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Otto fondazioni liriche su quattordici rischiano di essere declassate a teatri di tradizione, e tra queste c’è il Teatro dell’Opera di Roma”. Lo afferma Massimo Cestaro, segretario generale della Slc Cgil, in un’intervista all’Adnkronos nella quale dipinge un quadro ancora più cupo: “Nei corridoi del Mibact - afferma - da tempo si parla addirittura di lasciare solo due eccellenze, la Scala e l’Accademia di Santa Cecilia, trasformando tutte le atre in realtà territoriali. Si tratterebbe di una perdita gravissima per la grande tradizione produttiva delle fondazioni, e non si può dire che siccome ci sono pochi soldi, 14 teatri sono troppi. E’ una visione impiegatizia di un settore che ha certamente dei vizi, ma anche virtù che non si possono cancellare”.

Cestaro attribuisce questa situazione al “guazzabuglio legislativo che sulle fondazioni lirico sinfoniche ci hanno lasciato gli ultimi governi. Non è neppure chiara la loro natura giuridica. Le fondazioni sono l’unico caso di cancellazione per legge del contratto collettivo di lavoro a favore di una contrattazione aziendale. Per questo – sottolinea il sindacalista - chiediamo al governo una legge di riordino di tutto lo spettacolo dal vivo, e invece arrivano solo i tagli”.

Il segretario generale della Slc Cgil fa riferimento a una lettera “sottoscritta da tutte le sigle sindacali e dall’Anfols, inviata più di un mese fa al ministro Franceschini con la quale gli abbiamo chiesto un incontro, ma non abbiamo ancora avuto risposte. Capisco che Franceschini incontra chi vuole, ma la fase di ascolto di sovrintendenti e rappresentati sindacali dovrebbe essere primaria per un ministro. Il suo predecessore Massimo Bray aveva la gentilezza di ascoltare tutti”.

Per Cestaro serve un ripensamento anche sul ruolo delle Fondazioni “che sono un volano per l’economia dei territori in cui si trovano e non una spesaL’idea che 14 siano troppe è una sciocchezza - sottolinea – che nasce solo dal dimezzamento del Fus (Fondo unico per lo spettacolo, ndr) di questi ultimi anni. Si deve capire che lo spettacolo dal vivo si regge se c’è un contributo pubblico. In questo senso, nel corso dell’incontro che abbiamo avuto ieri con l’Anfols, si è parlato di produrre una documentazione dettagliata che metta a confronto i teatri italiani, quanto a contributi e produzione, con quelli europei”.

Inoltre, aggiunge il sindacalista, “va compreso che le fondazioni sono centri di produzione e non scatoloni vuoti da riempire, come li intende Fuortes (Carlo Fuortes, il sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma, ndr), che fa confusione con l’Auditorium Parco della Musica che ha gestito in questi anni con una programmazione encomiabile. Ma le Fondazioni liriche sono un’altra cosa. Del resto – sottolinea Cestaro – la relazione della Corte dei conti ha evidenziato che la sua gestione commissariale del Petruzzelli di Bari si è rivelata fallimentare. Io non so se al Petruzzelli si potesse fare diversamente, ma i dati dei magistrati contabili dicono questo. E ancora prima di questi dati – rimarca – abbiamo visto quale fosse la sua idea per risolvere i problemi dell’Opera di Roma: licenziare le masse artistiche. Un’idea sconsiderata, mai vista prima e probabilmente illegittima”.

Cestaro ricorda infine che il 28 e il 29 ci sarà un appuntamento elettorale per tutti i lavoratori: “Potranno scegliere i loro rappresentanti sindacali unitari all’interno dei luoghi di lavoro. Noi siamo per una forma di rappresentanza unitaria e non per un sindacato unico, come lo vorrebbe Renzi. E’ importante quindi – conclude il segretario generale della Slc Cgil – che anche i lavoratori del Teatro dell’Opera possano scegliere le loro rappresentanze sindacali unitarie”.

FONTE: http://www.adnkronos.com/

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Le valutazioni stupiscono: il Regio di Torino 11esimo su 14, Venezia penultima. Il punteggio incide sulla suddivisione dei fondi statali e vale milioni di euro

 di SANDRO CAPPELLETTO
ROMA
 Davvero è possibile che ci sia un divario così estremo tra la qualità degli spettacoli allestiti dai nostri teatri? Che alla Scala venga riconosciuto il massimo del punteggio previsto – 150 – e alla Fenice di Venezia, giudicato dalla critica il migliore in Italia per varietà e originalità di programmazione, solo 10, secondo punteggio più basso? Che la Scala giochi in Champions, mentre il Regio di Torino – 18 punti – annaspa tra i dilettanti, nonostante sia ai primi posti per numero di rappresentazioni, di abbonati e di capacità di riempire la sala? E bastano due opere dirette da Muti per far ottenere all’Opera di Roma la lusinghiera valutazione di 136, mentre, sempre a Roma, all’Orchestra di Santa Cecilia, con una stagione sempre dignitosa, spesso eccellente, ne vengono riconosciuti 40?

 Fossero solo numeri: il problema è che a questi punteggi corrispondono milioni di euro erogati dal Ministero dei Beni e delle attività culturali in base proprio alla «qualità». È uno scippo, protestano i teatri …qui l’articolo completo     http://www.lastampa. 

 

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“La Fondazione Teatro dell’Opera di Roma comunica che il consiglio di amministrazione, riunitosi oggi, ha approvato l’ipotesi di accordo firmato dalle sette sigle sindacali il 17 novembre scorso, ed ha quindi dato mandato al sovrintendente Carlo Fuortes di revocare la procedura, ex legge 223/91, subordinatamente all’esito positivo della votazione dell’assemblea dei lavoratori del teatro, che si terrà domani 25 novembre. E’ quanto comunicano, in una nota congiunta, la fondazione del teatro dell’Opera di Roma e dopo la conclusione del cda, presieduto dal sindaco di Roma Ignazio Marino che si è svolto in Campidoglio.

Nella nota si legge ancora: “Nel corso del cda è stato approvato il nuovo statuto della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma Capitale, che entrerà in vigore il 1 gennaio 2015, secondo i dettami della legge 112 del 2013″.

Articolo pubblicato il: 24/11/2014

FONTE:  http://www.adnkronos.com/

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TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

Questa notte alle 00.50 è stata firmata da tutte le sigle sindacali e la direzione, una “ipotesi di accordo” che una volta approvata dai lavoratori e dal CdA porterà al RITIRO DEI LICENZIAMENTI di coro e orchestra.

Come si ricorderà il 2 ottobre scorso Orchestra e coro del Teatro dell’Opera di Roma erano stati tutti licenziati dopo mesi di agonia e di dissidi interni sul piano di rientro e dopo gli scioperi e la traumatica uscita di scena del maestro Riccardo Muti. Questa era la decisione presa dal Cda dell’Opera di Roma per far “rinascere” il teatro. “Una scelta molto dura e sofferta“, per dirla con le parole del sovrintendente Carlo Fuortes che però teneva a precisare che l’alternativa era la chiusura. Il sindaco di Roma Ignazio Marino spiegava che si trattava di “un percorso mai eseguito prima nel nostro Paese”.

Tutto il mondo della musica si era mobilitato a sostegno dei colleghi del Teatro della Capitale ed oggi la speranza di una soluzione sembra concretizzarsi.

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Che qualcosa sarebbe cambiato si è capito all’arrivo del sovrintendente Carlo Fuortes al Teatro dell’Opera di Roma. “Partecipa all’incontro?”. “Sì”, risponde.

Non lo faceva dal primo round con i sindacati, dopo la decisione del Cda del ‘Costanzi’ di licenziare orchestra e coro, 180 artisti. E in Cda Fuortes tornerà il 23 novembre per proporre il ritiro degli esuberi, secondo i sindacati, se prima ci sarà un accordo per tagliare i costi del contratto integrativo.

“Oggi è stata confermata nuovamente la disponibilità, a fronte di una proposta che risolva interamente i gravissimi problemi economici e organizzativi del Teatro – scrive più cautamente l’azienda -, a sottoscrivere un accordo che possa evitare il licenziamento collettivo di Orchestra e Coro. Le sigle sindacali hanno accennato ad alcune aperture fino ad oggi mai prospettate, ma ancora non è stata presentata una proposta organica unitaria”.

A un mese dalla mossa traumatica della Fondazione sembra comunque una svolta in una vertenza di cui ha parlato il mondo. Con prese di posizione anche internazionali contro Fuortes, appoggiato dal ministro della Cultura Dario Franceschini e dal sindaco di Roma Ignazio Marino, presidente del Cda. I sindacati – sette sigle in passato in conflitto – hanno chiesto compatte come condizione della trattativa il ritiro dei licenziamenti e la rinuncia a ‘esternalizzare’ orchestra e coro. Offrendo in cambio di parlare di costi – per il Cda il risparmio con l’esternalizzazione è 3,4 milioni -, e di maggiore produttività, ossia più spettacoli.

continua a leggere l’articolo qui  http://www.huffingtonpost.it/

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Si apre uno spiraglio nella trattativa tra sindacati e vertici del Teatro dell’Opera di Roma, nell’ambito della procedura di licenziamento di 182 lavoratori dell’Orchestra e del Coro della Fondazione avviata dal sovrintendente Carlo Fuortes e dal presidente e sindaco di Roma, Ignazio Marino. Domani a mezzogiorno è previsto nella sala gialla del Costanzi il quinto incontro tra le parti, che hanno tempo fino al 20 novembre prossimo per trovare un accordo, altrimenti la trattativa passa sul tavolo della Regione Lazio, come previsto dalla legge 223 del ’91. A quanto apprende l’Adnkronos, l’incontro di domani potrebbe dare il via a una mediazione: per i vertici della Fondazione, infatti, l’esternalizzazione di Coro e Orchestra non sarebbe un diktat, a fronte ovviamente di una proposta interessante da parte dei sindacati.

continua a leggere qui  http://www.adnkronos.com/

 

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I sindacati sarebbero pronti a una moratoria degli scioperi. La volontà è emersa oggi, dopo il quarto incontro con il Cda della Fondazione del Teatro dell’Opera sui licenziamenti collettivi degli orchestrali e dei musicisti del Costanzi. Ci sarebbe, fanno sapere i sindacati, la “volontà di aprire un confronto sull’aumento di produttività, sull’ottimizzazione del lavoro e sulla razionalizzazione delle spese nell’ambito degli strumenti previsti dalla legge Bray”.
I sindacati unitari riferiscono che la direzione del Teatro non ha ritirato la procedura di licenziamento e affermano di essere “disponibili, a fronte di un eventuale accordo condiviso, a mettere per iscritto all’interno dell’accordo, l’impegno a non scioperare”, cosa che “produrrebbe un immediato ritorno di immagine e quindi di valore economico per il Teatro”.
Secondo alcune fonti ciò potrebbe portare a una moratoria sulle azioni sindacali, scioperi in primis, almeno per la durata del piano industriale, fino al 2016. Secondo altre fonti, invece, questo passaggio non andrebbe troppo enfatizzato e si tratterebbe di normale galateo sindacale.
Il comunicato delle organizzazioni sindacali prosegue così: “Ribadiscono di essere pronte ad affrontare nell’ambito degli strumenti della legge Bray previsti una nuova organizzazione del lavoro che produca razionalizzazioni e risparmi di valenza generale, al fine di risolvere i problemi di bilancio evidenziati”.

In sostanza, spiega una fonte sindacale, l’azienda ritiri i licenziamenti e poi si potrà discutere di gestione del Teatro, produttività (numero degli spettacoli) e contratto di secondo livello, cioè integrativo.

“E’ ingiustificabile l’assenza del sovrintendente Fuortes – ha detto Alberto Manzini della Slc-Cgil – a una trattativa su licenziamenti voluti da lui, una vertenza unica in Italia e forse nel mondo. Non può pensare di venire solo per l’eventuale conclusione”. L’Opera era rappresentata dal direttore del personale Stefano Bottaro, come sempre tranne in occasione del primo incontro al quale partecipò Carlo Fuortes. La discussione è stata aggiornata a giovedì prossimo.

Intanto, Daniel Barenboim, che fino alla fine dell’anno è il direttore musicale della Scala di Milano, giudica “inammissibili” i licenziamenti collettivi al teatro dell’Opera. “Sono decisioni catastrofiche che dimostrano la mancanza di cultura di chi le prende” attacca Barenboim.  Ammette che forse ci sono stati “abusi” dei musicisti “ma quando ci sono difficoltà, chi ha potere ha la responsabilità di entrare in dialogo” certo non licenziare in tronco.

FONTE: http://m.repubblica.it/

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Salvatore Nastasi, ex capo di gabinetto di diversi ministri dei Beni Culturali, potentissimo direttore generale dello Spettacolo dal vivo. Tecnicamente si tratta di una direzione del ministero, di fatto è il vero centro decisionale della cultura pubblica italiana: teatri, cinema, enti lirici, musica. Alla Direzione Spettacolo dal Vivo, cioè a Nastasi, compete la gestione finanziaria dei contributi allo spettacolo, il cosiddetto Fus, il Fondo unico per lo spettacolo che nel 2013 è stato pari a 389,8 milioni di euro.

Chi governa il Fus governa i fondi per la cultura in Italia, un potere enorme. La Direzione Spettacolo dal Vivo ha competenze anche sulla Biennale di Venezia, su biblioteche e istituti culturali, e sulla Siae, e poi “svolge verifiche amministrative e contabili, ispezioni e controlli sugli enti sottoposti a vigilanza e sui soggetti beneficiari di contributi da parte del Ministero”.

In questo video, da guardare fino alla fine, si può capire la “grande considerazione” che Nastasi riserva al problema delle fondazioni Lirico-sinfoniche

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“Desidero esprimere pubblicamente la mia più ferma indignazione per quello che sta avvenendo in queste ore all’Opera di Roma”. Lo scrive Ennio Morricone in una lettera di solidarietà e sostegno firmata con Luigi Lanzillotta, direttore dell’Orchestra Roma Sinfonietta. “Il licenziamento di una realtà artistica e musicale con un secolo di vita – aggiunge – è un atto gravissimo, irreparabile, una ferita portata non solo alla Musica e alla cultura tutta, anche ai valori fondanti del nostro vivere civile”.

“Brucia ancora la sciagurata chiusura delle Orchestre e cori Rai di Roma, Milano e Napoli: fermiamoci e non annunciamo con le chiusura anche dell’Opera di Roma un altro triste capitolo per la Cultura e convivenza civile in Italia” aggiunge il Maestro, secondo cui la decisione è ancora più grave perché, nel momento di una grave crisi economica come quella che stiamo vivendo, valori come questi “dovrebbero essere salvaguardati a tutela di un patrimonio che tutto il mondo ci invidia”.

continu a leggere l’articolo qui: ANSA

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I lavoratori delle  Fondazioni liriche e sinfoniche nazionali si incontreranno il 10 novembre a Roma per una manifestazione  in solidarietà con i 182 membri dell’orchestra e del coro dell’Opera di Roma – licenziati da gennaio 2015 – e per la tutela del settore. E’ quanto si apprende da fonti sindacali.
La manifestazione, preannunciata nelle scorse settimane all’inizio della mobilitazione nazionale a sostegno degli artisti dell’Opera, dovrebbe svolgersi in piazza Santi Apostoli, nel centro storico di Roma.

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Si stima che i sovrintendenti dei teatri italiani percepiscano circa 250.000 euro/anno mentre lo stipendio percepito da un professore d’orchestra può variare dai 1.800 ai 2.200 euro/mese a seconda dell’anzianità (nelle maggiori orchestre Europee i colleghi vedono 5.000 euro oltre a indennità varie). Il compenso dei professori d’orchestra da cosa è composto? Anche davariabili che arrivano da lontano e che nessuno considera: ad esempio dalle 3, 4, 5, 6 ore al giorno di studio dello strumento che fin dalle elementari i bambini devono sommare allo studio delle materie scolastiche e magari anche allo sport. Ma l’italiano medio (così amante dei reality show dove si cantano canzonette o si rimane rinchiusi per mesi a sollazzarsi) che questa vita da musicista non la vive né come genitore né come studente di musica, non arriva a capire questi sacrifici.

Il bambino che studia seriamente la musica rimane isolato: mentre gli amici sono al parco lui studia incessantemente lo strumento; crescendo, il gruppo di persone con cui instaura rapporti sociali è quasi unicamente composto dai colleghi orchestrali. Non a caso gran parte di queste persone sono sposate con musicisti.
Lo stipendio del musicista è composto anche dai segni fisici dolorosi che rimangono: labbra spaccatecervicale a 16 anni, dita tagliatedalle corde, patologie come il reflusso gastroesofageo. L’indennità pernon aver giocato nell’infanzia e per amici e fidanzate non godutechi la dà a queste persone?

Parliamo delle indennità:

  • Indennità strumento e Apporto Bene Strumentale: € 6 lordi al giorno
  • Indennità spettacoli all’aperto€ 500 euro lordi per i mesi di giugno e luglio.

Per capire perché vengano corrisposte facciamo un semplice paragone.

Gli strumenti musicali dei professori costano in media 35.000 euro l’uno come…

continua a leggere qui Blasting.News

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In una piazza gremita di pubblico nel cuore della città di Cagliari, il coro l’orchestra e i solisti del Teatro Lirico hanno eseguito il Requiem di Mozart diretto dal maestro Donato Renzetti, come segno di solidarietà verso i colleghi del Teatro dell’Opera di Roma recentemente licenziati. A salutare e ringraziare i colleghi per la solidarietà c’era un violinista del Teatro dell’Opera di Roma, Paolo Coluzzi.

«Sulla cultura ci si accanisce – ha detto il direttore Renzetti, parlando con il pubblico poco prima dello spettacolo”.

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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01323

Atto n. 3-01323 (in Commissione)

Pubblicato il 21 ottobre 2014, nella seduta n. 334

MONTEVECCHI , CAPPELLETTI , NUGNES , MORONESE , SIMEONI , SCIBONA , BUCCARELLA , LUCIDI , SERRA , BLUNDO , GIROTTO , CATALFO , PAGLINI , AIROLA , DONNO – Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:

in data 6 ottobre 2014 sul sito dell’Ansa si legge che lo stato di agitazione dei lavoratori degli enti lirici italiani è stato proclamato dal coordinamento dei 4 principali sindacati a Roma. Secondo quanto si apprende le organizzazioni sindacali Slc Cgil (Sindacato lavoratori comunicazione), Fistel Cisl (Federazione informazione spettacolo e telecomunicazioni), Uilcom Uil (Unione italiana lavoratori comunicazione) e Fials Cisal (Federazione italiana autonoma lavoratori dello Spettacolo) chiederanno le dimissioni del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini se non sarà in grado di dare risposte dopo il preannunciato licenziamento di orchestra e coro del teatro dell’Opera di Roma;

le dimissioni del maestro Riccardo Muti non hanno facilitato la distensione delle trattative, tanto che i sindacati intendono organizzare una manifestazione nazionale a Roma. Si apprende inoltre che nella giornata del 6 ottobre, giovani musicisti in cerca di un lavoro stabile hanno suonato il “Va pensiero” nel piazzale antistante al teatro in appoggio agli orchestrali e ai coristi dell’Opera di Roma licenziati in blocco;

durante il sit in è comparso il sovrintendente dell’Opera Carlo Fuortes che è stato fischiato quando si è allontanato in auto. La disperazione ed il senso di sdegno sono stati alimentati dalla comunicazione ai sindacati della procedura di licenziamento per i 180 orchestrali e coristi dell’Opera di Roma, che il consiglio di amministrazione della fondazione una settimana fa ha deciso di licenziare in blocco. La lettera avvia un periodo di 75 giorni per discutere i licenziamenti;

innanzi al teatro si sono riuniti ragazzi e professionisti che studiano musica e divulgano il buon gusto italiano nel mondo: a parere degli interroganti, tutti gli annunci del Governo relativi all’importanza di dare spazio ai giovani appaiono in tutta la loro fragilità e finalità propagandistica;

il ministro Franceschini ha più volte dichiarato che vuole aprire l’Opera ai giovani e questa decisione non sembrerebbe il primo passo per il raggiungimento dello scopo; appare infatti impensabile che una fondazione storica come il teatro dell’Opera di Roma possa definitivamente calare il sipario e non concedere bis sul grande palcoscenico dell’opera lirica mondiale;

in ragione delle dichiarazioni del Ministro dovrebbero essere indetti dei concorsi pubblici per consentire ai giovani di entrare “in scena”, ma a giudizio degli interroganti anche queste rischiano di diventare le solite dichiarazioni da campagna elettorale;

considerato che:

la prestazione professionale di un artista è una prestazione personalissima, cioè non può essere paragonata all’esecuzione, della medesima opera, di un altro artista, ma anche questo sembra non essere riconosciuto ai musicisti che a quanto pare potranno, se lo vorranno, associarsi in cooperative esterne e concedere le prestazioni a chiamata, in altre parole un’orchestra di mercenari, senza identità, senza cioè quell’affiatamento necessario che trasforma ciascun singolo suono in armonia;

inoltre anche il sovrintendente della Staatsoper di Vienna, Meyer, grande amico del maestro Muti, dichiara che un teatro lirico importante deve avere un’orchestra “in casa” altrimenti non è possibile mantenere il livello qualitativo necessario;

come è noto infatti, nella maggior parte dei teatri d’opera europei, le orchestre sono stabili, e lo stesso maestro Muti ha sempre sostenuto che per mantenere un livello di eccellenza adeguato la stabilità dell’orchestra rappresenta un presupposto irrinunciabile;

considerato inoltre che:

nella comunicazione ex artt. 4, 5 e 24 della legge n. 223 del 1991 per la riduzione del personale, datata 6 ottobre 2014, lo stesso sovrintendente Carlo Fuortes, nel punto relativo all’”Inquadramento generale”, rappresenta che il teatro dell’Opera di Roma capitale “nel solo 2013 ha fatto registrare un deficit di 2,9 Milioni di Euro ed un indebitamento consolidato pari a circa 30 Milioni di Euro” e che, in considerazione di ciò, ai sensi dell’art. 11 del decreto-legge n. 91 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 112 del 2013, è stato presentato un piano di risanamento, per il triennio 2014-2016 al commissario straordinario del Governo, soggetto deputato alla ricezione dei piani di risanamento;

il piano di risanamento appariva molto ambizioso perché, già dal primo esercizio 2014, prevedeva il pareggio di bilancio ed il riequilibrio finanziario ed in particolare nel medesimo piano, tra le altre voci, si prevedeva “la riduzione e la razionalizzazione della pianta organica, senza ricorso a licenziamenti, né a mobilità verso Ales, ma solo mediante pensionamenti”;

il teatro dell’Opera di Roma, sulla scorta delle strategie e dei dati previsionali presentati, ai sensi della medesima legge n. 112 del 2013, ha chiesto un finanziamento pari a 25 milioni di euro per il quale è stato ottenuto un anticipo di 5 milioni di euro;

tutto questo avveniva prima dell’inizio della stagione degli scioperi, messa in risalto dai media. Gli artisti sono stati accusati di produrre poco, quando invece gli scioperi proclamati denunciavano una situazione fattuale, per la difesa di un organico di gran lunga inferiore rispetto alle altre orchestre europee. È ben chiara, a parere degli interroganti, la pretestuosa campagna diffamatoria operata dai mass media, in danno esclusivo degli orchestrali, che invece hanno solo rivendicato un loro diritto;

lo stesso Ministro pro tempore Bray avrebbe dichiarato che i 30 milioni di debiti li ha causati chi ha gestito il teatro dell’Opera, per cui sarebbe opportuno promuovere un’azione di responsabilità contro costoro invece di licenziare i lavoratori;

considerato infine che:

il sovrintendente Carlo Fuortes ad oggi risulta ricoprire sia l’incarico di sovrintendente del teatro dell’Opera, sia, dal 2003, l’incarico di amministratore delegato della fondazione Musica per Roma che gestisce l’auditorium-Parco della musica di Roma;

a giudizio degli interroganti si può profilare un’ipotesi di conflitto d’interessi in capo al dottor Fuortes il quale non potrà, liberamente e serenamente, dedicare la propria prestazione professionale in totale indipendenza e nell’esclusivo interesse dell’una o dell’altra fondazione, giacché entrambe operano nel settore musicale;

molti musicisti sono pronti a scendere in piazza per difendere i propri diritti, contro il primo atto di un licenziamento collettivo che sta mortificando la qualità della musica lirico sinfonica romana, quasi che tale epocale azione possa in qualche modo diffondersi a macchia d’olio ed investire anche gli altri teatri italiani;

a giudizio degli interroganti i musicisti sono vittime di una cattiva gestione determinata dalle autorità locali e lo stato di precarietà in cui versa la gran parte dei teatri italiani altro non è che il risultato di una scarsa ed inefficiente politica delle amministrazioni che non riguarda l’orchestra e dunque i musicisti; da più parti arrivano gesti di solidarietà ai musicisti, tanto da ipotizzare dei concerti di solidarietà in molte città italiane;

a parere degli interroganti, il settore raffinato della buona musica sta subendo un’inarrestabile débacle, non certo a causa dell’orchestra o delle dimissioni del maestro Muti, quanto piuttosto a causa di un’amministrazione inadeguata, incompetente ed inefficiente, che però resta sempre “dietro le quinte”. Si tratta di una disastrosa regia che ha determinato il fallimento del settore lirico-sinfonico italiano e a causa della quale il teatro dell’Opera di Roma rischia di diventare solo la “prima” di uno spettacolo che nessuno auspica replicare,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza intendano assumere i Ministri in indirizzo al fine di bloccare la procedura di licenziamento collettivo azionata nei confronti dei componenti dell’orchestra del teatro dell’Opera di Roma, atteso che nelle disposizioni urgenti per il risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche ed il rilancio del sistema nazionale musicale di eccellenza si dava atto che la riduzione e la razionalizzazione della pianta organica sarebbe avvenuta senza ricorrere ai licenziamenti e che tale impegno ad oggi risulta disatteso e, pertanto, a parere degli interroganti i licenziamenti collettivi sarebbero strumentali, ritorsivi e contra legem;

quali iniziative di competenza intendano assumere, in ogni caso, al fine di garantire a tutti i musicisti il rispetto delle procedure ed il reimpiego nel breve termine;

se intendano, nei limiti delle proprie attribuzioni, accertare le responsabilità dei rappresentanti della classe dirigente al fine di rimuovere gli ostacoli che hanno impedito una sana e durevole stagione operistica del teatro dell’Opera di Roma e valutare azioni dirette nei confronti dei responsabili, al fine di ristabilire il rapporto di lavoro con gli orchestrali;

se, nell’ambito delle rispettive competenze, non intendano attivarsi per rimuovere dall’incarico il dottor Carlo Fuortes dalla carica di sovrintendente del teatro dell’Opera di Roma, per manifesta incapacità gestionale, nonché per il manifesto conflitto di interesse, giacché ad oggi non risultano ancora rassegnate le dimissioni dalla carica di amministratore delegato della fondazione Musica per Roma.

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Opera Roma conferma i 182 licenziamenti di coro e orchestra (foto: ANSA )

Opera Roma conferma i 182 licenziamenti di coro e orchestra

I sindacati avevano chiesto la settimana scorsa di rinunciare a licenziamenti ed esternalizzazione per tornare a parlare di costi e produttività.

Opera Roma conferma i 182 licenziamenti membri dell’orchestra e del coro dell’Opera di Roma: è quanto ha detto poco fa al tavolo con i sindacati il il direttore del personale dell’Opera, secondo fonti sindacali. Alla riunione non è presente il sovrintendente Carlo Fuortes.

I sindacati avevano chiesto…continua qui  ANSA

 

OPERA ROMA
COMUNICATO STAMPA
UFFICIALE

INCONTRO DEL 21 OTTOBRE 2014 – VERTENZA LICENZIAMENTO COLLETTIVO E ESTARNALIZZAZIONE TEATRO DELL’OPERA

Le scriventi OO.SS., nel prendere atto negativamente della dichiarazione della Direzione di non ritirare la procedura del licenziamento collettivo, hanno inteso ribadire il rigetto di tale provvedimento e delle esternalizzazioni ivi contenute.
Unitariamente si è data la disponibilità a proseguire il confronto su una trattativa di merito che riporti i termini di soluzione reale dentro la 112/13 (Legge Bray) in essere -approvata a maggioranza dei lavoratori con un referendum- che già prevede gli strumenti di risanamento delle Fondazioni Lirico Sinfoniche in stato di crisi.
L’aumento della produttività è sempre stato da noi perseguito.
E’ stato stabilito un aggiornamento a venerdì prossimo alle ore 11:00.
Per domani è prevista una convocazione del CDA dove verranno riportate le posizioni espresse nella riunione odierna dalle scriventi.
RSA TEATRO DELL’OPERA DI ROMA CAPITALE

CGIL  CISL  UIL  FIALS  LIBERSIND  USB  FISASP

 

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E’ giunta oggi in questo blog una lettera di solidarietà a favore del Coro e dell’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma da parte del direttore di dell’Associazione musicale Il Coro della STI Collegio Global City di Makati (Filippine) formato da studenti universitari.

 

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 L’ORCHESTRA ED IL CORO DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA CAPITALE DESIDERANO ESPRIMERE PUBBLICAMENTE IL PIU’ SENTITO RINGRAZIAMENTO AI COLLEGHI DI TUTTE LE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE, AI CONSERVATORI E ALLE ISTITUZIONI MUSICALI ITALIANE, AI NUMEROSI FRA I PIU’ IMPORTANTI TEATRI ESTERI , AGLI ESIMI ESPONENTI DEL MONDO MUSICALE, ARTISTICO, CULTURALE E POLITICO , CHE CI HANNO ESPRESSAMENTE DIMOSTRATO SENSIBILE VICINANZA E SOSTEGNO IN QUESTO DRAMMATICO MOMENTO CHE STIAMO VIVENDO INSIEME ALLE NOSTRE FAMIGLIE.

APPREZZIAMO FORTEMENTE LA SENTITA REAZIONE E IL COLLETTIVO SGOMENTO CHE LA NOTIZIA DELL’AVVIO DELLA PROCEDURA DEL NOSTRO LICENZIAMENTO HA DETERMINATO, PROCEDURA CHE MORTIFICA LE NOSTRE PROFESSIONALITA’ E PRODUCE UNA PROFONDA FERITA ALL’IMMAGINE DELLA CULTURA MUSICALE ITALIANA.

ROMA 18/10/2014

 I PROFESSORI D’ORCHESTRA E GLI ARTISTI DEL CORO

DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA CAPITALE

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Uno dei più grandi violinisti al mondo, appena rientrato da una tournée in Cina, Salvatore Accardo,  accetta di parlare col Velino del licenziamento dei musicisti del teatro dell’Opera di Roma e dello stato più complessivo della musica in Italia. La sua amarezza è palpabile, la sua rabbia altrettanto forte. Invia attraverso la nostra agenzia un caloroso messaggio di solidarietà ai musicisti licenziati, e spera che le istituzioni più alte intervengano per dare una soluzione diversa a questa vicenda.

Maestro Accardo, ha ricevuto la notizia del licenziamento dei musicisti dell’Opera di Roma mentre era in tournee all’estero. Qual è la sua opinione sulla vicenda e soprattutto come è stata letta all’estero?

Credo che quanto è accaduto a Roma, col licenziamento di 182 musicisti nel teatro più prestigioso della nostra capitale, sia una cosa ignobile, non solo per la decisione scellerata di azzerare un’orchestra, ma anche perché ho sentito delle vere e proprie falsità per giustificare un atto indecente. Hanno fatto credere all’opinione pubblica che i soli responsabili di anni di cattiva gestione e dei buchi nel bilancio siano i musicisti dell’orchestra stabile. Pazzesco. Gli sprechi, in quel teatro, sono altrove, basta cercarli. Hanno fatto credere che i musicisti non lavorano e guadagnano molto. Altra falsità, e vi spiego perché. Le cosiddette indennità dei musicisti, sulle quali si è levata una specie di scandalo nazionale, vanno invece riportate nel loro esatto contesto. Si tratta di voci decisive nel ‘salario’ di un musicista di un’orchestra stabile come quella di Roma, perché permette di elevarlo a cifre più ‘normali’, e parliamo di 2.400 euro per le prime parti, ovvero per i primi violini, primo violoncello, ecc. Per i musicisti di fila, arrivare a 1.500 euro è una specie di miracolo. Ho letto che si è sollevata una sorta di scandalo sulla cosiddetta ‘indennità di umidità’. Quanta malafede e quanta ignoranza vedo in questa crociata. Forse pochi sanno che i musicisti usano strumenti di loro proprietà. Strumenti carissimi e sensibili, soprattutto al clima esterno. La delicatezza degli strumenti, di quelli a corda come di quelli a fiato, è tale che ogni sbalzo della temperatura può rovinarli, usurarli, definitivamente. Ecco spiegata la ‘indennità di umidità’. Non è un privilegio o un regalo, ma il giusto indennizzo per chi su quello strumento ha investito, in denaro e in legame affettivo”.

Nella conferenza stampa in cui è stata annunciata la decisione del licenziamento e il ricorso a soggetti esterni per l’allestimento dell’orchestra, si è detto che altrove, nel mondo, si “esternalizza”. È davvero così?

“Intanto, all’estero sono orripilati, e lo sottolineo, orripilati, dalla vicenda dell’Opera di Roma. I dirigenti dell’Opera di Roma hanno detto che queste procedure di ‘esternalizzazione’ le fanno ovunque? Ma queste cose non sono vere. In Germania, in Svizzera, in Francia, negli Stati Uniti a nessuno viene in mente di licenziare l’orchestra e di affidarsi a orchestre estemporanee. Loro vogliono la qualità, e sanno bene che la qualità ce l’hai solo…. leggi tutto l’articolo su www.ilvelino.it

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Faccia a faccia. Fuortes e i sindacati si sono incontrati. Per parlare della crisi del Teatro dell’Opera e del licenziamento dei 180 componenti del coro e dell’orchestra del Costanzi. Il giorno dopo, nel muro contro muro, sembra aprirsi una prima breccia da cui potrebbe passare qualche spiraglio di trattativa.

Nel corso della riunione di ieri, il sovrintendente ha illustrato ai lavoratori le motivazioni che hanno spinto il Cda della fondazione a scegliere la strada del licenziamento collettivo di orchestrali e coristi. I sindacati hanno ribadito la loro richiesta di ritirare i licenziamenti altrimenti non sarà possibile nessun tipo di trattativa. Durante l’incontro i lavoratori hanno chiesto anche di poter prendere visione della delibera del Cda.

«Grazie alle iniziative delle lavoratrici e dei lavoratori – dichiara Alberto Manzini, segretario generale Slc Cgil – come la manifestazione di venerdì davanti al Costanzi e al lavoro fatto da alcuni esponenti del Consiglio comunale (e stiamo anche lavorando per un’interrogazione parlamentare) è stata aperta qualche piccola crepa nelle convinzioni della governance del teatro. Si sono riservati di darci una risposta martedì mattina sul ritiro della procedura dei licenziamenti che per noi va accompagnato anche al no all’esternalizzazione. Una volta ottenuti questi due risultati, discuteremo dei problemi economici che ci sono stati sottoposti».

Getta acqua sul fuoco proprio il sovrintendente Carlo Fuortes che sottolinea come «c’è stato un primo incontro e c’è stato un aggiornamento. È la normale trattativa». Ed è di questo che parla la Cisl attraverso le parole di Paolo Terrinoni, segretario generale della Fistel Cisl di Roma e Lazio. «Ora si apre una nuova fase – conferma Terrinoni – Se come ci auguriamo la procedura di licenziamento sarà ritirata noi, come sempre, siamo aperti e disponibili a trovare insieme, in modo pragmatico e responsabile, le soluzioni migliori sia per il bene del teatro sia per la salvaguardia dei posti di lavoro, anche a fronte di maggiore produttività e sacrifici sul contratto integrativo da valutare in sede di confronto».

Fonte: Il Tempo Leggi qui tutto l’articolo

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