a sollazzarsi) che questa vita da musicista non la vive né come genitore né come studente di musica, non arriva a capire questi sacrifici.

Il bambino che studia seriamente la musica rimane isolato: mentre gli amici sono al parco lui studia incessantemente lo strumento; crescendo, il gruppo di persone con cui instaura rapporti sociali è quasi unicamente composto dai colleghi orchestrali. Non a caso gran parte di queste persone sono sposate con musicisti.
Lo stipendio del musicista è composto anche dai segni fisici dolorosi che rimangono: labbra spaccatecervicale a 16 anni, dita tagliatedalle corde, patologie come il reflusso gastroesofageo. L’indennità pernon aver giocato nell’infanzia e per amici e fidanzate non godutechi la dà a queste persone?

Parliamo delle indennità:

  • Indennità strumento e Apporto Bene Strumentale: € 6 lordi al giorno
  • Indennità spettacoli all’aperto€ 500 euro lordi per i mesi di giugno e luglio.

Per capire perché vengano corrisposte facciamo un semplice paragone.

Gli strumenti musicali dei professori costano in media 35.000 euro l’uno come…

continua a leggere qui Blasting.News

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Foto di Claudio Gasperoni

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In una piazza gremita di pubblico nel cuore della città di Cagliari, il coro l’orchestra e i solisti del Teatro Lirico hanno eseguito il Requiem di Mozart diretto dal maestro Donato Renzetti, come segno di solidarietà verso i colleghi del Teatro dell’Opera di Roma recentemente licenziati. A salutare e ringraziare i colleghi per la solidarietà c’era un violinista del Teatro dell’Opera di Roma, Paolo Coluzzi.

«Sulla cultura ci si accanisce – ha detto il direttore Renzetti, parlando con il pubblico poco prima dello spettacolo”.

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E’ giunta oggi in questo blog una lettera di solidarietà a favore del Coro e dell’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma da parte del direttore di dell’Associazione musicale Il Coro della STI Collegio Global City di Makati (Filippine) formato da studenti universitari.

 

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 L’ORCHESTRA ED IL CORO DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA CAPITALE DESIDERANO ESPRIMERE PUBBLICAMENTE IL PIU’ SENTITO RINGRAZIAMENTO AI COLLEGHI DI TUTTE LE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE, AI CONSERVATORI E ALLE ISTITUZIONI MUSICALI ITALIANE, AI NUMEROSI FRA I PIU’ IMPORTANTI TEATRI ESTERI , AGLI ESIMI ESPONENTI DEL MONDO MUSICALE, ARTISTICO, CULTURALE E POLITICO , CHE CI HANNO ESPRESSAMENTE DIMOSTRATO SENSIBILE VICINANZA E SOSTEGNO IN QUESTO DRAMMATICO MOMENTO CHE STIAMO VIVENDO INSIEME ALLE NOSTRE FAMIGLIE.

APPREZZIAMO FORTEMENTE LA SENTITA REAZIONE E IL COLLETTIVO SGOMENTO CHE LA NOTIZIA DELL’AVVIO DELLA PROCEDURA DEL NOSTRO LICENZIAMENTO HA DETERMINATO, PROCEDURA CHE MORTIFICA LE NOSTRE PROFESSIONALITA’ E PRODUCE UNA PROFONDA FERITA ALL’IMMAGINE DELLA CULTURA MUSICALE ITALIANA.

ROMA 18/10/2014

 I PROFESSORI D’ORCHESTRA E GLI ARTISTI DEL CORO

DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA CAPITALE

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Uno dei più grandi violinisti al mondo, appena rientrato da una tournée in Cina, Salvatore Accardo,  accetta di parlare col Velino del licenziamento dei musicisti del teatro dell’Opera di Roma e dello stato più complessivo della musica in Italia. La sua amarezza è palpabile, la sua rabbia altrettanto forte. Invia attraverso la nostra agenzia un caloroso messaggio di solidarietà ai musicisti licenziati, e spera che le istituzioni più alte intervengano per dare una soluzione diversa a questa vicenda.

Maestro Accardo, ha ricevuto la notizia del licenziamento dei musicisti dell’Opera di Roma mentre era in tournee all’estero. Qual è la sua opinione sulla vicenda e soprattutto come è stata letta all’estero?

Credo che quanto è accaduto a Roma, col licenziamento di 182 musicisti nel teatro più prestigioso della nostra capitale, sia una cosa ignobile, non solo per la decisione scellerata di azzerare un’orchestra, ma anche perché ho sentito delle vere e proprie falsità per giustificare un atto indecente. Hanno fatto credere all’opinione pubblica che i soli responsabili di anni di cattiva gestione e dei buchi nel bilancio siano i musicisti dell’orchestra stabile. Pazzesco. Gli sprechi, in quel teatro, sono altrove, basta cercarli. Hanno fatto credere che i musicisti non lavorano e guadagnano molto. Altra falsità, e vi spiego perché. Le cosiddette indennità dei musicisti, sulle quali si è levata una specie di scandalo nazionale, vanno invece riportate nel loro esatto contesto. Si tratta di voci decisive nel ‘salario’ di un musicista di un’orchestra stabile come quella di Roma, perché permette di elevarlo a cifre più ‘normali’, e parliamo di 2.400 euro per le prime parti, ovvero per i primi violini, primo violoncello, ecc. Per i musicisti di fila, arrivare a 1.500 euro è una specie di miracolo. Ho letto che si è sollevata una sorta di scandalo sulla cosiddetta ‘indennità di umidità’. Quanta malafede e quanta ignoranza vedo in questa crociata. Forse pochi sanno che i musicisti usano strumenti di loro proprietà. Strumenti carissimi e sensibili, soprattutto al clima esterno. La delicatezza degli strumenti, di quelli a corda come di quelli a fiato, è tale che ogni sbalzo della temperatura può rovinarli, usurarli, definitivamente. Ecco spiegata la ‘indennità di umidità’. Non è un privilegio o un regalo, ma il giusto indennizzo per chi su quello strumento ha investito, in denaro e in legame affettivo”.

Nella conferenza stampa in cui è stata annunciata la decisione del licenziamento e il ricorso a soggetti esterni per l’allestimento dell’orchestra, si è detto che altrove, nel mondo, si “esternalizza”. È davvero così?

“Intanto, all’estero sono orripilati, e lo sottolineo, orripilati, dalla vicenda dell’Opera di Roma. I dirigenti dell’Opera di Roma hanno detto che queste procedure di ‘esternalizzazione’ le fanno ovunque? Ma queste cose non sono vere. In Germania, in Svizzera, in Francia, negli Stati Uniti a nessuno viene in mente di licenziare l’orchestra e di affidarsi a orchestre estemporanee. Loro vogliono la qualità, e sanno bene che la qualità ce l’hai solo…. leggi tutto l’articolo su www.ilvelino.it

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